Euro: è morto oppure no?

8 Giugno 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Dopo le discese degli ultimi giorni, oggi parliamo brevemente del futuro prospettico dell’Euro, per dare qualche risposta a chi inizia a sentire le voci di un possibile crollo della moneta unica. L’euro è sceso del 21% dal massimo del 2009 ma il livello minimo raggiunto di recente, 1.1842, rimane ancora sopra la media storica da quando è nato l’euro nel 1999. Siamo ancora sotto 1,2000, livello mai raggiunto dal 2006, e la media storica dell’euro è a 1,1837.

L’ex capo della Fed, Paul Volker, è uscito con qualche dichiarazione secondo cui il debito in aumento dei paesi dell’eurozona potrebbe portare al collasso della moneta unica. Di fatto, l’euro rappresenta un sistema di cambi nazionali fissati. I regimi di cambio fissi sono sempre venuti a crollare nella storia, mostrando le prime pecche dopo 8 anni (media storica) e crollando dopo 12 anni (media storica). Per contro, J.C. Trichet ha sostenuto l’euro con parole calde dicendo che “l’euro sta mantenendo il proprio valore in maniera spettacolare”. Dunque le preoccupazioni riguardanti il crollo dell’euro circolano anche in accademia, specialmente dopo il pacchetto di stimoli di 750 miliardi di euro che dovrebbe calmare le (s)vendite di bond ellenici.

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Praticamente è mancata in tutti questi anni la disciplina fiscale ed economica che doveva mantenere riga tutti i paesi membri. A favore dell’euro si lancia, invece, l’ex capo della Bundesbank Helmut Schlesinger secondo cui il “cuore” dell’Europa batte ancora forte (vedremo oggi, con il dato sulla produzione industriale tedesca). In effetti un euro debole non può fare altro che facilitare (aumentare) le esportazioni dell’eurozona e quindi migliorare i bilanci delle società che esportano, come STMicroelectronics (uno degli unici titoli quotati anche in Borsa Italiana dove c’è un mercato decente anche sulle opzioni), che secondo le stime guadagna 8 milioni di USD ogni volta che l’euro scende dell’1%.

Praticamente gli investitori che continuano a vendere euro non si rendono conto che i rischi non sono mai a senso unico: c’è sempre il rischio (positivo) di vedere una crescita ed una ripresa più forti del previsto qui in Europa, per via delle ragioni di scambio in netto miglioramento. L’economia europea comunque è un’economia attualmente debole che necessita di un euro stabilmente debole per riprendersi. Il suggerimento, in ottica di trading, è di non fissarsi su un’idea statica perché di statico in questo mercato c’è ben poco oramai. Facciamo trading su quello che vediamo, nella direzione del trend, e non su quello che crediamo di sapere.

Passiamo all’analisi tecnica cominciando dall’eurodollaro che ieri ha vissuto una giornata di lateralità mantenendosi all’interno di una figura e permettendo ai trader intraday di sfruttare delle ghiotte occasioni mantenendo il rischio a bassi livelli. Per la giornata di oggi pensiamo si possa andare a testare ancora il livello di 1.2000, importante spartiacque tra pressioni rialziste e ribassiste e sarà interessante notare come si muoveranno i prezzi in prossimità di questa zona. Ampliando l’orizzonte temporale di osservazione invece, dopo la rottura di 1.2100 sembra si possa puntare a 1.1640, passando per 1.1820, importante minimo del febbraio 2006.

Passando al UsdJpy vediamo come anch0esso si stia mantenendo all’interno di una figura, tra 91.00 e 92.00 e finchè si manterrà all’interno di questi livelli potremo fare trading in maniera più rilassata, curando eventuali rotture che aprirebbero la strada verso obiettivi più ambiziosi. La strada sembra favorevole ad un rialzo del dollaro nei confronti dello yen, e l’obiettivo possibile risulta essere 95 figura, raggiungibile solamente con u8na rottura decisa di 93.00. A ribasso invece il livello di supporto più importante è 89 figura.

Per quanto concerne l’EurJpy indovinate cos’ha fatto ieri, dopo aver letto i compartamenti di EurUsd e UsdJpy? Due figure di range e dipendenza dai movimenti dei due cambi originali che compongono la quotazione. Se prendete un grafico a 30 minuti e sovrapponete i prezzi di EurJpy e di EurUsd, noterete come i movimenti siano molto simili. 110.30 la resistenza da rompere per poter sperare in un recupero della moneta unica per il quale, ci sembra, non ci siano ancora le basi.

Spostandoci ad un’ottica di più lungo periodo, è Interessante notare il nuovo minimo battuto domenica notte, 180.054. Questi livelli sono stati visti l’ultima volta nel lontano 2001 e dobbiamo concentrarci su quei livelli per ricercare eventuali supporti importanti. Il primo livello da tenere sott’occhio risulta così 106.90, mentre un più importante 105 figura potrebbe contenere il movimento del cambio che altrimenti punterebbe quota 100.00.

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