Eurodollaro si adagia sulla media dei prezzi delle ultime giornate

5 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – “Un passo molto significativo per la crescita economica, preservando l’equità sociale e la correttezza”. Questo il commento del ministro per gli Affari Economici dell’Unione Europea alla manovra da 30 miliardi lordi (13 da parte dello Stato e 17 da parte dei cittadini) comunicata ieri sera dal Consiglio dei Ministri.

Ci sarebbe da analizzare punto per punto della manovra prima di giungere alla formazione del nostro pensiero, ma per mancanza di spazio ci troviamo a dover semplificare molto il commento.

In sostanza la manovra prevede dei sacrifici da parte di tutti per cercare di rientrare all’interno di un quadro ben preciso, quello che sarebbe dovuto essere la situazione di partenza prima dell’introduzione della moneta unica europea.

Un’altra frase che deve far riflettere è stata pronunciata dal Presidente del Consiglio Monti dove ha chiaramente detto che o scegliamo di seguire la rotta proposta, con sacrifici, o rischiamo di mandare a gambe all’aria l’euro, magari a causa dell’infamia dell’Italia. Infamia, una parola che dà da pensare, se pronunciata all’interno di un contesto economico e da un Governo tecnico.

D’altra parte, quello che stiamo commentando non è nient’altro che il tassello di un quadro molto più grande, disegnato da entità più importanti, un quadro che si chiama euro.

Un quadro disegnato da una macchina, che, ora come ora, alla luce degli ultimi avvenimenti, sembra essere politica.

Ci troviamo difatti di fronte ad un contesto di crisi economico-finanziaria che ormai tutti conosciamo, e se andiamo a cercare in qualsiasi manuale di economia, alla voce risoluzione problemi di una contrattura economica non troveremo di certo la risposta “utilizzare misure di austerity, tagliando la spesa pubblica – che per chi è pratico di formule economiche molto spesso è indicata con la lettera G – e facendo diminuire i redditi – la Y –” , quello che è stato chiesto al Governo Italiano per rientrare all’interno di quei famosi parametri che garantirebbero (in teoria) la sostenibilità dell’eurozona.

Ed il Governo, si sta muovendo in quella direzione, manca il controbilanciamento dell’altro piatto della bilancia, poiché questo non può più essere deciso internamente, ma dev’essere coordinato a livello europeo. E quel qualcosa che manca in questo dipinto è lo stampare moneta da parte dell’Istituto Centrale di Francoforte, un’azione che porterebbe ad avere più inflazione soprattutto in Germania, ma che possiamo considerare come l’ultima ed unica soluzione per evitare di cadere in una fase recessiva.

In un modo o nell’altro, ora che la fiducia è già sottoterra e che gli animi sono scossi da questi prelievi che volenti o nolenti arriveranno, uno dei fattori più importanti che bisogna essere in grado di garantire sono i finanziamenti alle piccole medie imprese, il reale tessuto dell’industria italiana, che riescono ad accedere ormai sporadicamente ai canali di finanziamento, rischiando di dover fermare la propria attività caratteristica e di bloccare cos’ il volano economico.

Se a questo aggiungiamo la possibilità di vedere delle fughe di capitali da alcuni Paesi (i soldi veri) a causa di politiche di fly to quality o di differenziazione dal rischio, le prospettive non sono delle più rosee, per usare un eufemismo.

Incominciamo questa nuova settimana con l’eurodollaro che non si trova particolarmente distante dalla media dei prezzi delle ultime giornate. Ogni idea di poter prevedere la ripresa della moneta unica, tramite l’ausilio di una figura di analisi tecnica, è fallita venerdì a ridosso dei dati, che hanno portato ad una ripresa della volatilità. Sembrano essere due, a questo punto, i livelli in grado di poter cambiare lo stato di fatto. Troviamo certamente una forte resistenza prossima a 1.3530, indicata da massimi evidenti compiuti nell’ultima settimana, così come abbiamo un supporto a 1.3310, suggerito dalla trendline che racchiude il movimento in salita cominciato due settimane fa.

Il cambio UsdJpy ha mostrato decisamente meno a ridosso dei dati, rimanendo del tutto stabile e vicino al livello di equilibrio posto a 77.80-78. In questo caso sembra continuare ad essere rispettata la linea di tendenza che dall’ultimo giorno di novembre ad oggi sostiene i prezzi con grande precisione. Consideriamo 77.80 come livello di inversione di questo trend così come 78.25 la più interessante delle resistenze di breve.

Anche il cambio EurJpy ha mostrato un’esplosione di volatilità venerdì pomeriggio, salvo ritornare su livelli conosciuti. 105 e 104.30 sono i due maggiori candidati, rispettivamente come resistenza e supporto per la giornata entrante. Soprattutto il supporto ottiene conferma da diversi spunti tecnici tali da rafforzare la nostra idea di un livello da “curare”. Parliamo, tra le altre, del transito della linea di tendenza positiva che ha avuto origine il 25 novembre e che con la volatilità di venerdì è stata perfettamente confermata.

Il cable ha perso parecchio terreno, andando a interrompere la tendenza in atto da due settimane.
Sono due i livelli interessanti per oggi: 1.5580 e 1.5630. Entrambi sono indicati dal movimento laterale che ha assunto il cambio nelle ultime quindici ore.

Dollaro in ripresa anche nei confronti del franco svizzero, che ha potuto allontanarsi dal doppio minimo di 0.9070. Troviamo che per oggi potrà rivelarsi una buona resistenza il livello indicato, a 0.9240, da una serie di tentativi di rottura mancati, osservati la settimana passata.

Concludiamo con il dollaro australiano, in calo di una figura sulla pubblicazione del principale dato di venerdì pomeriggio.
Abbiamo potuto notare quanto il livello di 1.0330 possa essere considerato livello di forte resistenza (dato il secondo tentativo di rottura a distanza di pochi giorni), così come l’andamento dei prezzi da giovedì scorso ha evidenziato una forte area di supporto a 1.02 figura, confermata da una nutrita serie di tentativi di rottura.

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