EURO GRASSO

11 Dicembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Il Foglio è solidale con chi scuote l’ortodossia eccessiva che protegge le istituzioni europee, dalla Banca centrale al patto di stabilità e crescita, ha sostenuto la necessità di rivedere il patto, ed è stato lieto di vedere il Cav. passare all’azione. La lettera a Jan Peter Balkenende è una iniziativa politica che infastidisce i conservatori, perché segna l’interruzione formale di quella subalternità che francesi e tedeschi hanno preteso per anni come un diritto dal resto d’Europa.

Ugualmente si è d’accordo con chi chiede alla Banca centrale di spogliarsi della sua timidezza (di gioventù), di smetterla di preoccuparsi solo dell’inflazione e di occuparsi seriamente di riequilibrare il rapporto tra euro e dollaro. La combinazione tra l’alleggerimento del patto e una politica monetaria che svaluti un po’ l’euro può garantire all’Europa margini per tenere un tasso di crescita più vicino a quello americano che quest’anno ha viaggiato a un ritmo doppio rispetto al nostro.

Il Foglio crede anche che le richieste di cambiamento rivolte all’Europa debbano essere ampie e articolate. L’euro ci è servito ad avere una finanza pubblica virtuosa. Così, al Cav. che taglia le tasse e chiede la revisione di Maastricht, è opportuno chiedere che tagli anche la spesa pubblica corrente e ridimensioni lo Stato redistributore, non limitandosi a limargli le unghie.

Nello stesso modo si apprezzano gli imprenditori quando, come in questi giorni LCdM, denunciano il peso eccessivo del supereuro sui conti delle imprese (Prada e Ferrari sono solo i più famosi: sono migliaia gli esportatori che si sono visti rosicchiare i margini dalla debolezza del dollaro). Ma va ricordato loro che al supereuro non si può consentire di diventare un alibi.

Sottraendo alla disponibilità degli interessi economici nazionali la leva monetaria, l’euro doveva dare al sistema delle imprese una spinta sulla strada della competitività, dell’innovazione, della ricerca sui prodotti. E’ su questa strada che si deve comunque procedere. Quanto alle richieste da indirizzare a Bruxelles forse conviene anche insistere su altre poste: più concorrenza fiscale, più apertura del mercato interno, più impegno nella eliminazione di tutte le incrostazioni corporative.

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