Eurodollaro colpito dalla Bce, continua a perdere terreno

9 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Era inevitabile, ed è successo. Di fronte alle parole di Mario Draghi, durante le conferenza stampa di ieri, la moneta unica e con essa i mercati azionari, che dopo la comunicazione del taglio di tassi da 1.25% a 1.% stavano, passateci il termine, salicchiando, sono scese in maniera molto importante, facendo scatenare vendite di rischio che hanno interessato anche il mondo delle commodities e delle valute ad alto rendimento.

E’ interessante notare come sul metallo giallo, dopo la rottura dei supporti di breve a 1.720,00 ci siamo per ora fermati sopra il 1.700,00, il supporto in assoluto più importante per valutare eventuali continuazioni della discesa, mentre sul petrolio c’è spazio ancora fino a 97.00 prima di poter vedere correzioni.

Come mai è sceso tutto? Un taglio dei tassi non è sufficiente, secondo il parere del mercato, per affrontare la situazione attuale dei mercati e dell’economia in generale?

La risposta è chiara, secondo il nostro punto di vista: i mercati hanno gradito il taglio di tassi (come scritto qualche giorno fa su queste pagine, dalle nostre parti si dice piuttosto che niente, è meglio il piuttosto), ma si aspettavano qualcosa di più dalla conferenza stampa, durante la quale Draghi ha chiaramente dichiarato che occorre combattere la possibilità di uno scenario deflattivo, con la stessa forza con cui si combatte la destabilizzazione a rialzo del livello medio dei prezzi dell’eurozona (che per ora è vista come stabile dal direttivo).

Come continuazione di questo ragionamento però, oltre al taglio dei tassi, non c’è stato nulla di “non convenzionale”, ciò che evidentemente il mercato riteneva utile per tutti, sono state soltanto disposte delle linee di credito a tre anni per sostenere il settore interbancario e fornirgli liquidità.

Inoltre, è stato chiaramente detto che non si procederà più all’acquisto di bond europei da parte della BCE e la possibilità che l’istituto di Francoforte presti soldi al Fondo Monetario Internazionale per permettergli acquisti di obbligazioni è contro i trattati.

Le parole che servivano per rassicurare gli investitori ed i cittadini dopo che gli era stato detto che i rischi a ribasso per la crescita economica permangono e che la disoccupazione al 10.3% è la più grossa preoccupazione che abbiamo, oltre al fatto che le previsioni di crescita sono state riviste in una forchetta che va da 0.4% ad 1%.

Questa decisione, non presa all’unanimità, lascia aperte le porte per ulteriori ribassi dei tassi, dato che il floor tecnico non è ancora stato raggiunto, vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni.

Intanto ci arrivano le prime notizie dal summit Europeo che nella notte ha deciso di aumentare la dotazione del Fondo Salva Stati di 200 miliardi di euro (operazione che avverrà nell’arco di una decina di giorni), mentre non sono stati raggiunti accordi sulle modifiche ai trattati a causa dell’Inghilterra che ha posto condizioni definite inaccettabili dalla Francia. Buone le basi per un’unione fiscale e per rafforzare i conti pubblici, così come per le sanzioni automatiche (non applicabili dietro voto di una maggioranza qualificata).

Passiamo ora ad analizzare i grafici, alla luce di quanto visto ieri sui mercati.

La moneta unica ha perso parecchio terreno ieri pomeriggio andando ad oltrepassare a ribasso quella trendline di supporto che sembrava potesse essere l’ultima valida per mantenere il trend positivo incominciato il 25 novembre scorso. Questa linea, perfettamente confermata in più occasioni negli ultimi giorni, invece, è stata superata a 1.3370 ieri portando ad un ulteriore deprezzamento dei prezzi e mostrando un movimento di breakout di 80 pip. Molto interessante, dal punto di vista tecnico, è stata la conferma di questo livello di rottura come fondamentale grazie al successivo movimento di pullback (o conferma) che un grafico orario mostra a distanza di qualche ora. Per le prossime evoluzioni troviamo una resistenza quindi a 1.3370 come un livello obiettivo ribassista a 1.3290.

Dopo qualche giorno di assenza di trend, abbiamo visto il cambio UsdJpy scendere velocemente ieri, sulla scia di pesanti vendite generalizzate di dollari, durante la prima parte della mattinata. Questo movimento è stato simmetricamente invertito durante il pomeriggio: il movimento visto ha di fatto riportato sull’area di 77.70, che ben conosciamo e che si candida a prima resistenza utile per un po’ di trading di giornata.

Il cambio EurJpy ha perso terreno, ieri, andando oltre il supporto di 103.50 e raggiungendo 103 figura. Per avere un’idea di quello che potrebbe essere il movimento della giornata potremmo tracciare le due trendline, entrambe negative, che passano per i recenti massimi e minimi. Così facendo troviamo un livello di resistenza a 103.80 (livello toccato due volte da ieri pomeriggio) e troviamo un livello di supporto ad una figura di distanza e 20 pip sotto il minimo di ieri: 102.80 per la precisione.

L’andamento del cable degli ultimi sette giorni di scambi può essere idealmente racchiuso all’interno di un’area di range dall’ampiezza di due figure: parliamo di un supporto passante per 1.5570-80 ed una resistenza che si trova a 1.5770. Restringendo un po’ il campo d’azione è possibile trovare una resistenza intermedia, di breve, data da due tentativi di rottura mancati a 1.5660 (ieri pomeriggio).

Il cambio UsdChf si trova a fare i conti di nuovo con l’area di resistenza chiave posta a 0.93. Il livello di resistenza che, per la precisione, va da 0.9295 sino a 0.9330 rappresenta una congestione in grado, una volta rotta, di condurre i prezzi verso il naturale obiettivo posto poco al di sotto della parità (livello chiaramente distante ma osservando un grafico giornaliero da aprile 2010 raggiungibile secondo l’ultima delle percentuali di Fibonacci).

La rinnovata avversione al rischio di ieri pomeriggio non ha certo premiato il dollaro australiano.

Il cambio AudUsd ha lasciato sul terreno più di 250 pip in una giornata, andando a incontrare perfettamente l’ultimo livello di supporto, a 1.0080, prima di un ritorno verso la parità. La ragione che ci spinge ad osservare questo supporto deriva da una serie di massimi fatta registrare dai prezzi verso la fine del mese di novembre. Oltrepassato anche questo crediamo che in breve si possa giungere a 1.0000.

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