ELEZIONI USA: LA SFIDA E’ SUI TITOLI DI STATO

21 Novembre 2000, di Redazione Wall Street Italia

Leah Modigliani, nipote del premio Nobel per l’ecomomia e analista di punta di Morgan Stanley Dean Witter, critica duramente il progetto di investire in borsa i fondi del sistema di previdenza pubblica.

Piu’ che al nuovo inquilino della Casa Bianca, Wall Street attende infatti i nuovi fondi che sia democratici che repubblicani intendono introdurre sul mercato per rimpinguare le esangui casse della previdenza sociale. Ma Leah Modigliani placa gli entusiasmi.

“L’introduzione sul mercato azionario di forti quantitativi di denaro non portera’ prosperita’ – ha detto Leah Modigliani – ma avra’ come conseguenza un forte rialzo dei tassi d’interesse”.

I fondi presenti per il sistema previdenziale americano, che ammontano attualmente a circa $1.000 miliardi, non sono sufficienti a coprire gli obblighi del governo – stimati in $3.000 miliardi – in materia previdenziale. Entrambe le fazioni politiche prevedono di investire sul mercato azionario tra il 40% e il 50% dei fondi disponibili.

La nipote del premio Nobel per l’economia ritiene che per allocare in borsa $500 miliardi del fondo destinato al Social Security – una cifra equivalente alla meta’ del denaro investito nel corso degli anni novanta sui fondi comuni d’investimento specializzati in azioni – il governo dovrebbe emettere buoni del Tesoro.

Considerando che il valore attuale del mercato dei titoli di stato americani e’ di circa $2.500 miliardi, l’operazione provocherebbe un declino dei prezzi dei titoli di stato e quindi un sostanziale rialzo dei rendimenti.

“L’aumento dei rendimenti dei buoni del tesoro incita gli investitori a spostare l’attenzione dal mercato azionario a quello dei titoli di stato – continua Modigliani – E questo fara’ si’ che il denaro che entrera’ sul mercato sara’ nettamente inferiore ai $500 miliardi investiti in azioni”.

L’operazione, dice Modigliani, potrebbe inoltre danneggiare le aziende visto che il rialzo dei rendimenti dei titoli di stato contribuira’ a rendere piu’ caro per le societa’ americane accedere al credito.

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