ELEZIONI USA: FLORIDA, IL PARLAMENTO DICE BUSH

12 Dicembre 2000, di Redazione Wall Street Italia

Il parlamento della Florida ha deciso con una maggioranza di 79 a 41 di nominare direttamente i 25 grandi elettori cui spetta il compito di indicare il nome del presidente degli Stati Uniti.

L’assemblea legislativa, controllata dai repubblicani, ha deciso cosi’ di non aspettare i giudici della Corte suprema di Washington e di bruciare le tappe.

La manovra, destinata a esacerbare ulteriormente il clima di rottura fra democratici e repubblicani, rappresenta il primo vero passo verso una crisi istituzionale.

Qualora la Corte suprema federale decidesse di far ripartire la verifica dei voti contestati, la Florida rischia di trovarsi con 25 grandi elettori designati dal Parlamento e 25 designati dallo scrutinio elettorale. I primi andrebbero a Washington per votare George W. Bush, i secondi Al Gore.

Il conflitto passerebbe a questo punto nelle mani del Congresso degli Stati Uniti.

Per questo il Parlamento della Florida ha scelto una formula ispirata ai criteri della diplomazia: la decisione di nominare i grandi elettori e’ stata presa oggi, ma questi non saranno indicati prima di domani. In questo modo all’Alta corte di Washington non arriva il messagio che, qualsiasi cosa decida, i giochi sono gia’ chiusi.

Un portavoce della Corte suprema della Florida ha intanto fatto sapere che i sette giudici stanno aspettando la decisione dei colleghi della Corte suprema federale prima di pronunciarsi sul ricorso presentato da alcuni elettori democratici sul caso dei voti provenienti dall’estero.

Il tribunale di primo grado della Florida, con due separati giudizi, aveva infatti respinto l’istanza tesa ad annullare circa 25.000 voti nelle contee di Martin e Seminole.

La stragrande maggioranza di questi voti contiene preferenza per il candidato repubblicano e se le schede dovessero essere annullate, Al Gore passerebbe in testa.

Per una copertura completa vedi ELEZIONI USA:
SPECIALE WALL STREET ITALIA


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Elezioni Usa: l’arma segreta di Al Gore