Egitto: borsa in caduta libera. E la rivoluzione arriva in Yemen

27 Gennaio 2011, di Redazione Wall Street Italia

In un paese dove sta per scoppiare la rivoluzione (oggi, “giornata della rabbia”, si segnala il primo caso di insubordinazione dell’esercito mentre il conteggio dei morti e’ arrivato a sei) e’ normale che il mercato subisca contraccolpi pesanti. Ma il grafico dell’andamento dell’indice della borsa egiziana fa paura. E fa ancora piu’ paura l’ipotesi che possa venire chiuso il Canale di Suez, nervo cruciale dei trasporti di barili di petrolio via mare.

Dopo essere stato bloccato temporaneamente dalle contrattazioni, il mercato ha ripreso a cedere quota. Il bilancio in due sedute e’ di -16%. Un ribasso che ha spinto l’indice azionario EGX30 ai minimi dal 2009. Intanto i Cds (il costo per proteggersi da un default del debito sovrano del paese) sono schizzati al rialzo di 40 punti base (+10%) a quota 385. Come se non bastasse, e’ a rischio il transito nel Canale di Suez: uno stop potrebbe essere imminente.

Intanto mentre nelle strade di Alessandria, Suez e Il Cairo sono i giovani a guidare la rivolta, mettendo in secondo piano i tradizionali soggetti dell’opposizione egiziana, la rivoluzione araba e’ arrivata in un altro paese “tradizionalista”, lo Yemen, dove, cosi’ come in Giordania, Algeria, Marocco, la situazione si e’ surriscaldata da quando i tunisini hanno iniziato a scendere in piazza per chiedere le dimissioni di Ben Ali, datosi poi alla fuga.

Migliaia di persone sono scese nelle strade di Sana’a, la capitale dello Yemen, per protestare contro il governo di Ali Abdullah Saleh, presidente del paese da oltre 30 anni. Secondo le prime testimonianze i manifestanti chiedono un nuovo governo e nei loro canti citano spesso gli episodi avvenuti in Tunisia. La popolazione protesta contro la crescente poverta’ e contro la corruzione e la censura del governo. Nel frattempo in Albania tre persone hanno perso la vita nel corso delle manifestazioni di protesta, il che fa temere che l’ondata rivoluzionaria si possa propagare anche in Europa.

Il tutto mentre in Egitto le proteste si infiammano. Secondo la ricostruzione dei media locali, i manifestanti hanno preso il controllo della stazione di polizia a Suez. Secondo il Guardian, c’e’ stato anche il primo caso di insubordinazione dell’esercito: “un avvocato e un direttore generale di Arabic Network for Human Rights Information hanno raccontato via Twitter che alcuni gruppi dell’esercito a Suez si sono rifiutati di offrire il loro supporto per sedare la rivolta. Il che significa che il governo potrebbe perdere presto il controllo di Suez e del Canale di Suez. Che cos’ha di tanto speciale in questo corso d’acqua artificiale? E’ uno dei setti piu’ importanti punti di crocevia marini da cui passano le scorte del petrolio via nave. Secondo l’Energy Library, la chiusura del Canale di Suez comporterebbe un allungamento dei tragitti via mare di 6.000 miglia costringendo le imbarcazioni a passare dal Capo di Buona Speranza in Sudafrica.

Ieri gli scontri in Egitto hanno causato la morte di un poliziotto e un manifestante al Cairo, mentre circa settecento persone sono state arrestate in tutto il paese, tra cui otto giornalisti, e altri scontri sono scoppiati nelle citta’ citate prima, ma non solo. A Suez un gruppo di manifestanti ha appiccato il fuoco al palazzo del governo e ha tentato di dare alle fiamme anche la sede locale del Partito Nazionale Democratico attualmente al potere. Le forze dell’ordine sono intervenute lanciando gas lacrimogeni. Tra i feriti ci sono almeno 55 manifestanti e 15 agenti di polizia.

Qui sotto riportiamo un video dei nuovi scontri avvenuti nelle strade di Suez, dove ormai anche le autorita’ si sono ribellate al potere: