EUROPA: ANCORA NON CI SONO SEGNALI DI RIPRESA

24 Marzo 2005, di Redazione Wall Street Italia

*Michele Pezzinga e’ lo strategist di CentroSim. I suoi commenti non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

_______________________________________

(WSI) – L’inflazione USA continua a innervosire i mercati: un nuovo segnale di
tensione sui prezzi, stavolta quelli al consumo, di un decimo di punto
superiori alle attese (con un +0,3% nel caso di quelli “core”, ora in
crescita di un 2,4% su base annua) ha alimentato le solite apprensioni sui
Fed Funds, ora visti salire a quota 4,25% per fine anno, con riflessi
anche su tutta la curva dei rendimenti.

Viste però le perdite accumulate
dai Treasuries negli ultimi giorni e la sorpresa relativamente blanda,
l’impatto sui mercati obbligazionari è stato prontamente riassorbito; e se
nell’immediato ora si guarderà al dato sugli ordini di beni durevoli (oggi
alle 14:30, +0,8% il consenso, ma attenzione alle solite voci più volatili
che distorcono il numero complessivo), la verifica per l’inflazione
passerà invece al deflatore della spesa per consumi, atteso giovedì
prossimo, che almeno in teoria dovrebbe offrire un quadro più
rassicurante.

Il +0,2% atteso dovrebbe infatti tradursi in un incremento
su base annua intorno all’1,5/1,6%, un livello non solo contenuto di per
sè, ma anche stazionario da diversi mesi; e se così fosse, ma proprio per
questo una sorpresa avrebbe effetti molto seri sulle aspettative degli
osservatori, FED inclusa, la psicosi di un’inflazione ormai al galoppo
andrebbe sicuramente rivista. A fronte di tutte queste apprensioni, c’è
comunque una certezza: l’economia europea non sta affatto fornendo gli
auspicati segnali di ripresa, anzi, soprattutto dal lato dei consumi, sono
quelli di ulteriore frenata a prevalere.

L’Italia guida il gruppo delle economie in affanno: a gennaio le vendite
al dettaglio sono scese dello 0,2% sul mese precedente e di ben il 2,5% su
un anno fa, con una punta del -3,1% per le vendite di beni non alimentari.
La fiducia dei consumatori a marzo è inoltre scesa ulteriormente, sia pure
mantenendosi sui livelli dell’ultimo trimestre 2004, ma con un
peggioramento per quanto riguarda la componente prospettive: di riavvio
dei consumi al momento non c’è quindi traccia.

Anche in Francia peraltro
l’incoraggiante balzo dei consumi a inizio anno si sta già spegnendo: la
crescita complessiva del PIL, stimata in un 0,6% nel primo trimestre,
dovrebbe dimezzarsi nel secondo, trascinata al ribasso proprio da consumi
molto più fiacchi (dal +0,8% ancora di marzo al +0,3% atteso per giugno).
Secondo punto critico dell’area è l’andamento dell’export, condizionato
dall’effetto cambio, ora fortunatamente un po’più favorevole con il
recupero del dollaro, e da quello Cina: nel caso sempre dell’Italia, la
realtà dove l’inversione di tendenza della bilancia commerciale è stata
più marcata, a causa dei noti problemi di produttività e costo unitario
del lavoro emersi proprio in questi ultimi anni, la bilancia extra-UE di
febbraio è andata nuovamente in rosso per ben 1.128 mln di euro, in calo
dai quasi 2000 di gennaio, ma il triplo di quanto registrato nel febbraio
2004.

Il solo elemento incoraggiante è, nonostante tutto, il buon
incremento dell’export (+12,8%), pur annullato dai forti aumenti di costo
dell’energia importata. L’effetto Cina ha pesato soprattutto sul comparto
tessile, ma complessivamente il deficit del mese con il colosso asiatico è
stato più o meno pari all’avanzo registrato invece con gli USA (-1.608 mln
il deficit con la Cina, +1.701 l’avanzo con gli USA).

Il timore è che nei
mesi a venire la forbice con la Cina volga al peggio, penalizzando
ulteriomente il deficit complessivo. Anche in Germania infine il quadro è
tutt’altro che incoraggiante: l’indice di fiducia IFO ha di nuovo
innestato la retromarcia, scendendo a quota 94 in marzo da una lettura
precedente a quota 95,6, segnalando in prospettiva una crescita del PIL
che per quest’anno potrebbe a fatica raggiungere quota +1%. E pensare che
con questi numeri c’è chi ha ancora voglia di aumentare i tassi.

Copyright © CentroSim per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved