EUROPA: IL DEBITO GRAVA SUI MERCATI OBBLIGAZIONARI

21 Aprile 2010, di Redazione Wall Street Italia
*Stefan Angele e’ Direttore Investimenti e membro del Comitato esecutivo di Swiss & Global Asset Management. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Non c’è un tema che è stato altrettanto importante per molti investitori nelle ultime settimane come la crisi del debito nell’Unione Europea, soprattutto in Grecia, e il continuo dibattito politico sulle modalità di risoluzione di questo problema.

Oltre a pesare sulla credibilità dell’UE, questa situazione ha influito molto anche sulla moneta unica, l’euro; infatti si sono intensificati i dubbi sull’effettiva volontà politica di affrontare insieme il problema del debito e di trovare delle soluzioni. (Tra l’altro, questo problema era noto da tempo, un debito così ingente non si accumula in un solo giorno).

Quindi, perché tanto rumore nell’Unione Europea? Una spiegazione è certamente collegata al cosiddetto rischio morale. Si tratta (comprensibilmente) di evitare a tutti i costi di stabilire un precedente nel caso della Grecia che rappresenterebbe un incentivo per altri paesi in difficoltà nell’Area Euro a riversare i problemi interni sugli altri paesi o sulla comunità, anziché affrontarli direttamente.

Da un punto di vista economico, ci sono essenzialmente solo due possibilità per i paesi che aderiscono alla moneta comune: i paesi con un’eccedenza di bilancio strutturale finanziano quelli con un deficit strutturale (come avviene regolarmente senza tanto rumore nei singoli stati degli Stati Uniti) oppure i paesi vengono esclusi dall’unione monetaria (e si introduce nuovamente un tasso di cambio flessibile per alleviare la pressione).

Le misure efficaci sul fronte della spesa pubblica non rappresentano una rapida soluzione, anzi sono semplicemente un requisito di base per garantire che la situazione non si deteriori ulteriormente. Il problema fondamentale nell’Area Euro è praticamente lo stesso problema strutturale che ritroviamo, su scala globale, tra Cina e Stati Uniti, almeno presupponendo che anche in questo caso il tasso di cambio sia fisso.

La necessità di risparmio imminente in molti stati europei produrrà per i prossimi mesi o addirittura anni un ulteriore effetto di calo della fiducia dei consumatori che è già sotto tono, e lo stesso vale per gli investimenti di capitale. Le prospettive di crescita del Pil nell’Area Euro nel suo complesso quindi sono probabilmente intorno all’1-1,5% per il momento, anche se la debolezza dell’euro dovrebbe in parte favorire le esportazioni di paesi come la Germania.

La pressione sul cambio dell’Euro probabilmente persisterà nel medio termine, se non altro per il fatto che lo spazio di manovra della BCE sui tassi di interesse è assai limitato. Per quanto concerne gli investimenti in Europa preferiamo determinate azioni rispetto alle obbligazioni e rileviamo molte più opportunità nei settori IT e materiali di base rispetto a servizi di pubblica utilità e telecomunicazioni. Prenderemo in considerazione nuovi investimenti in obbligazioni europee solamente a fronte di premi adeguati al rischio interessanti.

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