Escalation crisi isole contese: Cina minaccia sanzioni commerciali

17 Settembre 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – La disputa per le isole Senkaku tra Giappone e Cina ha richiesto l’intervento diplomatico degli Stati Uniti. L’incontro tra il numero uno americano della Difesa, Leon Panetta, il ministro degli Esteri giapponese e il vice presidente cinese Xi Jinping, verosimilmente prossimo numero uno del regime, ha l’obiettivo di calmare le acque internazionali agitate tra Tokyo e Pechino sull’arcipelago rivendicato dai giapponesi, che i cinesi chiamano Diaoyu.

Panetta ha lanciato un appello alla calma e alla ragione. E’ estremamente importante che i mezzi diplomatici siano messi in moto da entrambe le parti, ha esortato il ministro della Difesa Usa nella sua prima tappa del tour asiatico.

Il capo del Pentagono ha chiesto alle due potenze asiatiche di rispondere in maniera costruttiva. Gli Usa hanno firmato un trattato di difesa reciproca e no intendono mancarvi di rispetto. Ben 47 mila soldati americani sono presenti sul suolo giapponese. Ma Washington non ha alcuna intenzione di prendere parte alle dispute territoriali come questa.

Gli sforzi sul piano politico di Washington, indirettamente coinvolta, non hanno impedito tuttavia alle tensioni di intensifarci. La stampa cinese continua imperterrita la sua offensiva e si dilunga sulle eventuali sanzioni commerciali cinesi contro il Giappone in ritorsione all’acquisto da parte di Tokyo delle isole del mare cinese orientale contese fra i due paesi: eventuali sanzioni, spiega la stampa cinese, potrebbero far arretrare l’economia nipponica di 20 anni, scrive con tono minaccioso il Quotidiano del Popolo.

“L’economia del Giappone non è immune alle misure economiche cinesi”, afferma il giornale, organo ufficiale del Partito comunista al potere. “Il Giappone sarebbe pronto a perdere 10 anni, ad andare indietro anche di 20 anni?”, aggiunge il Quotidiano, facendo riferimento alla crisi finanziaria, immobiliare e bancaria degli anni Novanta in Giappone.

Il giornale riconosce comunqe che anche la Cina soffrirebbe di una guerra commerciale, sebbene il Giappone non occupi che la terza posizione in termini di volume di scambi commerciali con Pechino, dietro a Stati Uniti e Europa.

La decisione del governo di Tokyo, la scorsa settimana, di acquistare il piccolo arcipelago nel Mar di Cina orientale, denominato Senkaku dal Giappone e Diaoyu dalla Cina, ha provocato un’adirata reazione da parte di Pechino, che ha inviato navi da guerra in quelle acque.

Numerose manifestazioni antigiapponesi hanno avuto luogo in diverse città della Cina e nella capitale, tanto da indurre il primo ministro giapponese Yoshihiko Noda ad esigere assicurazioni dalle autorità cinesi affinché proteggano i cittadini giapponesi residenti in Cina.