“EMORRAGIA ECONOMICA”, MA NON SARA’ DEPRESSIONE

31 Marzo 2009, di Redazione Wall Street Italia

L’Ocse lancia l’allarme per “l’emorragia economica” che sta affliggendo il pianeta, mentre attraversa “la crisi più grave e sincronizzata che abbiamo visto nella nostra vita”. Provocherà una caduta del 2,75 per cento del Pil mondiale quest’anno, avverte l’organizzazione parigina nelle sue previsioni aggiornate, con recessioni ancor più accentuate nei paesi avanzati. In questo quadro l’Italia, aperta agli scambi internazionali e con un export che include anche prodotti di lusso, risulta “esposta al pieno impatto delle recessioni negli altri paesi”.


Quest’anno secondo l’Ocse il Pil italiano accuserà una contrazione del 4,3 per cento, con un ulteriore meno 0,4 per cento nel 2010. Lo scenario mondiale è “tetro”, secondo il capo economista dell’Ocse, Klaus Schmidt-Hebbel, che tuttavia nell’editoriale del rapporto diffuso oggi esclude il ripetersi della Grande Depressione degli anni ’30. In quegli anni la crisi venne esacerbata da “terribili errori politici”, che spaziarono da strette sui tassi di interesse a misure protezionistiche. All’opposto “questa crisi ha ampiamente portato a politiche adeguate”. E’ però allarmante il colpo d’occhio sulle cifre elencate nell’Interim Economic Outlook dell’Ocse – meno 4,3 per centod el Pil di tutta l’area nel 2009 e meno 0,1 per cento nel 2010 – che prevede pesanti ricadute sul lavoro.


La disoccupazione salirà a tassi a due cifre nella maggior parte dei paesi avanzati, con un 11,7 per cento previsto per l’area euro nel 2010 e un 10,3 per cento negli Usa. In Italia balzerà dal 6,8 per cento del 2008 al 9,2 per cento quest’anno, e al 10,7 per cento nel 2010. “Nel G7 il numero di disoccupati raddoppierà rispetto ai livelli di metà 2007 – rileva Schmidt-Hebbel – raggiungendo quota 36 milioni di persone a fine 2010”. Ma è una emorragia che bisogna arrestare e secondo l’Ocse un aspetto essenziale resta quello della stabilizzazione della finanza, dalla situazione di “caos” in cui versa ora, e che la stessa debolezza economica può peggiorare. “Se è necessario” le banche in dissesto vanno nazionalizzate, i paesi che dispongono di altri margini di manovra di bilancio devono sfruttarli per varare misure a sostegno della domanda mentre vanno assolutamente evitate le derive protezionistiche.

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Negli anni ’30 non fecero altro che aggravare la crisi. E a due giorni dalla riunione del Consiglio direttivo della Bce a Francoforte – che cadrà lo stesso giorno del G20 di Londra – l’Ocse sprona l’istituzione monetaria a spingersi oltre sui tagli dei tassi di interesse e sulle misure espansive supplementari. Per l’insieme di Eurolandia si profila una recessione del 4,1 per cento nel 2009 e dello 0,3 per cento nel 2010. Intanto la crisi mette sotto pressione anche i bilanci pubblici. secondo l’Ocse in Italia l’incidenza del deficit rispetto al Pil salirà al 4,7 per cento nel 2009 e al 5,9 per cento nel 2010.

“L’elevato livello del debito pubblico – si legge nella scheda dedicata alla penisola – e i timori che potrebbe essere difficile rifinanziarlo hanno giustamente limitato le misure di politica economica discrezionali” adottate dal governo in risposta alla crisi. In altri casi i valori dei deficit sono ancora più eclatanti. Negli Stati Uniti secondo l’Ocse il deficit schizzerà al 10,2 per cento del Pil nel 2009 e all’11,9 per cento nel 2010, in Gran Bretagna rispettivamente al 9,3 per cento e al 10,5 per cento, per tutta l’area euro – dove ci sarebbe un limite del 3 per cento – sarà al 5,4 per cento nel 2009 e al 7 per cento nel 2010. La Francia farà peggio dell’Italia per entrambi gli anni, e nel 2010 anche la Germania.

Sempre oggi anche la Banca Mondiale ha sfornato a sua volta un peggioramento delle previsioni, ora si attende una recessione del Pil planetario pari all’1,7 per cento quest’anno. “La prima contrazione dai tempi della Seconda Guerra mondiale”, avverte l’istituzione di Washington. Revisione determinata dalle prospettive per le economie in via di sviluppo: quest’anno in questi paesi la crescita accuserà un rallentamento al 2,1 per cento, contro il più 5,8 per cento messo a segno nel 2008. Un valore dimezzato rispetto alle stime dello scorso novembre, rileva la stessa istituzione.