Elezioni Ue: fronte anti-euro supera 30%

5 Febbraio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA – Il Pd al primo posto. Con un aumento di oltre un punto percentuale rispetto al 2009. Subito dietro si piazza il Movimento 5 Stelle, che – a differenza di altre forze politiche – di analoghi raffronti con il passato ancora non ne può fare visto che in Europa debutterà quest’anno. A seguire, la rifondata Forza Italia di Silvio Berlusconi. E, molto più indietro, il Nuovo centrodestra partorito soltanto qualche mese fa da Angelino Alfano: anche sommati, Fi più Ncd (più Fratelli d’Italia) non raggiungono l’exploit di cinque anni fa, quando sotto l’ombrello unico del Pdl si candidarono assieme e stravinsero al parlamento Ue. Non lo raggiungono, ma ci si avvicinano molto.

A poco più di tre mesi dal voto calendarizzato per fine maggio, Repubblica.it analizza le prime intenzioni di voto disponibili in vista delle elezioni europee: quelle che, per dirla con le parole usate a Strasburgo dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, si svolgeranno “in un contesto che per la prima volta mette in discussione i valori stessi dell’Ue”. A scattare la foto – ricavata da un campione di 2mila cittadini residenti in Italia e disaggregati per sesso, età e area di residenza – è la Ipr Marketing. Le interviste sono state realizzate tra il 25 gennaio e il 3 febbraio scorsi: un frangente, dunque, in cui la discussione politica italiana è stata caratterizzata da polemiche durissime, da attacchi frontali alle istituzioni e riposizionamenti dell’ultima ora.

Quel che emerge dal sondaggio è che in Italia il Partito democratico sarebbe in assoluto il più votato con il 27,6% delle preferenze. Nel 2009 – vale a dire le ultime elezioni europee – si fermò al 26,1 per cento. Alle politiche del 2013, invece, da solo raggiunse il 25,4% alla Camera e il 27,4% al Senato.

Dietro i democratici, però, si collocano subito i Cinque Stelle, che agguantano un solido 25,4 per cento. Per i ‘grillini’ l’unico paragone possibile è quello con le politiche del 2013, quando alla Camera fu scavalcato il 25% e al Senato ci si avvicinò molto alla soglia del 24. Terza forza politica, secondo le intenzioni sondate, è la rinata Forza Italia, che da sola si ferma al 24,3 per cento. Anche unendo Ncd (5,6%) e FdI (1,5%) a Fi, non si supera quota 32. Nel 2009 il Pdl fu incoronato primo partito col 35,3 per cento dei voti. Alle politiche dello scorso anno, invece, alla Camera prese il 21,6% mentre al Senato salì al 22,3 per cento. Lo scorso anno, va ricordato, FdI correva già per conto proprio con un ‘ritorno’ pari al 2 per cento.

Ma se il boom del Pd è soprattutto al Centro (35%), dove le giunte che guidano regioni come Lazio, Umbria, Marche e Toscana avranno avuto il loro impatto nell’orientare le preferenze, il M5S ha la sua impennata nelle isole (29%). Forza Italia, invece, supera la propria media tanto al Sud (26,5) quanto nelle isole (28) contro un risultato inferiore al Nord Est (18 per cento).

Da Ncd in avanti, i numeri crollano drasticamente e le risposte viaggiano su percentuali a una sola cifra. E’ il caso della Lega Nord, forza anti-europeista per eccellenza, che non va oltre il 5, quando invece nel 2009 portò a casa il 10,2 (ma alle politiche del 2013 si fermò al 4 per cento). Il suo segretario, Matteo Salvini, l’ha già detto: “Per le euroopee correremo anche al Sud e stringeremo alleanze con tutte le forze che condividono la battaglia anti-euro”. Analizzata per circoscrizioni, infatti, la performace (sempre secondo i sondaggi) di un movimento ben connotato quale il Carroccio è differente a seconda delle zone prese in considerazione: il picco dell’11% spetta al Nord Est (dove il Veneto fa da traino), mentre quello del 10,5% va al Nord Ovest (dove la parte del leone continua a farla la Lombardia, soprattutto a seguito degli scandali che recentemente hanno investito in pieno la Regione Piemonte e il suo governatore leghista Roberto Cota). Al Centro, al Sud e nelle isole i risultati sono minimi (0,1%).

Va detto che, a conti fatti, se messi assieme i soggetti politici anti-euro, dal M5S alla Lega a Fratelli d’Italia, arrivano a superare il 30 per cento.

Al 2% si ferma la Sel di Nichi Vendola, che proprio in queste ore sull’alleanza col Pd di Matteo Renzi ha posto precisi paletti. E al 2% si ferma pure l’Udc di Pier Ferdinando Casini, che soltanto qualche giorno fa ha deciso – come ha detto più d’uno – di recitare la parte del ‘figliol prodigo’ e di tornare ad allearsi con Berlusconi. Nel 2009 il peso dell’Udc era ben più rilevante: il 5,6 per cento.

All’1% si stoppa, invece, Scelta civica: stando al sondaggio, ottengono più preferenze forze politiche come i socialisti e La Destra di Francesco Storace (1,2 per cento).

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