ENI, MEGLIO DEL TITOLO (ANCHE IN FASE LATERALE)

14 Settembre 2009, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Ora che si è quasi completata la rimonta dei livelli precedenti all’annuncio del taglio del dividendo da 0,65 a 0,50 euro ad azione, seguire l’andamento del titolo del Cane a Sei Zampe agganciandosi ad uno dei tanti strumenti ad esso collegati anziché fare riferimento diretto all’azione, potrebbe risultare potenzialmente più conveniente.

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L’opportunità che si è creata già da diverse settimane sul mercato Sedex di Borsa Italiana, e che più di qualcuno ha già colto, riguarda un certificato di investimento, nello specifico un Bonus Cap, che fino a qualche mese fa era stato completamente dimenticato da operatori di mercato e investitori. Il motivo per il quale questo strumento di investimento era finito prematuramente nel dimenticatoio è da ricercarsi nella struttura a ” barriera” a cui il prodotto è soggetto. Più in particolare si consideri che in corrispondenza dei minimi toccati dalle azioni Eni a 11,82 euro ( il 9 marzo scorso) questo prodotto, emesso a 100 euro, era arrivato a quotare in Borsa circa 53 euro ma , soprattutto, non offriva più alcuna garanzia di rendimento alla scadenza programmata per il 14 aprile 2011.

Ma cerchiamo di capire che cosa propone questo strumento, negoziabile da chiunque con un importo minimo di circa 100 euro accedendo al segmento Sedex di Borsa Italiana. Il certificato è stato emesso da Societè Gènèrale il 14 aprile 2008 e presenta uno strike, ossia un livello di riferimento al quale si dovrà guardare solo se le cose andranno male, pari a 22,83 euro. Da questo livello, all’atto dell’emissione, è stata individuata a 11,415 euro, una barriera di prezzo che Eni non dovrà mai toccare fino alla scadenza.

Alla scadenza del 14 aprile 2011, infatti, se non sarà mai stata violata la soglia della barriera, il certificato pagherà un bonus fisso pari al 30% sui 100 euro nominali; in caso contrario, ovvero se si sarà verificato quello che tecnicamente viene definito evento knock out, si perderà il diritto al bonus e il rimborso sarà dato dal valore finale di Eni moltiplicato per il multiplo 4,380201. Come dire che la variazione negativa ( o positiva) calcolata a partire dai 22,83 euro dello strike verrà applicata al nominale come se si fosse investito direttamente sul titolo azionario.

Sul mercato secondario, il Sedex di Borsa Italiana, il Bonus Cap ( ISIN DE000SG5YDS6) segna un prezzo in lettera di circa 100 euro mentre Eni si aggira attorno ai 17,36 euro. Alla luce dei seguenti valori è possibile operare le seguenti considerazioni. L’upside, cioè il rendimento garantito dalla percentuale di bonus in relazione ai 100 euro del possibile prezzo di acquisto, è pari al 30%. E’ quindi certo che se nei prossimi diciannove mesi Eni non toccherà mai gli 11,415 euro, il rendimento che si otterrà non potrà essere in alcun modo superiore o inferiore al 30% lordo ( netto se si hanno minusvalenze da portare a compensazione), ovvero al 18,62% annualizzato semplice.

Il risk buffer, cioè la distanza percentuale tra il livello di Eni e la barriera del certificato, è pari al 34%. Il dato è ricavato semplicemente calcolando la distanza che il titolo del Cane a Sei Zampe dovrebbe coprire dai 17,36 euro per andare a toccare gli 11,415 euro ( si presti attenzione al fatto che verrà considerato valido il solo prezzo di riferimento ai fini della barriera ). Il CED Risk, , ovvero l’indicatore di rischio che tiene conto dei dividendi stimati su Eni fino alla scadenza e della volatilità di mercato, è pari al 31,5%. Il seguente dato è di fondamentale importanza per stimare correttamente il rischio che accompagna questo certificato. Infatti nella valutazione del risk buffer non si può prescindere da un dividendo, seppur ridotto, di 1 euro complessivo che verrà distribuito in due tranche da 0,50 euro prima della scadenza del certificato.

Questo certificato è stato peraltro già autore di una più che discreta overperformance rispetto all’azione a cui è legato, nel periodo compreso tra il 30 aprile e l’11 settembre. Il Bonus Cap, infatti, il 30 aprile scorso era quotato ad un prezzo di 81,70 euro mentre Eni era scambiata a 16,47 euro. Da quel momento, incluso il dividendo distribuito, l’azione ha totalizzato un progresso dell’8,75% salendo a 17,36 euro mentre il certificato ha raggiunto quota 100 euro, salendo quindi del 22,4%. Di strada, quindi, questo certificato ne ha già fatta molta ma se si guarda ai 130 euro del possibile approdo, si comprende che potrebbe essere stata compiuta neanche la metà dell’opera.

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*Pierpaolo Scandurra è Managing Director di www.certificatiederivati.it. I suoi commenti non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.