ELEZIONI USA: GORE GIOCA L’ULTIMA CARTA

5 Dicembre 2000, di Redazione Wall Street Italia

Gli avvocati di Al Gore hanno tempo sino alle 3 di oggi pomeriggio (ora di New York) per presentare alla Corte suprema della Florida la memoria di appello dopo la sconfitta di ieri. Il tribunale di primo grado ha infatti negato che esistano i presupposti per procedere a una verifica manuale dei voti.

Il giudice Sandes Sauls, leggendo il dispositivo, ha ritenuto che i legali del candidato democratico abbiano “mancato di presentare l’arma del delitto”, ovvero prove sufficienti a far pensare che se le 14.000 schede scartate in tre contee dai lettori ottici fossero contate a mano, l’esito delle elezioni cambierebbe.

David Boies, definito “il miglior avvocato che il denaro possa comprare” ha ascoltato il giudice prendendo appunti e, appena uscito dall’aula, ha annunciato ricorso contro la sentenza, senza risparmiare commenti al vetriolo sull’operato del giudice.

“Se si fosse dato pena di esaminare le prove che abbiamo prodotto – ha detto Boies – avrebbe facilmente trovato i presupposti che impongono una conta dei voti scartati dalle macchine. Non mi risulta che il giudice abbia neppure controllato una delle schede elettorali oggetto di contestazione”.

Gia’ dalla prima udienza era stato chiaro che tra il principe dl foro newyorkese che guida il team legale di Gore e il giudice Sanders Sauls non c’era feeling.

Il contrasto tra questo ex giudice fallimentare, noto per le sue interpretazioni letterali – quasi pedisseque – della legge, catapultato d’improvviso a dirimere una delle piu’ intricate dispute elettorali della storia americana e il raffinato avvocato da $750 all’ora, ha giocato un brutto scherzo ai democratici.

Il giudice, in tutte le fasi del procedimento, ha voluto sottolineare di non sentirsi affatto intimidito dall’importanza del caso approdato nella sua aula ne’ dalla roboante fama dei legali giunti a Tallahassee in Florida.

Dondolandosi sul suo scranno, ha piu’ volte ripreso Boies nel corso del dibattimento, invitandolo a riformulare la domanda come se avesse a che fare con un neo procuratore alla sua prima udienza.

Il caso passa ora nelle mani dei sei giudici della Corte suprema della Florida, innanzi ai quali Boies aveva gia’ ottenuto un’importante vittoria, quella di bloccare la prima certificazione delle schede da parte del segretario di stato Katherine Harris.

Quella vittoria tuttavia non ha convinto la Corte suprema degli Stati Uniti che ha rispedito in Florida la sentenza, non convinta dai “presupposti giuridici”. A Tallahassee il massimo organo di giustizia dovra’ occuparsi oggi anche di questo.

Per una copertura completa vedi ELEZIONI USA:
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e in particolare Elezioni Usa: tutti i giudici dell’Alta Corte