Elkann: Fiat ha risorse per salire al 51% di Chrysler

11 Gennaio 2011, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – «Bisogna saper distinguere tra cosa può essere nei desideri di ognuno e quello che è possibile» afferma il presidente della Fiat, John Elkann, in un’intervista al Corriere della Sera, nella quale sottolinea che occorre lavorare per non incorrere in una crisi.

CRISI – «Ricordo bene cosa significa finire in una crisi profonda – aggiunge Elkann -. E non c’è nessuno che ti dà una mano. Ne siamo venuti fuori. È un’esperienza che non dobbiamo assolutamente ripetere».

Accanto ai timori di una crisi, Elkann si dice convinto di «fare le cose giuste» in Italia, anche se «le cose sono difficili». «- afferma – soprattutto perInternazionalizzare sempre di più la Fiat è una necessità me che ho fatto esperienze professionali e di vita in vari Paesi», anche perchè «qual è l’alternativa?» si domanda il presidente della Fiat.

«Solo crescendo all’estero – prosegue Elkann – la Fiat può rafforzarsi e mantenere una realtà produttiva sana, consolidata, in Italia» e fa sapere che giovedì e venerdì, sarà in Italia a seguire l’esito del referendum con Marchionne.

Elkann, infine, smentisce le voci che parlano di una possibile cessione dell’Alfa Romeo, «ci teniamo stretto tutto», dice e per l’aumento della quota azionaria in Chrysler aggiunge che sono state già individuate «all’interno del bilancio Fiat le risorse necessarie».

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10 gennaio 2011
ROMA

La Fiom sul referendum di Mirafiori combatte una doppia battaglia: da un lato quella contro il progetto di fabbrica portato avanti dall’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, dall’altro contro il Pd che è d’accordo sul rispetto dell’esito del referendum a Mirafiori qualunque esso sia.

LANDINI – Maurizio Landini segretario del sindacato dei metalmeccanici della Cgil aveva sottolineato in mattinata che vertenza sullo stabilimento Fiat di Mirafiori «è ancora aperta» e la partita «può essere vinta e risolta positivamente». Poi, prima dell’incontro con Bersani, il segretario generale della Fiom Cgil aveva fatto un augurio: «sulla vertenza Fiat il Pd prenda una posizione univoca». Landini aveva poi confermato «il pieno sostegno della Cgil» sulla vertenza, a partire dall’impegno nella riuscita dello sciopero del 28 gennaio e aveva ribadito che la Fiom non firmerà comunque l’accordo indipendentemente dal risultato del referendum del 13-14 gennaio.

LE ALTRE AZIENDE NON IMITINO LA FIAT- «Se altre aziende tentano di fare come la Fiat devono sapere che si aprirà un conflitto senza precedenti» aveva detto poi il segretario generale della Fiom. Landini aveva poi ribadito l’importanza dello sciopero dell’intera categoria dei metalmeccanici proclamato per il 28 gennaio e ha sottolineato l’importanza della partecipazione a quello sciopero per evitare che quanto accaduto ai lavoratori della Fiat accada ad altri lavoratori.

Landini ci teneva a ribadire un concetto: «Siamo il sindacato che firma più accordi nel Paese». Respingeva così l’etichetta di sindacato che non firma gli accordi assegnato alle tute blu della Cgil. «Abbiamo firmato oltre mille accordi che hanno coinvolto circa 230 mila metalmeccanici, dalla Ferrari alla Brembo, dalla Indesit alla Lamborghini che è tedesca», aggiungeva ricordando anche la firma posta sotto la ristrutturazione portata avanti alla Italtel. Non solo. «Quando i lavoratori possono votare liberamente la Fiom cresce in quelle fabbriche», diceva ancora mostrando, dati alla mano, come da giugno ad oggi nei rinnovi delle rsu per le quali hanno votato complessivamente 30 mila lavoratori la Fiom fosse l’unica categoria che aveva aumentato voti e delegati passando dal 61,7% al 66,6%, per i primi e dal 62,7% al 70% per i secondi. La Fim, invece, in termini di voti è passata dal 21,7% al 18,3% mentre in termini di delegati è passata dal 20,6% al 17,2%. Così come la Uilm è passata dal 13,2% al 10,7% in termini di voti e dal 14,2% al 10,3% in termini di delegati.

