ERA FACILE SCOMMETTERE
SUL MINIMO

10 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
A metà marzo c’erano diversi motivi per pensare che fossimo arrivati alla fine della fase correttiva, e non già all’inizio di un improbabile neonato bear market. Subentravano diversi setup quantitativi e diversi modelli comportamentali. Soprattutto, intervenivano pressoché tutte le condizioni sperimentate in occasione delle correzioni di maggio-giugno 2006.

– Il panico degli investitori. L’indicatore che utilizziamo per misurare il sentiment di panico degli investitori è il nostro Panic Index, dalla formulazione proprietaria. Ebbene, in occasione del primo minimo di inizio marzo il Panic Index si è impennato, raggiungendo i medesimi livelli di maggio 2006. E’ il caso di notare come un livello così elevato, prima della passata primavera, è stato registrato solamente a settembre 2001, sulla scia del ribasso esasperato dall’attentato alle Torri Gemelle. Ancora una volta, gli investitori si sono scatenati in vendite al meglio proprio in coincidenza con il minimo.

– L’estremo del sentiment. Alter ego del Panic Index, il Greed Index misura il livello di ottimismo degli investitori. Ebbene, questo indicatore ha raggiunto un minimo relativo proprio in coincidenza con il bottom dell’indice di metà marzo, nella zona estrema raggiunta già ad ottobre 2005 e a giugno 2006. Ancora una volta, l’ottimismo degli investitori era stato resettato, e il mercato era libero di ripartire.

– La volatilità eccessiva. Ovviamente, il ribasso ha bruciato le tappe. Risultato: la volatilità di breve periodo è salita troppo, rispetto alla volatilità di lungo periodo, al punto che la HV a 10 giorni si è spinta di quasi il 100% oltre la HV a 100 giorni. Inevitabile il processo di ridimensionamento della volatilità di breve periodo e la ripartenza del mercato.

– L’ipervenduto. In occasione del recente ribasso, gli indicatori di momentum su scala settimanale hanno raggiunto una condizione di ipervenduto analoga a quella sperimentata ad ottobre 2005 e ad agosto 2004, oltre che nella primavera del 2003. Una condizione che oggi, come allora, ha permesso al mercato di ripartire, depurato dagli eccessi.

– L’ampiezza di mercato. La dinamica travolgente del ribasso ha attivato un altro affidabilissimo indicatore di struttura (questa volta di ampiezza: basato cioè sul numero di azioni che partecipano alla tendenza in atto) che utilizziamo per individuare i minimi primari del mercato. Si noti come la lettura raggiunta non è stata molto dissimile da quella della primavera dello scorso anno. Tipicamente, quando questo indicatore raggiunge e addirittura supera i 350-400 punti, il mercato realizza un minimo.

Non si è rivelato necessario il raggiungimento dei supporti (long stop mensile), ne’ si è registrata alcuna forma di capitolazione a livello di indice (ma diverse blue chip del listino hanno formalizzato questo setup, fornendo eccellenti segnali di minimo e di inversione di tendenza); ma quanto su riportati, assieme ai diversi setup quantitativi commentati nelle ultime settimane, sono stati sufficienti per riportare il Mibtel poco distante dai massimi di fine febbraio.

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