Eur/Usd: altro che braccio di ferro, le valute rischiano di perdere entrambe

13 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Stiamo vivendo dei momenti davvero critici che stanno segnando la storia economica e che leggeremo tra qualche anno sui libri universitari, quando probabilmente alcune teorie avranno perso validità, soprattutto a causa del gran numero di ipotesi da accettare per far sì che la descrizione di un modello economico venga accettata e funzioni. Ebbene, il mondo reale ci sta sempre più dimostrando come i tasselli da considerare siano sempre più numerosi, e ieri ne sono arrivati altri due da tenere in considerazione.

Parliamo del bacio della morte che è stato dato da Moody’s al debito irlandese e della release delle minute della Federal Reserve, relative al meeting tenutosi a giugno.

Partendo dal primo fatto, secondo l’agenzia di rating americana, i titoli di stato irlandesi sono da classificare come spazzatura, lo stesso livello raggiunto da quelli portoghesi. Non si allentano dunque le pressioni esercitate da queste agenzie (che a nostro parere dovrebbero chiudere non domani, ma ieri, perdonateci il gioco di parole) sull’eurozona, nonostante le enormi difficoltà che si stanno vivendo soprattutto sui mercati obbligazionari.

Ieri è stata tenuta un’asta sui BTP italiani a due anni ed il risultato è chiaro: fiducia da parte degli investitori (come del resto è accaduto su tutte le aste tenute in Europa fin’ora) pur essendo stato registrato un bid to cover ratio di 1.5 (in discesa dal precedente 1.7), ma rendimenti che sono saliti in maniera importante, dal 2.147% raggiunto durante l’auction precedente, al 3.67%.

Questo sta a significare che i sottoscrittori di questi bond stanno richiedendo un premio per il rischio maggiore rispetto a quello richiesto il mese scorso, ma questo rischio è prezzato sulla parte corta della curva dei tassi, andando a farci capire come la situazione politica italiana stia pesando in maniera importante sul sentiment di mercato ed ora, che siamo ufficialmente sotto i riflettori a livello mondiale come ultimo baluardo di sopravvivenza dell’intera economia europea, nonché dell’euro stesso, non possiamo permetterci di sbagliare nessuna mossa.

I rendimenti dei bond spagnoli assimilabili ai BTP a due anni sono inferiori, mentre se ci si sposta sulla parte lunga della curva, torniamo a vedere i rendimenti invertiti, con gli spagnoli che superano quelli italiani (questo per dare un metro di misura più concreto). Dopo il declassamento a junk dei titoli irlandesi però la moneta unica non ha mostrato particolari reazioni a ribasso, facendoci capire che il mercato sta prezzando una pausa in questo attacco speculativo, la discesa che si è vista fin’ora è percepita come sufficiente dagli operatori, che ora si sono fermati in attesa dell’apertura dei mercati di Londra ed europei per vedere se affondare la lama o no.

Stiamo assistendo ad un delicato gioco di equilibri soprattutto tra euro e dollaro americano, che dopo le minute della Federal Reserve di ieri, ha sofferto un po’ le pressioni derivanti dal fatto che, durante l’ultimo meeting, non si sia esclusa all’unanimità la possibilità di poter assistere ad una nuova tranche di aiuti (QE3). Se pensiamo che il dato più importante per l’assunzione di una decisione del genere sono i Non Farm Payrolls, dobbiamo dare molto peso a quello che è stato comunicato al mercato ieri.

I dati relativi al mese di maggio infatti, pur essendo stati rivisti da 36k a 54k, hanno preoccupato talmente tanto alcuni membri del FOMC da farli propendere a non escludere un potenziale QE3. Non osiamo immaginare lo stato di preoccupazione attuale dopo l’orribile 18k di venerdì. Questo, nel breve, potrebbe distogliere l’attenzione degli operatori dai più urgenti problemi europei, andando a pesare sul greenback .

Una nota importante che occorre assolutamente prendere riguarda anche la Cina. Questa notte sono stati rilasciati parecchi dati macroeconomici che hanno delineato una situazione tutto sommato buona, nonostante la crescente inflazione. Buone le vendite al dettaglio (+17.7%), la produzione industriale (+15.1%) ed il GDP (+9.5%).

