Eur/usd: il dado è tratto

29 Aprile 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Ci apprestiamo a vivere l’ultima giornata di trading della settimana e ci rendiamo conto che sarebbe possibile fare un copia e incolla di quello che abbiamo scritto ieri per completare la nostra analisi quotidiana. Non è infatti successo nulla di particolare e nessuna prospettiva, nemmeno di breve periodo, è stata intaccata.

Il dollaro rimane debole e anche se qualche analista comincia a paventare ipotesi di fermata della discesa generalizzata che sta colpendo la valuta a stelle e strisce, noi crediamo che essa non andrà a fermarsi proprio adesso.

Sarà possibile assistere a correzioni, che molto probabilmente saranno spinte da fenomeni di brevissimo periodo, cui gli investitori andranno a prestare attenzione, ma fino a quando il sentiment di mercato si muoverà sulle aspettative che vanno a prevedere che tipo di mosse di politica monetaria verranno attuate nel mondo, la strada è segnata.

Una conferma del fatto che gli investitori non vogliono detenere dollari in questo particolare momento, ci arriva dal prezzo dell’oro, che ha sfiorato quota 1.540,00 dollari/oncia e che si trova ora molto vicino ad una soglia psicologica importantissima. Parliamo di 1.550,00, che se dovesse essere rotto aprirebbe la strada per obiettivi ancora più ambiziosi, crediamo di almeno 50 dollari per oncia, così come per l’argento tali soglie sono rappresentate da 50,00 e 55,00.

Il fatto che la Fed si sia trasparentemente aperta ai mercati ci è piaciuto molto, ma allo stesso tempo siamo combattuti tra un pensiero e l’altro. Il più pungente è quello che ci fa credere che questa decisione, in un momento del genere, possa condurre realmente il dollaro ad una svalutazione ancora più consistente.

Non possiamo infatti non credere che Bernanke non conoscesse quali sarebbero stati gli effetti delle sue dichiarazioni, che hanno trasmesso il forte messaggio che tutti conosciamo, ovvero che la politica monetaria americana rimarrà accomodante per un lungo periodo. Il che equivale a dire: “Signori, vendete dollari americani”.

La cosa che bisognerà valutare ora sarà il peso che una possibile svalutazione porterà sull’America a livello di inflazione. Se esso sarà controllabile, allora la crescita potrebbe beneficiarne, ma con i prezzi delle commodities all’interno di trend rialzisti molto forti, comincia a venirci il dubbio che gli effetti reali derivanti dalla forza di quest’ultime potrebbero non essere così transitori come predicato dal buon Bernanke.

Passiamo ora ai grafici per concludere questa settimana dal punto di vista tecnico. Emerge immediatamente, da un primo sguardo, l’idea di come la situazione ieri, rispetto ai giorni precedenti, sia andata tranquillizzandosi con un movimento di consolidamento per tutte le major su livelli noti.

Incominciamo dall’eurodollaro che non accenna ad arrestare la propria corsa di lungo periodo, seppure non ci sia stato il raggiungimento di un nuovo massimo, ma anzi coprendo un trading range di una figura esatta da ieri mattina. Nel breve abbiamo potuto così riconoscere la buona tenuta del supporto posto a 1.4775, toccato più volte osservando un grafico orario ed un picco di massimo di 1.4880.

Attenzione a questi due estremi, dai quali ci troviamo equidistanti, per riconoscere una ripresa del movimento in giornata. Ricordiamo che il movimento di lungo trova due importanti livelli di supporto statici attualmente distanti, a 1.4640 e 1.45, mentre il livello dinamico suggerito dalla trendline che insiste da metà febbraio si trova oggi 20 punti al di sopra di 1.43.

C’è davvero molto poco da dire sul cambio UsdJpy, dato che nelle ultime 24 ore i prezzi si sono mossi all’interno di un range di 40 pips (molto probabilmente per la chiusura dei mercati nipponici per l’inizio della Golden Week). L’idea è che, trovandoci al di sotto di 82, l’obiettivo di 81 debba arrivare nei prossimi giorni.

Il cambio EurJpy nonostante le due situazioni tecniche appena viste, ha potuto dare a vedere qualcosa di più. Rotto nel breve il livello di supporto a 121 abbiamo visto i prezzi giungere sino al successivo livello di supporto, 120.40, dove troviamo un’ottima coincidenza di fattori: primo si tratta esattamente del massimo raggiunto dal cambio la settimana passata, nonché livello suggerito dalla media mobile di lungo periodo (100 periodi esponenziale) osservando ad un grafico ad un’ora. Questo livello diventa il primo livello di supporto di giornata, mentre il massimo di ieri notte, 121.80, la resistenza.

Il cable ha corretto una figura abbondante, successivamente al massimo raggiunto a 1.6745. Nelle ultime ore il movimento dei prezzi si è talmente raffreddato da evidenziare un ottimo livello di supporto a 1.6625, toccato non meno di cinque volte osservando un grafico orario da ieri pomeriggio. Il primo livello di resistenza si trova a 1.67 figura. Il movimento della sterlina, al pari della moneta unica, ha obiettivi ambiziosi: in questo caso pensiamo a 1.6880, raggiungibile con la rottura del massimo di ieri.

Nessuna novità degna di nota sul cambio EurGbp: i prezzi infatti stazionano molto vicino al doppio massimo di 0.8930, non essendo riusciti ad oltrepassare il primo supporto a 0.8870. Abbiamo così visto quali potrebbero essere i livelli raggiunti dal cambio in questa particolare giornata per i sudditi di Sua Maestà.

Anche il franco si trova in una situazione di stabilità, sia contro euro sia contro dollaro.

Il cambio EurChf mostra ancora quanta resistenza si possa trovare nel livello indicato più volte a 1.2965, dato che da ieri abbiamo assistito a molti tentativi di rottura falliti. Il supporto di breve si trova a 1.29, mentre conosciamo bene, dato il movimento delle passate settimane, quali potrebbero essere i livelli da curare per un nuovo movimento di inversione favorevole al franco (1.28 e 1.2730).

Il cambio UsdChf si mantiene prossimo al livello di minimo storico (0.8675) non accennando a nessun movimento di ripresa, nemmeno parziale. Come sosteniamo da giorni, meglio attendere un chiaro segnale di ripresa per acquistare dollari, piuttosto che rimanere all’interno di un trend negativo che appare senza sosta. I primi livelli utili sono sempre più distanti e sono ancora una volta 0.89 e 0.8990.

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