Euro in rialzo contro tutti, attorno a quota $1,45. Occhio ai livelli chiave

3 Giugno 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Dopo la breve pausa, solamente italiana per la verità, andiamo avanti con questa settimana con il buon proposito di finire in bellezza. Durante la nostra assenza i mercati non si sono certo fermati ed infatti ci ritroviamo con diversi spunti da approfondire.

Il fatto che maggiormente ha colpito l’attenzione e che forse racchiude in se i temi principali è stato la salita generalizzata della moneta unica, che analizzeremo poi nella sezione tecnica più nel dettaglio.Nonostante non ci sia stata la pubblicazione di nessun dato economico degno di nota, abbiamo visto infatti la moneta unica europea apprezzarsi dell’1% nei confronti del maggior antagonista, il dollaro, successivamente contro il franco svizzero e lo yen.

La prima ragione di questo “successo” giornaliero è data dall’asta di bond spagnoli ieri in mattinata, completamente esaurita, con la certezza quindi che gli investitori internazionali siano interessati ancora al debito europeo nonostante la Spagna, in particolare, sia uno degli stati sotto la lente d’ingrandimento per i problemi legati al debito sovrano (la Cina già la settimana scorsa si era pronunciata in merito al proprio interesse nelle future aste di bond europei, con il fine di differenziare il proprio portafoglio inserendo maggiori euro e diminuendo l’esposizione in dollari).

La seconda ragione, sempre rimanendo in territorio europeo, è da ricercare in un imminente incontro in Lussemburgo per la definitiva decisione sull’ultima tranche di aiuti di stato alla Grecia dopo che il primo ministro greco, Papandreou, avrà esposto il proprio piano di austerità. Questo potrebbe accadere esattamente il giorno dopo che Moody’s (la famosa agenzia di rating americana) ha tagliato il rating della Grecia di tre livelli, portandolo da B1 sino a Caa1, assegnando un outlook negativo al credito del Paese perché il «rischio debito è fuori controllo».

L’ultimo spunto interessante della giornata di ieri è fornito, ancora una volta, dall’agenzia di rating appena citata, Moody’s. Questa infatti ha fatto sapere di essere pronta a sottoporre a revisione la valutazione degli Stati Uniti per un potenziale downgrade se nelle prossime settimane non dovessero essere posti limiti al debito pubblico, scongiurando così di fatto il rischio di default del Paese. Se ciò non dovesse avvenire, l’agenzia ha fatto sapere che il rating degli Stati Uniti, Aaa (il massimo possibile), potrebbe rimanere tale ma essere abbassato outlook da «stabile» a «negativo». Ricordiamo come questo sia già stato rivisto da un’altra delle tre agenzie di rating maggiori, Standard & Poor’s, lo scorso 18 aprile.

Con tutto questo parlare dei debiti non dobbiamo dimenticare ciò che potrebbe essere importante oggi per molti di noi trader di giornata: la pubblicazione, come di consueto il primo venerdì di ogni mese, dei dati sull’occupazione americana.

Ancora una volta l’interesse è puntato in direzione delle 14.30, ore italiane, per valutare se ci sarà una diminuzione del tasso di disoccupazione (dal 9% a 8.9%) e soprattutto come sarà pubblicato il dato relativo ai Non Farm Payrolls, soprattutto alla luce di un dato di due giorni fa, l’ADP, in netto calo rispetto alle attese.

Gli analisti indicano che una rilevazione inferiore a 50.000 unità potrebbe cambiare le carte sul tavolo della Fed, di fatto non interrompendo il piano di stimoli, mentre una rilevazione al di sopra di 300.000 unità (altamente improbabile comunque) potrebbe portare ad una chiusura del piano di aiuti ed un lento ritorno alla normalità.