Incominciamo la sezione di analisi tecnica dal nuovo minimo, da quattro mesi a questa parte, che abbiamo visto raggiungere ieri alla moneta unica nei confronti del dollaro. Il livello di supporto a 1.3975 non ha infatti retto all’impatto dell’apertura negativa della borsa italiana, portando così i prezzi a vedere 1.3840. La successiva buona notizia, dell’asta esaurita dei titoli di stato, e la ripresa della borsa ha fatto il resto, permettendo un discreto recupero. Tralasciando la visione di lungo periodo, secondo la quale una volta rotto 1.42 avremmo dovuto aspettarci 1.3920 (raggiunto) e successivamente 1.3680, possiamo vedere sul breve periodo una conformazione interessante. Se infatti consideriamo un grafico orario e osserviamo gli ultimi tre giorni possiamo riconoscere una evidente linea di tendenza negativa, in transito a 1.4040, in grado di riportare la moneta unica in ripresa sino a ritornare sul livello di rottura. Se non fosse stata “sporcata” da un rimbalzo durante questa notte avremmo potuto intravedere una figura di testa spalle rialzista, andando così ad interrompere il calo incominciato la settimana passata.

Abbiamo seguito con interesse il calo del cambio UsdJpy degli ultimi due giorni, dopo che è avvenuta la rottura (80.50) della tendenza di lenta ripresa evidenziata dai prezzi nell’ultimo mese di scambi. Il livello di obiettivo primario a 79.60 è stato ampiamente oltrepassato con un minimo mostrato a 78.50. Ora il livello rotto si candida a diventare un interessante livello di resistenza, già provato nella notte. Più in generale crediamo che un mancato ritorno al di sopra di 80 possa favorire una rinnovata strada ribassista per i prezzi con target potenzialmente posizionato sul minimo visto a metà marzo, 76.50.

Molto interessante anche l’evoluzione vista sul cambio EurJpy. La rottura di tre giorni fa, avvenuta a 113.50, ha portato in breve tempo a raggiungere quasi perfettamente il livello obiettivo posto 400 punti al di sotto. Per un soffio infatti non è stato toccato il minimo di 109.40, avendo visto un minimo a 109.60. La figura a questo punto potrebbe essere conclusa e potrebbe incominciare un movimento di nuova lateralità per i prezzi, tenendo presente l’interessantissimo livello di supporto (provato due volte ieri a distanza di parecchie ore).

Il nervosismo di ieri ha contagiato anche la sterlina, portando il cable a rompere l’importante supporto di 1.5920 e raggiungere così il primo livello obiettivo indicato da Fibonacci, 1.5780, tramite lo studio dell’ultimo grande movimento rialzista, durato un anno esatto, compiuto dai prezzi fra 1.4240 e 1.6750. Sono i due livelli appena visti i due più probabili in grado di cambiare l’evoluzione dei prezzi nel breve.

Continua a calare il cambio EurGbp, favorito maggiormente dalle incertezze dell’euro che da quelle inglesi. Il punto obiettivo di 0.8725 non è stato raggiunto per 25 pips, dato che i prezzi si sono fermati a 0.8750. Al di la del livello obiettivo, che ancora rimane valido, abbiamo potuto scorgere un livello di resistenza provato non meno di cinque volte negli ultimi tre giorni e che assume un potenziale ruolo di svolta: questo è 0.8835.

Vediamo ora il dollaro australiano, che pur subendo anch’esso la pressione del biglietto verde, è riuscito però a mantenere saldo un livello dinamico di supporto interessante. Se osserviamo infatti la linea di tendenza negativa, che da fine aprile ha insistito sino alla rottura delle settimane passate, notiamo una grande coincidenza con il minimo raggiunto ieri (perfettamente 1.0535). Crediamo che questa possa essere ancora utilizzata per scoprire le prossime evoluzioni del cambio, tenendo a mente i due livelli chiave di lungo periodo che si trovano a 1.0780 e a 1.04.

Il cambio EruChf rappresenta la testimonianza di quanto acquistare un cambio perché “basso” non è sempre una buona idea. In questo caso infatti abbiamo avuto la prova di quanto il mercato, in preda al panico, possa spingere oltre livelli impensati. Non solo abbiamo rotto 1.1805 due giorni fa, ma siamo giunti addirittura a 1.1560 con la benedizione della SNB che non ritiene di dover intervenire sul mercato, essendo l’economia in grado di sotenere la grande forza della valuta di casa. Le ultime ore hanno assunto una configurazione a triangolo i cui due estremi transitano a 1.16 e 1.1690. Molto probabilmente a breve avremo indicazione sulla rottura del movimento di breve.

Per quanto riguarda il cambio UsdChf, osservando come ci sia stato un avvicinamento al precedente minimo di 0.8278 di fine giugno. Questo è il nostro riferimento come supporto, così come l’area prossima a 0.84 e poi 0.8520 sono i riferimenti di resistenza.

Terminiamo facendo notare come l’oro abbia, su un grafico giornaliero, fatto segnare un doppio massimo quasi perfetto, il che potrebbe far ripegare la quotazione verso la parte mediana del grosso canale laterale all’interno del quale si stanno muovendo i prezzi dallo scorso febbraio a questa parte.

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