ELEZIONI: CHI VINCERA’ E CHI PERDERA’ IN BORSA

9 Marzo 2001, di Redazione Wall Street Italia

Il toto-elezioni si gioca anche in borsa, dove la vittoria della sinistra o della destra è in grado di spostare investimenti o di privilegiare alcuni settori economici a scapito di altri.

A grandi linee gli addetti ai lavori del mercato azionario mettono da una parte, con la sinistra, i telefonici, le banche, alcuni settori della New Economy, e dall’altra, con la destra, gli editoriali, gli assicurativi, il risparmio gestito.

Dice Donatella Principe, analista di Banca Popolare di Vicenza, che “si scontrano due forze: c’è la mano invisibile della destra, che ha come leader un grosso imprenditore, e c’è la gestione pubblica della cosa privata a opera della sinistra”.

Se vincerà la sinistra, gli operatori di borsa non prevedono grossi sconvolgimenti: “resterà lo status quo – afferma Donato Colombo, analista di Banque Cortal del gruppo BNP Parisbas -la struttura organizzativa dello Stato e dell’economia manterrà i connotati che abbiamo conosciuto in questi anni”.

Semmai – nota Antonio Federico, responsabile del sales and trading di Dresdner Kleinwort Albertini Sim – “si può immaginare un’accelerazione nel processo di aggregazione del settore bancario”.

Scatterebbe in avanti, per esempio, l’operazione Unintesa, cioè la fusione tra Unicredito e Intesa. In borsa gli operatori ricordano che il presidente di Banca Intesa Giovanni Bazoli per un certo periodo era stato dato in quota al centro-sinistra prima della candidatura di Francesco Rutelli a capo di quello schieramento.

Allo stesso modo ingranerebbe la quarta l’operazione MPS-BNL. MPS ha la sua base in una giunta rossa, ricorda Roberto Santagostino, responsabile della sala operativa di SimCasse; quanto a BNL, l’operatore rammenta l’amicizia che lega il presidente dell’istituto romano, Luigi Abete, a Ciriaco De Mita (centro-sinistra).

Con la conferma della sinistra tirerebbe un sospiro di sollievo Roberto Colaninno, che avrebbe maggiori garanzie di vedere andare in porto l’acquisizione di TMC da parte di Seat e, con essa, la nascita della tv tematica e del terzo polo televisivo, osteggiato da Silvio Berlusconi, leader del centro destra.

“Ma l’operazione con TMC ormai è nelle cose – taglia corto Federico – più in generale mi aspetto una rivitalizzazione di Olivetti e dei telefonici”.

Sul fronte editoriale Federico è convinto che potrebbe cambiare qualcosa per Hdp e per la controllata RCS. RCS è in orbita di Cesare Romiti, che è schierato con la destra e che si troverebbe con la poltrona a rischio se i rapporti di forza in campo politico non dovessero cambiare.

Le elezioni avranno anche un impatto sul processo di privatizzazzioni.

“La sinistra – ricorda Donatella Principe – ha realizzato il più grosso processo di privatizzazione a livello europeo non fosse altro che per il collocamento in borsa di Enel. Potrebbe muoversi ancora giusto se avesse bisogno di fare cassa, magari con operazioni simili a quelle adottate recentemente con Eni“. Il tesoro ha venduto il 5% di Eni a febbraio con una rapida vendita ai soli investitori istituzionali.

La sinistra potrebbe anche vendere “una quota di Telecom Italia – dice Principe – c’è in ballo un 2,64% circa che potrebbe andare sul mercato se solo il mercato si riportasse a livelli più alti e il titolo Telecom Italia tornasse a €15 o più”. E anche, una volta chiusa la vicenda Enel-Infostrada, il collocamento di Wind, con magari anche una nuova tranche di Enel e di Eni.

Quanto al Nuovo Mercato e ai giovani manager, Donato Colombo li vede istintivamente più vicini al centro-sinistra: “la New Economy, Renato Soru di Tiscali o, fuori dal Numtel, Diego Della Valle di Tod’s, li immagino schierati da questa parte”.

Se vincerà la destra, poco c’è da aspettarsi sul fronte bancario. “Berlusconi non ha praticamente poltrone in banca – affermano Antonio Federico e Donatella Principe – deve recuperare terreno, e non è casuale che da qualche tempo Berlusconi stia tentando manovre di avvicinamento nei confronti di Mediobanca, il cosiddetto salotto buono della finanza italiana dal quale in qualche modo il leader di Forza Italia è sempre stato escluso”. Per Donato Colombo “Berlusconi sul fronte bancario ha bisogno di tempi e di uomini, non fa parte di alcun potere forte”.

Tutti gli operatori di borsa sono convinti che, in caso di vittoria della destra, Mediaset sicuramente beneficierà. La destra a Palazzo Chigi, prevede Antonio Federico, darebbe poi la sua forte impronta a tutti i provvedimenti legislativi in materia di radioemittenza e di pubblicità.

Allo stesso modo il mercato pensa che la destra accelererà la riforma del sistema previdenziale e dello sviluppo dei Fondi pensione: “una pacchia per Mediolanum – scherza l’operatore di Dresdner Kleinwort Albertini Sim.

Brutta aria, invece, per Roberto Colaninno e la sua galassia di titoli telefonici, editoriali e Internet. Ancora Federico: “non è escluso che con la vittoria della destra Berlusconi chiami a raccolta parenti e mani amiche in Italia e all’estero per lanciare un’offerta pubblica di acquisto su Olivetti.

Le privatizzazioni? “Il centro-destra al potere potrebbe muoversi in tal senso, più per una questione di immagine e di aderenza al principio del ‘meno Stato più mercato’ – afferma Donatella Principe – vedo dunque il collocamento di una quota di Finmeccanica, qualcosa di Autostrade, magari una tranche di Eni o di Enel.”

Per Roberto Santagostino, trader di Simcasse, la vittoria del centro-destra beneficierebbe le società di piccola e media capitalizzazzione.

“Più che di singoli titoli parlerei di settori – ha detto Santagostino – immagino che una buona spinta proietterebbe in alto il comparto delle società a media capitalizzazione, favorite da un’impostazione alla Tremonti sulla defiscalizzazione degli utili reinvestiti. Nel Midex per esempio, vedrei bene Benetton o Rinascente”.