Euro debole, una minaccia per gli Usa che fa tremare i vari McDonald’s

15 Giugno 2010, di Redazione Wall Street Italia

WSI) – La modalità “pro-rischio” sul mercato FX non è stato intaccato dalla decisione di Moody’s di abbassare il rating del debito ellenico a “junk” (spazzatura). Considerando che Moody’s non è la prima agenzia di rating a pronunciarsi, l’annuncio non è stato particolarmente influente. Anche se il greenback ha perso terreno contro Yen, le altre valute hanno mantenuto parte dei rialzi e questo mostra anche meno nervosismo questa settimana.

Dall’inizio dell’anno, il dollaro si è rafforzato circa il 14% contro l’euro. Le fluttuazioni delle valute hanno un impatto non trascurabile sugli utili aziendali, e lo stiamo osservando nelle settimane recenti. Per esempio, THQ (produttore di video giochi USA), ha dichiarato che per il primo trimestre si aspetta di perdere dai 20 ai 30 centesimi per azione in più per via del dollaro forte. Anche Mc Donalds, che riceve il 25% del suo utile dall’Eurozona, sta rilasciando dichiarazioni simili.

Per capire il perché, immaginiamo che McDonalds venda il Big Mac in Francia per 2 euro al cambio EurUsd di 1,45. Per la tesoreria centrale di McDonalds, questo significa un incasso di $2,90. Supponiamo ora che l’euro si indebolisca del 20%, portando l’EurUsd a 1,16. I 2 euro per Big Mac ora equivalgono solo a $2,32. Questi pochi centesimi per panino, moltiplicati per i milioni di panini in circolazione, sono tanti soldi. In questo ambiente, la crescita USA viene leggermente minata mentre la crescita dell’Eurozona riceve una spinta, per via della maggiore economicità dei prodotti europei.

Gli esportatori USA dovranno lottare nelle settimane a venire. Oggi potremmo rispondere alla domanda posta ieri: la Cina sta ancora comprando USD? I TIC Flows daranno la risposta, ma in ottica generale, quale altra moneta poteva assorbire gli ingenti flussi cinesi nell’ultimo mese? L’euro sicuramente non era un candidato favorito.

Di tutte le major, la sterlina è quella che si è rafforzata di più contro il dollaro, visto che l’OBR (Office Budget Responsibility) ha rilasciato una previsione del deficit pubblico leggermente più roseo di quanto i tempi lascino presagire. L’OBR è un’agenzia giovane, indipendente, che ha il compito di togliere il compito delle previsioni dalle mani del Tesoro UK e fornire un quadro non di parte dell’economia UK.

Certo è che con i numeri pubblicati fino ad ora, se l’OBR avesse ragione, non sarebbe più in discussione il downgrade del debito UK perché l’OBR sta dipingendo un quadro molto più roseo (in generale) rispetto al consenso dei mercati. Chiudiamo stamattina con uno sguardo a oriente, perché la Bank of Japan ha detto che offrirà alle istituzioni finanziarie fino a $32,8 miliardi in prestiti, lasciando invece i tassi invariati allo 0,1%.

I fondi appena stanziati saranno disponibili a partire da agosto e ogni controparte potrà prendere a prestito fino a 150 miliardi di Yen per 1 anno e potranno rinnovare il prestito 3 volte. Lo Yen si è ripreso un poco in seguito a questa notizia.

Target sull’eurodollaro quasi raggiunto dopo la rottura di 1.2200 avvenuta ieri. Nel momento in cui scriviamo ci si trova proprio intorno al 22 figura e sembra che si possa fare un po’ di base per tentare di riconquistare le quote mostrate ieri (massimo toccato 1.22996).

A livello di aree supportive al possibile recupero della moneta unica risultano essere quelle comprese tra 1.2510 e 1.2130 – rispettivamente una serie di massimi segnati sul finire di settimana scorsa e la media mobile esponenziale a 100 periodi, osservabile su un grafico orario dell’EurUsd – e 1.2110 – un bel minimo fatto segnare all’inizio del mese. 1.2300 la resistenza di breve periodo.

UsdJpy che continua imperterrito il suo range trading, con un timido tentativo di rottura del solito punto di resistenza a 92.00 (massimo toccato 92.127) subito rientrato. I punti tecnici dunque rimangono invariati e le strategie da implementare anche: 90.80 il supporto con 92 figura come resistenza e possibilità di fare trading sfruttando le inversioni dei prezzi ben captate dagli oscillatori.

L’EurJpy, come detto, negli ultimi periodi si sta muovendo di riflesso sull’eurodollaro e ieri è quasi arrivato a quota 113.00, nuovo punto di resistenza di breve periodo. Adesso sembra possa consolidare sopra il 111.50 (bel punto segnato in apertura dei mercati, domenica sera), ma come detto, i flussi non risultano essere tanti su questo cross per cui facciamo attenzione.

Grandissima reazione della sterlina nei confronti del dollaro americano, che si è riportata stabilmente sopra quota 47 figura. 1.4805 il prossimo punto da tenere sotto osservazione prima che si punti 1.5000. Vale la pena spendere due parole anche sull’EurChf, che sembra aver intrapreso un piccolo trend rialzista di breve periodo.

Il livello di 1.3915, corrispondente alla trendline ascendente tracciata su un grafico a 30 minuti a partire dallo scorso 10 giugno ed alla media mobile esponenziale a 100 periodi, risulta essere il supporto a questo tentativo della moneta unica di riportare la divisa elvetica sotto 1.4000.

Concludiamo con il UsdChf che, dopo aver rotto il supporto di breve ieri a 1.1400 ed essersi fermato a 1.1350, si è riportato sopra 14 figura ma sembra poter ritentare una piccola discesa. Facciamo attenzione dunque a rotture decise di tali livelli oppure a un invischiamento dei movimenti dei prezzi all’interno di quest’area di 50 punti, che potrebbe essere il preludio a piccoli accumuli di posizioni long di dollari.

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