EFFETTO CRISI: SCENDE IL NUMERO DEI SUPER-RICCHI

24 Giugno 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Anche i ricchi piangono. In questi tempi di crisi per le finanze mondiali gli individui con un patrimonio superiore al milione di dollari, gli Hnwi (High net worth individuals), sono diminuiti del 14,9% nel 2008 rispetto all’anno scorso. Nel nostro Paese la riduzione è stata più marcata con una flessione del 20,8 per cento.

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È quanto riporta la tredicesima edizione del World Wealth Report, il rapporto annuale sulla ricchezza nel mondo elaborato da Merrill Lynch Global Wealth Management e Capgemini, presentato oggi a Milano, in contemporanea mondiale in diversi Paesi. I motivi di questa contrazione sono sotto gli occhi di tutti. Il terremoto che ha investito la finanza internazionale lo scorso autunno è arrivato direttamente all’economia reale e ha provocato una serie di effetti a catena trascinando anche le finanze di questa categoria ristretta.

Secondo l’indagine, si è tornati a livelli precedenti al 2005, con una brusca discesa soprattutto degli ultra-Hnwi, ovvero i “super-ricchi”, coloro che vantano un patrimonio superiore ai 30 milioni di dollari, il cui numero è diminuito del 24 per cento. Nel mondo la cerchia dei Paperoni, composta da 8,6 milioni di individui, si trova ora a gestire un patrimonio finanziario di 32.800 miliardi di dollari, il 19,5% in meno rispetto al 2007 anno in cui deteneva una ricchezza pari a 40.700 miliardi. Merril Lynch e Capgemini, però, sono ottimiste sul futuro: già nel 2013 dovremmo assistere a una ripresa del numero di super ricchi, con un tasso di crescita annuo dell’8,1% (anche se fino al 2007 era del 9,7%). Nord America e Asia-Pacifico faranno da traino alla crescita in termini di ricchezza. Queste regioni beneficeranno dell’incremento della spesa al consumo negli Stati Uniti e della maggiore autonomia dall’esterno dell’economia cinese, che fino a oggi si è sostenuta principalmente sull’export.

Il caso italiano. L’Italia ha seguito il trend negativo attestandosi su un valore di gran lunga inferiore alla media mondiale ma anche a quella europea del 14,4 per cento. Nel nostro paese i milionari sono passati da un totale di 206mila nel 2007 a 163.700 nel 2008, diminuendo del 20,8%, un valore consistente dopo anni di costante crescita (+1,1% nel 2006 e +3,8% tra il 2005 e il 2006). Tra i fattori inibitori che si sono abbattuti sui grandi ricchi italiani Merrill Lynch e Capgemini individuano la diminuzione del Pil reale dell’1% nel 2008 (che potrebbe subire una contrazione del 3,6% nel 2009); il crollo del 51,3% della capitalizzazione di mercato (l’indice S&P Mib ha chiuso il quarto trimestre 2008 in ribasso del 51% rispetto al quarto trimestre del 2007). Una diminuzione del 7,5% dei prezzi sul mercato immobiliare.

Per contro la crisi finanziaria nel nostro paese è stata mitigata da un pacchetto di stimolo approvato dal Governo (che trascina a livello di indotto anche le finanze degli Hnwi) che, secondo il rapporto, equivale a poco meno di un miliardo di euro netti, e la forte campagna di sensibilizzazione determinata a far mantenere la fiducia negli istituti di credito italiani con garanzia sui depositi fino a 100mila euro.

I grandi ricchi hanno preferito investimenti più sicuri. La ricaduta della crisi finanziaria ha portato a una flessione della fiducia, da parte dei ricchi, nei confronti degli investimenti più rischiosi. Hanno ridotto, infatti, la propria esposizione verso le azioni, destinando nel 2008 una quota maggiore del loro patrimonio verso investimenti più sicuri e semplici. Una maggiore quantità di risorse finanziarie è confluita negli investimenti a reddito fisso, nella liquidità e negli asset liquidi. È cresciuta anche la quota dedicata al settore immobiliare, che è aumentato al 18% del portafoglio totale globale degli Hnwi, in rialzo del 4% dal 2007. Anche gli investimenti basati sulla liquidità hanno evidenziato un netto incremento, passando al 21% dei portafogli complessivi (in rialzo del 7% dal 2006).

In Giappone, un Paese in cui il tasso di risparmio è per tradizione elevato, si è registrato il numero più elevato di passaggi a forme di investimento basate sulla liquidità (30%). Per contro, gli investimenti dei Paperoni nordamericani hanno evidenziato la quota più bassa di liquidità o di depositi in percentuale sui loro portafogli complessivi (14%), in rialzo di 3 punti percentuali dal 2007.
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