ELEZIONI USA: LA DECISIONE AI MERCATI

15 Novembre 2000, di Redazione Wall Street Italia

Dopo oltre una settimana dalle elezioni USA, non si conosce ancora il nome del prossimo presidente. Il mercato e’ pero’ sempre piu’ in ansia e potrebbe dichiarare di averne avuto abbastanza.

Secondo Irwin Kellner, professore di economia all’universita’ Hofstra, la reazione degli investitori non deve essere sottovalutata, in quanto il declino del mercato azionario potrebbe trascinare con se’ l’intera economia.

I mercati infatti, riescono a sopportare l’incertezza economica e quella finanziaria, ma non quella politica e in quest’ultimo caso il crollo delle quotazioni puo’ trasformare un calo ciclico in una vera e propria recessione.

E’ gia’ successo due volte, nel 1974 e nel 1990.

Dopo le dimissioni alla fine del 1973 del vice presidente americano Spiro Agnew e l’embargo del petrrolio arabo, il mercato azionario aveva iniziato a tremare e l’economia a raffreddarsi. Le successive dimissioni del presidente Nixon nel 1974 fecero poi peggiorare la situazione sino a trascinare l’economia in una recessione che e’ durata fino al marzo 1975.

Nel 1990 con l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq il prezzo del petrolio era andato alle stelle e l’economia aveva avuto un momento di esitazione. Quando pero’ il presidente Bush ordino’ la serrata del governo a causa dell’impasse sul bilancio, si innesco’ la recessione.

A dare i primi segnali di possibili guai del mercato azionario e obbligazionario e’ il mercato dei cambi, un importante barometro di come gli investitori recepiscono la situazione politica.

L’ indebolimento del dollaro e’ infatti un segnale che la fiducia negli Stati Uniti sta diminuendo e che gli investitori preferiscono abbandonare le posizioni USA.

La fuga dei capitali stranieri puo’ poi causare un ulteriore calo dei titoli azionari e il conseguente raffreddamento dell’economia.

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