Eur/usd: la discesa non è terminata, rischio scivolone fino a $1,40

10 Maggio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Come temevamo e come abbiamo ipotizzato ieri, la pesantezza della moneta unica nei confronti soprattutto del dollaro americano, ma anche contro tutte le altre principali divise, sta continuando a mostrare i suoi effetti.

Perché sta accadendo tutto questo dopo che meno di una settimana fa tutto il mondo non vedeva l’ora di acquistare euro? E’ cambiato così tanto a livello globale per far sì che una moneta che mercoledì scorso valeva 1.4900 dollari americani, ora valga 1 dollaro e 43 centesimi?

Le risposte sono due e sono come il bianco ed il nero.

Il no, considera i cambiamenti a livello fondamentale. Come detto ieri nel nostro morning adviser, “i fattori da analizzare e che storicamente sono sempre stati supportive per il biglietto verde sono tre: la propensione o meno al rischio (che qualifica il dollaro come valuta rifugio in determinati momenti), i tassi di interesse e le prospettive di (un ritorno di) crescita economica”. Bene, grossi cambiamenti a livello di questi elementi da settimana scorsa non ce ne sono stati, questo esclude che alla base di questa forte correzione/inversione vi siano motivi macroeconomici che arrivano d’oltreoceano.

Il si invece, considera i cambiamenti a livello di sentiment di mercato, e questi ci sono stati eccome, dandoci la conferma che, come annotato durante gli ultimi mesi di trading, che gli investitori siano tornati a concentrarsi sul breve periodo, tralasciando per ora di effettuare operazioni che considerano un orizzonte temporale che si è spostato soltanto da giugno a luglio, per quanto riguarda le aspettative di mosse di politica monetaria da parte della BCE, un time frame molto piccolo per essere in grado di frenare bruscamente il trend rialzista dell’eurodollaro, crediamo.

Oltre a tutto ciò, puntuali sono arrivati i media e le analisi delle grosse investment house che hanno, dall’apertura della settimana, cercato di guidare l’attenzione del mercato verso i problemi greci, che come sappiamo ha ricevuto un downgrade di due gradi da S&P (da BB- a B) e che sta considerando sempre di più l’ipotesi di un “selective default” – leggasi operazione di riscadenziamento del debito (approfondiremo questo discorso nel nostro webinar, che potete seguire collegandovi al link a fine articolo), ottenendo l’effetto di appesantire ulteriormente la moneta unica.

Attenzione dunque che questa discesa portebbe non ancora essere terminata, vedremo tra poco quali saranno i supporti più importanti. La forza del dollaro continua a mostrarsi sul mercato, e forse la dimostrazione più grande è stata data questa notte contro il dollaro australiano, che non è riuscito a sfondare quota 1.0800 nonostante le prospettive di possibili ulteriori rialzi, rumoreggiate gli scorsi giorni, ed una bilancia commerciale molto buona per il mese di marzo, sia per lei che per il maggior partner commerciale, la Cina. I valori sono stati rispettivamente di 1740 milioni e di 11.42 miliardi, cifre ben al di sopra delle aspettative degli analisti.

Per quanto riguarda le commodities invece, arrivano notizie importanti dal crude oil. Sono state infatti aumentate le richieste di margini sia per l’apertura di nuovi contratti futures (da 6.750$ a 8438$), sia i margini di mantenimento di ogni posizione, da 5.000$ a 6250$. Gli effetti sui prezzi si sono visti in quanto siamo arrivati sopra quota 100.00 da oltre 102.50, ma se paragoniamo questa price action con quella vista sull’argento settimana scorsa, vediamo molta meno forza di vendite e di chiusure di posizioni, stanti ad indicare che comunque la domanda rimane sostenuta e fino a quando ci si manterrà sopra quota 95 dollari al barile, il pericolo di vedere calare ulteriormente il prezzo del graggio è ancora lontano.

Passando ora alla consueta sezione dedicata all’analisi tecnica, vediamo come l’eurodollaro stia continuando la propria corsa al ribasso, avendo tentato ieri quota 1.43 ed avendo quasi raggiunto l’obiettivo indicato di 1.4250, mancato di pochi punti.

Essendo stata rotta la trendline che stava seguendo il cambio da inizio febbraio, passante per 1.4400, gli obiettivi potrebbero rimanere 1.4250, che è il supporto che dev’essere rotto per vedere 1.4000, così come testimonia anche la percentuale di ritracciamento di Fibonacci che considera questo come ultima possibilità di ripresa della moneta unica prima di un ulteriore scivolone.

Invariata la situazione tecnica del UsdJpy, che si sta ora muovendo in fase laterale. Il supporto a 80 figura ed la resistenza a 81 delimitano quest’area. La tendenza di fondo rimane ancora, seppur lentamente, indirizzata a ribasso, per cui se i prezzi dovessero rompere la parte bassa del trading range appena descritto, attendiamo una continuazione di questo movimento.

Il cambio EurJpy si trova ancora intorno ad area 115, che come detto, su un grafico giornaliero risulta essere un livello molto ricorrente durante l’anno passato, idealmente quasi a dividere una tendenza a ribasso da una a rialzo (coincidente, tra l’altro, al 50% di ritracciamento del movimento a rialzo compreso fra 106.40 e 123.30).

Anche qui gli obiettivi tecnici non sono cambiati e crediamo sia davvero utile attendere un superamento o meno di questo importante livello per andare a valutare i prossimi passi del cambio: nel caso in cui avvenisse una rottura a ribasso il primo obiettivo potrebbe essere da ricercare in area 113 (61.8% di Fibonacci).

Nulla di nuovo nemmeno sul cable, che si mantiene sopra il livello di supporto dinamico indicato dalla trendline che accompagna il movimento rialzista da inizio anno, e rimanendo nel Regno Unito vediamo come l’euro si stia mantenendo debole anche nei confronti della sterlina, che ha rotto il supporto di 0.8740 e trova ora a 0.8700 un baluardo piuttosto importante, da superare per puntare a 0.8650.

Terminiamo come sempre con il franco svizzero, dove non troviamo importanti novità né contro euro, né contro dollaro. Rapportato infatti alla moneta unica europea, il franco sta tentando la rottura delle resistenze a 1.2500, che se dovessero cedere farebbero arrivare la quotazione a 1.2450 prima, per poi puntare il minimo storico assoulto in area 1.24 figura, mentre contro il biglietto verde rimane intatto il trading range di una figura tra 0.8700 e 0.8800.

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