Eur/usd: diritto verso quota 1.40?

11 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Il venerdì delle sorprese. Così potremmo chiamare l’ultima giornata di trading della settimana appena trascorsa e siamo sicuri che le motivazioni di questa affermazione siano intuibili da tutti.

Partendo in ordine cronologico, troviamo i pessimi dati sulla situazione occupazionale americana. I Non Farm Payrolls hanno fatto registrare un orribile e molto preoccupante +18k, contro aspettative che si muovevano tra 90k e 110k e che, dopo la pubblicazione del report sull’ADP, erano state addirittura riviste a rialzo da molti analisti, noi compresi. Il tasso di disoccupazione è salito a 9.2% rispetto al mese di maggio e anche su questo fronte, le attese degli operatori sono state (purtroppo) superate.

La reazione del mercato non si è fatta attendere e dopo il consueto nervosismo che fa aumentare in maniera spropositata la volatilità, il dollaro americano ha cominciato ad essere venduto e contestualmente sono cominciati gli acquisti di yen e franchi svizzeri che come sappiamo, in momenti del genere, rispolverano il proprio status di valute rifugio.

Tutto ciò accadeva in concomitanza di borse che non performavano bene, soprattutto in Italia, e dopo la pubblicazione di dati del genere, tutto è andato a complicarsi ulteriormente. Il rischio ha cominciato ad essere venduto in maniera importante, e sull’Italia, che mostrava il più alto spread di tutti i tempi tra Bund (il benchmark tedesco) e BTP, si sono accanite le speculazioni dei grossi fondi che sono andati a shortare direttamente i titoli di stato italiani che hanno fatto chiudere in territorio ampiamente negativo (quasi 3.5% di perdite).

A questo punto è intervenuta la Consob che, sulla scia di quanto già accade nelle due maggiori economie europee, ha, di fatto, limitato le vendite allo scoperto da parte degli operatori istituzionali in quanto ha stabilito che oltre un certo ammontare di operazione (in relazione al capitale) occorre comunicare l’operazione all’organismo di vigilanza. Tutto questo al fine di aumentare la trasparenza e per cercare di limitare gli attacchi speculativi, molto pericolosi in generale, ma da considerarsi ancora più allarmanti quando riguardano paesi come l’Italia che, occorre ammetterlo ed ingoiare un po’ di orgoglio nazionale, non è messa molto bene da moltissimi punti di vista.

Incominciamo la sezione di studio dei grafici, osservando l’eurodollaro che probabilmente a breve si troverà a fare i conti con un livello interessante. La direzione in calo del cambio, dell’ultima settimana, per i motivi di cui abbiamo ampiamente parlato, ha di fatto riavvicinato i prezzi ad un livello dinamico interessante. Parliamo infatti della vicinanza di quella linea di tendenza positiva che congiunge i prezzi da fine maggio sino ai giorni nostri e che transita per le prossime ore esattamente a 1.4180. Una rottura di questa crediamo possa favorire una continuazione del movimento in calo e, potenzialmente, favorire una discesa della moneta unica sino ai successivi supporti di 1.3975 e 1.3920.

Anche il dollaro, nei confronti dello yen, si trova prossimo ad un livello di svolta, anche se in questo caso parliamo del breve periodo e non del lungo. Possiamo infatti osservare, anche qui, una linea di tendenza positiva, che insiste da giugno inoltrato e che transita prossima a 80.45. A questa possiamo poi sommare l’importanza che giunge dalla tenuta del supporto statico di 80.30 per ottenere così un livello di congestione davvero interessante, alla cui rottura potremmo assistere ad un movimento sino a 80 figura.

Il movimento sfavorevole alla moneta unica ha favorito un calo del cambio EurJpy. Dai livelli attuali manca solamente una figura per giungere al livello di supporto che stiamo indicando come fondamentale da qualche tempo. Parliamo del supporto di 113.50 che già in due occasioni, a distanza di due mesi, ha permesso una decisa inversione dai minimi.

Osserviamo ora il cable, notando come sia riuscito ad approfittare della debolezza del dollaro a ridosso degli improntanti dati, venerdì, salvo poi ripiegare sulla chiusura di settimana. Questo movimento non è riuscito a mutare i livelli da seguire per il futuro del cambio. Continua a risultare a 1.6130, circa, il transito di quella linea di tendenza che sembra avere la forza tale da poter cambiare le sorti della sterlina. Ricordiamo, ancora una volta, come al di sopra di 1.59 transiti invece l’area di supporto più interessante del lungo periodo.

La nuova ondata negativa sull’euro ha favorito la sterlina, che ha potuto così rompere il supporto del cambio a 0.89 figura, spostandosi immediatamente sul successivo 0.8860. A questo livello troviamo la coincidenza di un’area di minimo precedente, osservata verso la fine di giugno, oltre al transito dell’ultima percentuale di ritracciamento di Fibonacci del movimento in salita compreso fra 0.8725 e 0.9080.

Un grafico di breve, del cambio GbpJpy, mostra con precisione come il supporto di 129 e la resistenza di 130.10 possano essere considerati anche per il trading delle prossime ore. Possiamo infatti notare come siano presenti numerose conferme dell’importanza di questa ristretta area fra mercoledì scorso e oggi.

Con lo scenario visto sopra non potremmo aspettarci il franco più alto di dove si trovi in realtà… Rotto il supporto di 1.1960, contro euro, venerdì è incominciato un nuovo movimento in calo che trova come obiettivo naturale il minimo storico visto un paio di settimane fa. Ovviamente 1.1960 potrà essere sfruttato come prossima resistenza e favorire una ripresa del cambio, qualora rotto.

Anche il cambio UsdChf ha perso parecchio terreno venerdì. In questo caso però l’area di supporto di 0.8360 non è stata oltrepassata, potendo essere sfruttata anche nelle prossime ore.

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