Passiamo ora ad osservare i grafici partendo dall’eurodollaro, della cui salita abbiamo già parlato in apertura. Finalmente dopo un giorno di indecisione e calo abbiamo infatti visto i prezzi oltrepassare il livello di resistenza dato come più importante a 1.4450. Questo fatto ha permesso ai prezzi di avvicinarsi sempre più all’ultimo livello di resistenza, che stando alle percentuali di Fibonacci così perfettamente rispettate i giorni passati non possiamo che considerare.

Parliamo della resistenza di 1.4570 (61.8%), mezza figura al di sopra del massimo dell’euro di ieri sera, a cui guardiamo con grande interesse per le prossime ore, oltre la quale è atteso un ritorno al punto di partenza abbandonato i primi giorni di maggio. Ovviamente la resistenza oramai rotta di 1.4450 diviene livello di supporto statico.

L’ulteriore livello di supporto, ora distante, è dato dalla linea di tendenza positiva che congiunge i minimi crescenti da due settimane e che transita prossimo a 1.4340, se ricordate un altro livello di passata resistenza molto sentita dal mercato.

La tranquillità vista sul cambio UsdJpy nelle ultime settimane continua a rimanere tale, seppur ora pare indirizzata verso un nuovo calo. Il livello da cui dipenderà un’eventuale accelerazione ribassista, sino a toccare il punto di partenza di 79.60, è dato da 80.60: questo livello oltre a rappresentare infatti l’ultima percentuale di ritracciamento di Fibonacci del movimento in salita compreso fra 79.60 e 82.20, è un livello statico di supporto toccato più volte negli ultimi giorni.

La risalita della moneta unica ha influito maggiormente rispetto alla ripresa dello yen sul cambio EurJpy. Ieri infatti abbiamo notato un movimento che ha cercato di riportare i prezzi verso quell’importante livello di resistenza che inizialmente si trovava a 117.50, ma che abbiamo visto ad inizio settimana come sia stato esteso sino a 117.80. Tracciando la trendline che supporta il movimento di ripresa delle ultime settimane troviamo un livello di supporto dinamico prossimo a 116 figura.

La sterlina non ha approfittato della debolezza del dollaro, a causa principalmente di segnali ulteriormente indirizzati verso una politica “accomodante”. Questa volta è stato il membro della BoE Fisher a dichiarare che se ci dovesse essere un nuovo movimento in direzione negativa per l’economia, considererebbe nuovo aumento del piano di acquisto di assets. In particolare il cable ha trovato una forte area di resistenza a 1.65, da considerare ancora nel prossimo futuro ed un livello di supporto al calo nei pressi di 1.63, toccato per ben due volte a distanza di qualche ora.

È evidente che con queste premesse non possiamo che trovare un cambio EurGbp in drastica risalita, ben oltre il massimo ipotizzato di 0.8840 (che poi è anche il massimo dell’ultimo mese esatto di scambi e prossimo supporto). C’è un ultimo livello capace di fermare, almeno nel breve, questo movimento di forte salita: 0.8880, indicato da Fibonacci e confermato, piuttosto bene, dall’ultimo picco di massimo riconoscibile sul grafico.

Dopo il nuovo massimo registrato dal franco, ieri pomeriggio, abbiamo avuto un movimento differente osservando il rapporto con euro e dollaro.

Il cambio EruChf, dopo aver toccato 1.2050, ha saputo riprendersi di quasi 200 punti. Potrebbe essere l’inizio di qualcosa anche se, come sosteniamo da tempo, la tendenza è palesemente indirizzata in direzione contraria e devono essere viste delle conferme: in questo caso un primo ritorno al di sopra di 1.2320 e successivamente 1.25.

Il cambio UsdChf è giunto sino ad un minimo di 0.8382, senza avere molta forza di ripresa. I prezzi infatti si trovano ancora al di sotto di quello che era il minimo sino a ieri, 0.8460, ed al di sotto della media mobile esponenziale a 21 periodi su grafico con candele a 240 minuti. Anche in questo caso la tendenza è palesemente in calo ed un primo segnale distensivo arriverebbe con il superamento di 0.8550.

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