ELEZIONI USA: ”IN ITALIA SIAMO SOLO SPETTATORI”

9 Novembre 2000, di Redazione Wall Street Italia

Il testa a testa tra i due candidati alla presidenza USA è vissuto in Italia con un livello di apprensione minore che non in America. Al di là del forte impatto psicologico, il duello senza precedenti tra il democratico Al Gore e il repubblicano George W. Bush non ha infatti provocato spostamenti significativi nei portafogli italiani.

“Noi in fondo siamo solo degli spettatori – osserva Gianni Ferrari, responsabile della gestione azionaria di Sim Banco Napoli Fumagalli Soldani – “anche se poi non rimaniamo insensibili se e quando il Nasdaq cede per due o tre giorni consecutivi; ma si tratta di turbative da mettere in conto”.

Gli spostamenti, sottolinea Ferrari, sono per ovvi motivi più evidenti in America, dove specifici settori produttivi fanno il tifo per l’uno o per l’altro candidato: “e la conferma sta nel brusco calo del Nasdaq ieri a New York, dove il timore della sconfitta di Gore ha provocato lo spostamento dei capitali sulla old economy”.

In Italia i settori che più di altri potrebbero avvantaggiarsi della vittoria di Bush sono quelli delle aziende che esportano e fatturano in dollari. Non è un mistero infatti che il candidato repubblicano sia favorevole al dollaro forte. Migliori prospettive dunque si aprirebbero per comparti come quello del petrolio o dell’abbigliamento.

Per quanto riguarda l’andamento del mercato in prospettiva, Ferrari prevede che, “doppiato bene lo scoglio pericoloso dell’UMTS”, il listino chiuderà l’anno in rialzo rispetto al livello attuale. “Non è poco, e nemmeno scontato – avverte – visto che quindici giorni fa Piazza Affari aveva azzerato i guadagni di un anno e che solo nelle ultime due settimane si è riportata in rialzo del 10-11%”. Ma da qui al cambio di data “bisognerà mettere in preventivo qualche correzione lungo il percorso”.

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