Energia verde del futuro: l’Asia punta tutto sul torio

8 Gennaio 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Con una startup che puo’ contare su un budget iniziale di 350 milioni di dollari, il Principe Rosso Jiang Mianheng, figlio dell’ex leader Jiang Zemin, sta promuovendo un progetto per l’Accademia delle Scienze Nazionale cinese destinato a rivoluzionare per sempre il mondo energetico.

Se il progetto, che vede coinvolti 140 scienzati con un dottorato, avra’ esito positivo, il torio diventera’ la prima fonte di energetia pulita. Sicura, non inquinante e a basso costo. Lo staff complessivo al Shanghai Institute of Nuclear and Applied Physics sara’ composto da 350 persone entro il 2015. A dimostrazione di quanto Pechino punti forte su questa tecnologia, ancora poco nota alle grandi masse.

L’obiettivo e’ liberarsi dagli arcaici reattori nucleari alimentati da uranio, disegnati negli Anni 50 per i sottomarini Usa. I reattori di nuova generazione alimentati dal torio consentirebbero invece di produrre meno rifiuti tossici ed evitare in futuro incidenti catastrofici come quello di Fukushima.

“E’ la Cina il paese da tenere sotto osservazione. Ci stanno puntando forte e hanno i ricercatori di talento per farlo, potrebbe portare a una svolta epocale”, confida al Telegraph Bryony Worthington, a capo del gruppo parlamentare incaricato di occuparsi delle prospettive offerte dall’energia a base di torio.

La storia dell’elemento chimico del torio non e’ ancora conosciuta al grande pubblico, ma pare destinata a diventarlo presto. Potrebbe trasformare la tecnologia necessaria per dare il la a rivoluzioni industriali in Asia ed scongiurare cosi’ lo scoppio di quella che oggi appare come una inevitabile bolla energetica. Crisi che sara’ provocata dal tentativo di salita di piu’ di due miliardi di persone nella scala sociale, allo scopo di avvicinarsi alo stile di vita caratterizzato da comfort e consumismo degli occidentali.

Avra’ per l’energia nucleare lo stesso effetto che il gas di scisto ha avuto sul gas naturale, ma su scala molto piu’ grande e per piu’ tempo, probabilmente a un prezzo piu’ vantaggioso, con quasi zero emissioni di CO2.

I cinesi sono in prima fila, ma non sono certo soli. Anche Norvegia e Giappone seguono a stretto giro di posta. Lo scorso mese Oslo ha avviato un programma di test lungo quattro anni, mentre la giapponese Toshiba-Westinghouse vuole scoprire se il torio puo’ essere usato per alimentare il reattore tradizionale di Halden, in Norvegia. Scommettendo nelle potenzialita’ dell’energia nucleare, nel 2011 Toshiba e’ salita all’87% del capitale di Westinghouse.

Da tempo il Giappione si e’ interessato a questa tecnologia “completamente diversa” dalle altre. L’International Institute for Advanced Studies (IIAS) – capitanato da un promotore dell’utilizzo del torio, Takashi Kamei – sta cercando di sviluppare reattori di sale liquefatto in grado di utilizzare carborante liquido.