Eurobond: Merkel detta legge, no a Tremonti anche da Bce

7 Dicembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Pollice verso di Juergen Stark, capo economista della Bce, contro l’emissione di Eurobond, come strumento centralizzato dell’Eurozona per la raccolta di fondi sui mercato internazionali. L’economista lo spiega la quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung.

L’emissione di Eurobond potrebbe consentire di raccogliere denaro a costi inferiori di quelli affrontati dai singoli paesi grazie al rating piu’ alto che sarebbe in capo all’Eurozona. La proposta pero’, a livello di Eurogruppo, ha gia’ ricevuto lo stop della Germania. Una posizione a cui si associa Stark, “ogni paese deve essere responsabile del proprio debito pubblico” mentre gli Eurobond potrebbero favorire, secondo Stark, ma anche secondo Berlino ed Amsterdam, la deresponsabilizzazione nella gestione della finanza pubblica.

Intanto prima dell’inizio dell’Ecofin il ministro delle Finanze tedesco, Wolfang Schaeuble ha detto che “siamo sulla buona strada, ogni governo europeo conosce le proprie responsabilita: Continuando, “la soluzione corretta e’ di applicare quello che abbiamo deciso” .

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Da Corriere della Sera, di Ivo Caizzi

Il no della Germania a nuovi esborsi comuni ha provocato un Eurogruppo dei ministri finanziari «senza decisioni» sugli sviluppi della strategia anticrisi, da adottare qualora servissero nuovi aiuti finanziari agli Stati dopo quelli concessi alla Grecia e all’Irlanda.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha respinto la proposta di emettere eurobond per affrontare i problemi di debito sovrano nell’Eurozona prima della riunione serale a Bruxelles, che doveva discutere anche l’aumento della dotazione di 750 miliardi di euro del meccanismo di salvataggio degli Stati, destinato a diventare un fondo stabile dal 2013.

Il presidente dell’Eurogruppo, il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti avevano promosso la linea a favore delle emissioni comuni firmando un articolo sul Financial Times di ieri. Sollecitavano una Agenzia europea del debito, da varare nel Consiglio dei capi di Stato e di governo la settimana prossima a Bruxelles e che dovrebbe progressivamente emettere titoli fino al 40% del Pil dell’Ue e dei singoli Stati «contribuendo alla prevenzione di future crisi» e ribadendo «l’irreversibilità dell’euro».

Juncker, interpellato sul no tedesco agli eurobond, ha opposto un ironico «l’idea non è così stupida come sembra». Ha aggiunto che nel 2005, quando propose il recentemente approvato Semestre europeo, nessuno ci credeva.

L’obiettivo suo e di Tremonti sarebbe far discutere la proposta al prossimo Consiglio europeo, in modo da far mettere sotto pressione la cancelliera tedesca, contraria sia agli eurobond, sia all’aumento del fondo di salvataggio perché non vuole pagare per gli Stati membri meno virtuosi.

La Merkel ha sostenuto che i Trattati Ue «non permettono gli eurobond». A Berlino difendono i loro titoli di Stato bund, che consentono alla Germania di indebitarsi a bassissimo costo perché utilizzati come rifugio dagli investitori preoccupati dall’instabilità dei mercati.

Una minima apertura è arrivata dal ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schäuble. Consensi sarebbero stati espressi da altri ministri finanziari e si aggiungono alle pressioni dei partiti di centrosinistra dell’Europarlamento, da tempo favorevoli agli eurobond anche per lanciare piani infrastrutturali in grado di rilanciare la crescita e l’occupazione.

Il commissario Ue per gli Affari economici, il finlandese Olli Rehn, li considera «un’idea intellettualmente interessante», ma ha ricordato che una proposta simile della Commissione è stata rigettata dai governi.

La Merkel resta negativa anche sul potenziamento del meccanismo di salvataggio non vedendo «alcuna necessità di aumentare il fondo». A favore si sono espressi la Bce, il direttore del Fmi Dominique Strass Kahn, che ha partecipato all’Eurogruppo, e in parte il ministro delle Finanze belga Didier Reynder, presidente di turno dell’Ecofin.