ELEZIONI ANTICIPATE, PERCHE’ NO?

8 Aprile 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Sono le ore della tattica e degli scenari, almeno fino a dopo i funerali del papa. Poi, tutto può accadere perché come assicura un autorevole deputato centrista «la situazione è in continua evoluzione». All’indomani del vertice del tabù infranto (in cui Fini e Casini, alla luce dell’ecatombe provocata dalle regionali, avrebbero chiesto a Berlusconi di farsi da parte oppure, in alternativa, di andare alle elezioni anticipate), la consegna ufficiale è quella surreale della smentita su tutti i fronti. Per Berlusconi non c’è nessuna crisi, idem per il vicepremier Fini (entrambi hanno dichiarato così ieri), mentre Casini ovviamente non parla, ricoprendo un incarico istituzionale.

Partiamo, allora, dalla trattativa in corso. A condurla sarebbe il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, anche se quelli che sembrano essere i due principali contendenti, Berlusconi e Fini, si sono visti ieri sera da vicino a villa Madama per incontrare Bush, che si trova a Roma per le esequie del pontefice.

A fronte delle richieste del subgoverno (cambio del premier o ridimensionamento della Lega, infine voto anticipato), il Cavaliere potrebbe offrire un rimpastone, ovvero la testa di tutti i ministri tecnici. Basterà? Ambienti di An raccontano che «Fini e l’Udc potrebbero pure fare un passo indietro sul cambio del premier ma Berlusconi deve almeno cedere su Bossi, mettendo da parte le riforme istituzionali». La risposta di An arriverà solo oggi pomeriggio quando Fini riunirà i suoi ministri e i vertici del partito a via della Scrofa, mentre il segretario dell’Udc e vicepremier, Marco Follini, i suoi li ha già visti ieri. In merito, le ipotesi prevalenti volgono al pessimismo, non a caso per tutta la giornata di ieri sono circolate voci insistenti sulle dimissioni dei due vicepresidenti del Consiglio.

Anche perché, questa volta il punto centrale della crisi non riguarda l’intesa su una strategia di sopravvivenza fino alla fine della legislatura (e in ogni caso An, pur tra mille divisioni, non vuole il mantenimento dello status quo) ma investe direttamente la premiership berlusconiana, come sottolineava ieri un corsivo in prima pagina sul Secolo d’Italia, alludendo alla disperata, secondo An, partecipazione di Berlusconi a Ballarò: La fine del berlusconismo in diretta tv. E a questo punto gli scenari delineati da alcune fonti autorevoli sono vari.

Il primo scaturisce da alcune riflessioni fatte dallo stesso Berlusconi. In pratica, e questa potrebbe essere la vera novità emersa ieri, il premier starebbe ragionando seriamente sull’ipotesi delle elezioni anticipate. Un segnale concreto arriverà oggi dalla Padania, il quotidiano leghista diretto da Gianluigi Paragone, che titolerà così un’intervista al Senatùr: «Elezioni anticipate, perché no?». In questo modo l’asse del nord tra Berlusconi e Bossi vorrebbe scompaginare i piani del subgoverno usando le stesse armi di Fini, Follini e Casini. Con la differenza che il premier potrebbe veramente fare sul serio.

Dice un’accreditata fonte azzurra: «Noi dubitiamo fortemente che An e Udc andranno fino in fondo. Se anche fosse, il premier sta valutando l’ipotesi che è meglio una sconfitta con onore oggi che una disfatta domani. Ormai i rapporti sono talmente gelidi che non è pensabile sopravvivere a un anno di logoramento. Ci sono nodi irrisolvibili. Ammesso che il Cavaliere superi indenne le minacce odierne del subgoverno, che cosa succederà quando le riforme arriveranno alla Camera per la terza lettura? Per questo motivo Berlusconi sta tentando di capire qual è il momento più utile per andare da Ciampi e dimettersi».

Non solo: dentro Forza Italia si è convinti che così si approfitterebbe anche delle divergenze tra Fini e Casini sul postberlusconismo, e che spiegherebbe in parte anche la frenata del ministro degli Esteri di ieri. Divergenze confermate da un esponente di An: «Fini vuol capire Casini che partita sta giocando. Il sospetto è che il presidente della Camera lo usi come killer di Berlusconi per poi rispolverare il progetto mai sopito del grande centro ed emarginare An, forse già da adesso con una riedizione di quello che fu il governo Dini. Ci sono stati strani incontri con emissari dell’altro lato, tutta gente scontenta di Prodi, sì mastelliani ma anche qualche veltroniano». Un’altra fonte di An, invece, assicura che il patto tra i due è ferreo e gode di ottima salute e che sulla successione non ci sono dubbi: «Casini farà il candidato premier, magari dopo un governo Letta di transizione». Resta da vedere in base a quale schema possa reggere una premiership Casini, calcolando che al nord la Lega preferirebbe correre da sola piuttosto che sostenere un candidato postdemocristiano.

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