Eurodollaro: negata la figura di testa e spalle ribassista, cambia il trend

2 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Ci troviamo di fronte ad una moneta unica europea che riesca a mantenere i guadagni fatti segnare dopo le correzioni viste due giorni fa.

Il rimbalzo è stato notevole ed è stato aiutato dalla pubblicazione di alcuni dati macro provenienti dalla Cina, che sembrano suggerire, dopo questo primo mese dell’anno, come i timori di un forte rallentamento si sarebbero allontanati e se qualcosa dovrà succedere, probabilmente assomiglierà ad un graduale rallentamento dell’economia.

Anche i dati sul PMI manifatturiero tedesco sono stati rivisti a rialzo, indicando che il settore è andato ad espandersi ad un tasso maggiore lo scorso mese, rispetto a quanto rilevato. Se consideriamo che molti prevedono una recessione in Europa durante quest’anno, ma al contempo rileviamo che l’economia francese e quella tedesca compongono quasi la metà del Pil dell’Eurozona, capiamo, analizzando gli ultimi dati provenienti da questi due Paesi, quanto le indicazioni che ci sono fornite siano in qualche modo contrastanti (almeno in questa prima parte dell’anno i dati sono risultati buoni).

Un altro fattore che sta contribuendo alla tenuta dell’euro è da individuare nella discesa dello spraead tra il bund ed il btp decennale italiano, oltre che al ridimensionamento (seppur lieve, ma che sta andando nella giusta direzione secondo gli operatori) dei rendimenti offerti da altri Paesi in difficoltà.

Anche il fatto che un deal sulla svalutazione dei debiti greci sia sul tavolo e che, secondo dei rumor, sia soltanto questione di tempo prima che venga approvato, sta contribuendo: Secondo alcuni analisti, i creditori privati accetteranno una svalutazione del 70% dei propri diritti ed i rendimenti dei nuovi bond potrebbero andare a posizionarsi tra il 3.5% ed il 4%, facendo in questo modo risparmiare circa 100 miliardi al Paese, che attuerà i rimborsi in conto capitale tra 30 anni. Se cos’ fosse, un altro aiuto arriverebbe da parte dell’Unione Europea (circa 130 miliardi di euro la cifra) per comprare (forse inutilmente?) altro tempo.

Gli altri temi caldi che rimangono validi riguardano la situazione di forza eccezionale dello yen nei confronti del dollaro americano e la vicinanza del franco svizzero ai livelli di attenzione della Banca Centrale Svizzera. Più volte abbiamo ragionato su questi temi nei giorni scorsi e le attese per interventi da parte delle banche si rincorrono.

L’indicatore di sentiment Speculative Sentiment Index parla chiaro: gli sbilanci sul lato long su questi due cambi hanno raggiunto livelli superiori al 90%, allertandoci così di possibili nuovi tentativi di ribasso a causa della vicinanza dei livelli di stop loss posizionati sotto i livelli chiave.

La sezione di analisi tecnica parte dall’eurodollaro che, negando quando visto gli ultimi due giorni, è ritornato a viaggiare in territorio positivo. La figura di testa spalle ribassista, infatti, sul grafico con candele orarie è stata negata nel momento in cui abbiamo assistito ad un ritorno dei prezzi al di sopra di 1.3080. Trovandoci di nuovo ad osservare livelli prossimi a 1.32, crediamo che sarà interessante notare la definitiva rottura del massimo precedente, 1.3235 e la successiva 1.3260. Purtroppo la trendline incominciata il 16 gennaio scorso non è più utilizzabile come supporto: un grafico orario indica di utilizzare 1.3150 dato che ha rappresentato un massimo ed un minimo tra ieri mattina e ieri in serata.

Giorno dopo giorno il cambio UsdJpy mostra minimi via via decrescenti. Ieri è stato raggiunto un pip al di sopra di 76 figura, confermando che la strada verso il minimo storico di 75.55 continua ad essere sgombra. Il posizionamento del mercato continua ad aumentare con il calare dei prezzi. L’ultima rilevazione del nostro indice SSI (di cui abbiamo parlato ieri) mostra uno sbilancio superiore a 15 posizioni lunghe (quindi per una ripresa del dollaro) rispetto a una posizione solamente corta (quindi per un ulteriore rafforzamento dello yen).

La seconda conseguenza di un euro in ripresa è stato un aumento del cambio EurJpy. Abbiamo osservato un ritorno al di sopra del livello chiave di 100 (che oggi diviene supporto) mentre nei pressi di 101 troviamo l’obiettivo. Continuiamo a ricordare che per assistere ad una ripresa strutturale del cambio sarà fondamentale un ritorno al di sopra di 102.50.

Davvero molto interessante la salita del cable di ieri, che ha confermato con estrema precisione come il livello ipotizzato di 1.5880 sia effettivamente un livello “sentito” dal mercato. Il livello che trae origine dai giorni a cavallo fra ottobre e novembre è stato raggiunto ed ha portato ad una prima inversione. Una rottura consentirebbe di riaprire la strada della sterlina in direzione dei massimi di fine ottobre (comunque sopra 1.60). Nell’immediato il livello di supporto si trova a 1.58 figura.

Nulla di nuovo sul cambio EurChf, che continua il suo percorso plurigiornaliero confinato in un range ribassista dall’ampiezza di un centinaio di punti. I due estremi sono ancora al di sotto di 1.20 e al di sopra di 1.21. Oramai sappiamo tutti quanti cosa ci si debba aspettare: in questo caso sembra che strategie di breakout siano quelle da preferire.

Alla fine ce l’ha fatta il dollaro australiano! Parliamo del triplo tentativo di rottura di 1.0750 raggiunto in tarda serata. Il supporto si trova distante, anche se in questo caso siamo molto più interessati ad un’eventuale rottura del livello di massimo dal 4 di agosto scorso, poiché un movimento impulsivo potrebbe condurre la valuta australiana ad un nuovo apprezzamento verso i massimi storici di 1.1075.

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