Enac, Pd nei guai: l’affaire Pronzato si allarga, spuntano altre tangenti

5 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – Pessime notizie per il Pd. Viscardo Paganelli, l’imprenditore proprietario della “Rotkopf”, arrestato la scorsa settimana per corruzione e frode nell’inchiesta per la tangente Enac (68 mila e 800 euro, di cui 40 mila in contanti consegnati nelle mani di Franco Pronzato, ex consigliere dell’Ente ed ex responsabile nazionale del partito per il trasporto aereo), parla.

Interrogato in carcere, risponde per oltre quattro ore alle domande del pm Paolo Ielo e per comprendere che il suo racconto fa fare a questa storia un nuovo salto, sarebbe sufficiente la circostanza che, a sera, quando il suo avvocato Pasquale Bartolo lascia il carcere, il suo verbale viene secretato.

Non è infatti solo sulla tangente Enac (per altro già ammessa nel suo interrogatorio di garanzia) che Paganelli decide di rispondere. Perché non fu solo in occasione della gara per le rotte Elba-Firenze, Elba-Pisa che mise mano al portafogli.

Nel suo nuovo interrogatorio, l’imprenditore riconosce come autentico il “pizzino” sequestrato nei suoi uffici in cui, nel 2010, ha annotato versamenti per 200 mila euro in contanti a beneficio di almeno sette esponenti del Pd. Conferma di averlo scritto di suo pugno. Spiega di aver “sempre” consegnato quel denaro a Vincenzo Morichini, il “facilitatore” di appalti pubblici di cui era cliente, il fundraiser della Fondazione Italiani-Europei, il lobbista storto che quei “versamenti” gli sollecitava, spiegandogli che questo gli avrebbe consentito di acquisire nel “partito” (il Pd) un peso e un’influenza di cui i suoi clienti (Paganelli tra loro) avrebbero prima o poi tratto vantaggi.

Paganelli, dunque, conferma i 40 mila euro annotati accanto al nome di Pronzato. I 20 mila accanto a quello di Catiuscia Marini, governatrice dell’Umbria. I 15 mila destinati all’eurodeputato Roberto Gualtieri (i tre nomi contenuti nel “pizzino” di cui si è sin qui avuta conferma e che si aggiungono a quelli ancora “coperti”). Con una precisazione. Che quel denaro, appunto, venne sollecitato dal solo Vincenzo Morichini, e a lui, quale unico intermediario, fu consegnato.

A ben vedere, è un passaggio cruciale. Per almeno due motivi. Il primo: perché, così ricostruito, il passaggio di denaro è in grado di spiegare l’indignazione con cui la Marini e Gualtieri hanno stigmatizzato la loro presenza nell’elenco, sostenendo (verosimilmente a ragione) di non aver mai avuto a che fare con Paganelli. Il secondo: perché questa circostanza rimette al centro della storia Vincenzo Morichini.

Se nel Pd, infatti, Paganelli poteva essere uno sconosciuto, non lo stesso si può dire di Vincenzo Morichini. Tutti conoscevano “Enzo”. Tutti lo rispettavano per il suo rapporto con Massimo D’Alema e la sua Fondazione. Il punto è: qualcuno gli chiedeva da dove arrivassero quei soldi in contanti con cui contribuiva alle spese elettorali dei candidati del partito? E questo denaro venne regolarmente iscritto nei bilanci delle campagne elettorali? Morichini lo chiarirà presto (sarà interrogato di nuovo in settimana).

Mentre Paganelli, sollecitato dalle domande del pm Ielo, una risposta, per quel che lo riguarda direttamente, già l’ha data. Sui cinque voli messi a disposizione nel 2010 dalla sua “Rotkopf aviation” a Massimo D’Alema. “Sui miei aerei nessuno ha mai viaggiato gratis”, avrebbe detto Paganelli. Dunque, a che titolo e con quali risorse Morichini “offrì” quei passaggi gratuiti al presidente della Fondazione Italiani-Europei?

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