EURO: CI HA CONSENTITO DI EVITARE IL PEGGIO

9 Giugno 2005, di Redazione Wall Street Italia

“In Italia – dice l’ex membro del consiglio della Banca Centrale Europea, Tommaso Padoa Schioppa, intervistato da Repubblica – quella che si sta vivendo è una fase quasi senza precedenti di tensione sulla questione europea”.

“Si è formata – secondo Schioppa – una insidiosa miscela costituita dalla posizione della Lega contro l’euro, dalla reazione anemica che ha suscitato nel governo e dalla coincidenza con la procedura di infrazione per deficit e debito eccessivo. Non c’é dubbio che siamo di fronte a un momento difficile.

(…) In altri tempi sarebbero stati i mercati, e non le istituzioni europee a segnalare la gravità dello stato delle finanze. Sarebbero aumentati i differenziali sui tassi, ci sarebbero state forti tensioni sul mercato dei cambi. Ricordiamoci che la lunga crisi valutaria del 92-’95 fu tutta in questa chiave. (…)

Prima dell’euro ci sarebbe stato un immediato e fortissimo aggravamento del peso degli interessi sul bilancio. Sarebbe stato un avvertimento molto più difficile da ignorare. Avrebbe avuto una drammaticità economico-finanziaria anziché politico-procedurale.

Tocca ora all’intera classe politica italiana vedere il problema della finanza pubblica con chiarezza anche in un quadro in cui non c’é la drammatica situazione di mercato che ci fu allora”.

E adesso, che succede? “Saranno seguite le procedure del Patto di Stabilità, ovviamente. Si constaterà, secondo me, la situazione di deficit e di debito eccessivo e si indicheranno i rimedi. Credo che l’Italia non possa sottrarsi alla pratica applicazione del Patto. Si scoprirà quello che ho sempre sostenuto, e cioé che il patto è vivo.

Dubito che l’Italia avrà particolari trattamenti di favore. Per tre motivi. Primo: oltre al deficit c’é un debito molto pesante, che non c’é per Francia e Germania. Secondo: non credo che si vorrà intaccare la credibilità del nuovo Patto fin da subito.

L’allentamento di certi criteri, per esempio sui tempi di rientro, ha avuto come contropartita il fatto che la disciplina di bilancio non è più una eredità del passato, ma la creatura dei governi attuali: non è più il patto di Waigel, ma di Eichel, non è più il patto di Prodi, ma di Berlusconi e Siniscalco.

E il terzo motivo, dobbiamo riconoscerlo, è che l’Italia non si può consentire i lussi che si sono consentite la Francia e la Germania, che pure hanno pagato costi pesantissimi in termini di credibilità politica”.

“La discussione sull’uscita dall’euro proposta da esponenti del governo italiano crea forte impressione sul piano internazionale. Quello che impressiona non è solo che un ministro faccia una proposta così contrastante con la linea del governo. E che, dopo averla fatta, sia ancora nel governo”.

“L’Italia ha ratificato il Trattato. L’Italia ha fatto un referendum molto partecipato sull’Europa alla fine degli anni Ottanta in cui una larghissima maggioranza si dichiarò a favore di una costruzione europea piena, con la creazione di veri poteri sovrannazionali. Non vedo indicazioni che il sentimento di fondo degli italiani sia cambiato, né che la propaganda anti-europea faccia presa sui cittadini.

Non ci sono nemmeno segnali che la scontentezza per i rincari che hanno accompagnato l’introduzione dell’euro sia attribuita all’Europa invece che ai comportamenti predatori di molti esercenti o alla carenza di controllo. Credo che l’Italia resti un Paese profondamente favorevole all’Europa unita”, conclude Padoa-Schioppa.