BERSANI – Dopo poco arrivava la risposta del segretario del Pd Pierluigi Bersani: «La posizione netta e chiara del Pd è questa: si deve rispettare l’esito del referendum di giovedì e venerdì e si deve mettere mano urgentemente a regole di rappresentanza che garantiscano sia l’esigibilitá degli accordi che i diritti individuali e i diritti sindacali di chi dissente». Lo ha dichiarato il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, al termine degli incontri sulla questione Fiat che ha avuto oggi presso la sede del Pd con i segretari generali di Fiom, Fim e Uilm.

«Siamo assolutamente interessati -ha aggiunto- a che gli investimenti nel settore auto si realizzino e chiediamo che il governo esca finalmente dalla sua latitanza che è emersa in tutti i nostri incontri e si attivi finalmente per prospettare una politica industriale e ottenere chiarezza sull’insieme del programma che la Fiat ha annunciato e sugli sviluppi degli investimenti strategici della ricerca».

MARCHIONNE – Tutto questo mentre Marchionne, parlando al Salone dell’Auto, annunciava che Fiat è salita al 25% di Chrysler. Marchionne ha ribadito che «esiste la possibilità di salire al 51% quest’anno in Chrysler perché esistono le risorse. Il progetto è collegato all’ipo di Chrysler» che il manager conta di realizzare nella seconda metà di quest’anno.

Poi tornando al referendum di Mirafiori: «Con il 51% di voti favorevoli – ha detto il manager italo canadese – si chiude il discorso. L’investimento si fa. Se non si raggiunge il 51% salta tutto e andiamo altrove. Fiat ha alternative nel mondo, aspettiamo di vedere cosa succederà giovedì e venerdì e se il referendum non passerà ritorneremo a festeggiare a Detroit». Il presidente Jhon Elkann ha aggiunto : «Speriamo che il buon senso prevalga».

«Venerdì scorso – ha detto l’amministratore delegato della Fiat – ero in Canada a Brampton per lanciare il charger della Chrysler. Ci hanno invitato a investire e aumentare la capacità produttiva. C’è un grande senso di riconoscimento per gli investimenti che abbiamo fatto là. Stanno aspettando di mettere il terzo turno, trovo geniale che la gente voglia lavorare, fare anche il terzo turno. Lavorare sei giorni alla settimana è una disponibilità incredibile, in Europa questo è un problema, Brampton è una possibilità, ma ce ne sono moltissime altre dappertutto come Sterling Heights».

«In Italia – ha spiegato Marchionne riferendosi a Mirafiori – per ragioni storiche ed ideologiche la gente non si riconosce in questa nuova proposta della Fiat. Io il passato lo conosco e lo capisco. La storia l’ho vissuta ma il problema deve essere adeguato alla realtà di oggi». Secondo Marchionne, la Fiat non può assumersi la responsabilità dei problemi sociali. «Il mio ruolo è più umile: io faccio vetture e cerco di venderle – ha concluso – il problema sociale deve essere risolto da altri. Noi come Fiat possiamo solo creare le condizioni per lo sviluppo. C’è un impegno in questo senso. Comunque per risolvere un problema strutturale di povertà bisognerà pure cominciare a fare».

NUOVE SCRITTE – Intanto, dopo quelle comparse domenica, accostate alla stella a cinque punte (non cerchiata), altre scritte sono comparse contro Marchionne, in altre zone della città. Le frasi sono comparse sui muri di Porta Palazzo, in via Nizza e nella centrale via Po. Su nessuna di esse era, però, presente la stella a 5 punte rinvenuta sul cavalcavia di corso Sommellier, mentre accanto ad alcune, come quella di via Po («Marchionne infame»), è stata tracciata la «A», simbolo di «anarchia».

Sulla vicenda sono in corso gli accertamenti della digos della polizia di Torino. Il manager del Lingotto ha commentato le nuove scritte contro di lui: «Sono di sicuro fuori posto e riflettono una mancanza di civiltà che credo non sia opportuna per l’Italia». «Siamo fiduciosi – ha aggiunto – che l’aspetto razionale prevalga. Lasciamo fuori l’ideologia politica e facciamo qualcosa di buono per l’azienda e per i lavoratori come vogliamo fare a Mirafiori».

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