ENEL AD UN BIVIO

7 Marzo 2001, di Redazione Wall Street Italia

Il colpo di scena nella vicenda Enel-Infostrada ha riacceso i riflettori sulla multiutility italiana che nelle ultime settimane sembrava non vedere limiti alla sua discesa.

L’antitrust ha, infatti, dato un sostanziale via libera all’operazione di integrazione tra l’ente elettrico e la compagnia telefonica del gruppo Vodafone, a patto che il primo ceda centrali per una capacità di generazione di energia pari a 5500 MW.

Che Enel, a seguito della legge sulla liberalizzazione del mercato dell’elettricità, dovesse ridurre la sua quota di produzione, vendendo le tre Genco, era cosa assodata da tempo.

Ma, con la recente decisione dell’antitrust, Enel perderebbe l’equivalente di una quarta Genco, ritrovandosi, al termine dell’intero processo di dismissione, con 1/3 della capacità produttiva rispetto al periodo in cui era monopolista.

L’onere cui va incontro la società è duplice: da un lato perde un’altra fetta importante del suo core business, dall’altro rischia di incassare meno del previsto dalla gara di cessione delle centrali, visto che viene meno l’effetto scarsità.

Nell’immediato, però, la decisione dell’antitrust rischia addirittura di favorire gli azionisti Enel. La società aveva infatti iniziato una pesante correzione, dopo l’annuncio, nell’ottobre scorso, dell’acquisto di Infostrada ad un prezzo ritenuto elevato già da subito.

La discesa delle quotazioni del settore telefonico, cui si è assistito negli ultimi mesi, ha ulteriormente reso “fuori mercato” l’esborso di 11 miliardi di euro per l’affare, che, peraltro, era subordinato proprio alla decisione positiva dell’antitrust.

Ora il pronunciamento di Tesauro costituisce l’occasione per rinegoziare con Vodafone condizioni migliori: si parla di uno sconto del 30% sul prezzo pattuito.

In realtà Enel si trova ad un bivio: può decidere da un lato di rinunciare del tutto a Infostrada, continuando a perseguire le sue strategie telefoniche e di multiutility con la sola Wind, oppure accettare la riduzione imposta del core business elettrico, incassando però uno sconto da Vodafone.

Ma si tratta di un bivio solo teorico. Infostrada è perfettamente complementare a Wind: la prima è focalizzata sulla fonia fissa e internet, la seconda su quella mobile.

Inoltre, non sarebbe facile per Vodafone trovare un acquirente alternativo, considerando che tutti i principali attori telefonici europei sono alle prese con notevoli problemi di debito e di cash flow.

Difficile, quindi, che i due operatori non trovino un accordo, spingendo di fatto Enel nella direzione di una riduzione del proprio core business.

Del resto, più volte il management ha espresso l’intenzione di riposizionare l’ente elettrico nella logica di una strategia di multiutility, che comprende la produzione e distribuzione di energia, gas acqua e tlc, nell’intento di sfruttare le enormi sinergie ed economie di scala e di gamma che si vengono così a creare.

In realtà, allo stato attuale delle cose, non è ancora chiaro se una simile strategia, corretta da un punto di vista industriale, possa essere perseguita con riguardo al livello della regolamentazione e al livello politico.

L’accusa principale che viene formulata è che Enel (società a maggioranza statale) utilizzi i proventi che le derivano da un settore in cui opera di fatto in monopolio per affermarsi in altri settori che la legislazione e il mercato spingono verso una maggiore liberalizzazione.

Tirando le somme, è evidente che, nel breve periodo, soprattutto se ci sarà un sostanzioso sconto nell’affare Infostrada, il titolo Enel trarrà beneficio da questo progetto industriale.

Ma tornerà sotto pressione ogni volta che tale strategia, per prese di posizione di volta in volta da parte dell’autority o di esponenti politici, subirà una battuta d’arresto.

Al momento, pertanto, vi sono gli estremi per effettuare operazioni di acquisto sul titolo, anche in considerazione del fatto che le attuali quotazioni si attestano poco sopra i 3.5 euro, valore attribuito ad Enel per la sola attività core.

Dato un prezzo di 3.7 euro, in pratica è come se Wind ed, eventualmente, Infostrada, valessero circa 0.2-0.3 euro, quando invece il consenso degli analisti attribuisce loro un valore di circa 0.7-1 euro considerate insieme.