Effetto Cina sui futures Usa

9 Febbraio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Quando manca mezz’ora all’avvio delle contrattazioni a Wall Street, i derivati sui principali indici di borsa americani (vedi quotazioni a fondo pagina) continuano a viaggiare sotto la parita’, facendo pensare a un avvio negativo.

Mentre si guarda ad alcune trimestrali, come quelle oltre le attese di Coca Cola (KO) e Disney (DIS), e si aspetta il primo discorso del numero uno della Fed Ben Bernanke, ci si interroga sul destino dell’azionario.

Alcuni operatori sono pronti a scommettere che oggi la corsa dell’azionario si fermera’, frutto di una correzione fisiologica all’indomani di una seduta in cui il Dow ha chiuso la settima seduta consecutiva in rialzo. “Avendo visto massimi che non si toccavano da due anni e mezzo, una correzione e’ sempre probabile che si verifichi. Senza una ricca agenda macro gli investitori potrebbero vivere la giornata odierna come un’opportunita’ per vendere”, ha dichiarato a Marketwatch Ben Citchley, trader di IG Index.

Deboli tutti i listini europei. Sul Ftse/Mib a Milano si mette in mostra Buzzi Unicem, che rimbalza dopo il calo di ieri dovuto alla diffusione dei deludenti dati preliminari del 2010. Bene anche Mediaset. Contrastati invece i titoli bancari.

Sul DAX a Francoforte la forza di Metro AG e Linde non basta a compensare il calo di Henkel e Adidas. La bilancia commerciale tedesca di dicembre si e’ attestata a 11,9 miliardi di euro, in calo da 12,9 miliardi del mese prima. L’import e’ sceso del 2,3% dopo il +4,1% di novembre.

In Francia il CAC vede Societe Generale e BNP Paribas in corsa ma il loro rialzo e’ minato dalla debolezza di Sanofi-Aventis (SNY), colpita dopo la pubblicazione dei conti. In calo anche il FTSE a Londra nonostante l’equilibrio tra titoli in rialzo e ribasso. HSBC (HBC), Barclays (BCS) e Prudential PLC (PUK) mostrano forza mentre Reckit Benckiser, GlaxoSmithKline (GSK) e BP (BP) cedono terreno. Il deficit commerciale del paese nel mese di dicembre e’ salito a 9,25 miliardi di sterline da 8,46 miliardi dei 30 giorni prima

Sui listini asiatici, all’indomani della stretta monetaria della People’s Bank of China, lo Shanghai Composite cinese ha perso lo 0,9% alla riapertura dopo il lungo poste festivo. A Hong Kong l’Hang Seng ha ceduto l’1,4%. In Giappone il Nikkei ha lasciato sul terreno lo 0,2%.

In generale si teme che un rallentamento dell’economia cinese possa avere ripercussioni sull’intera congiuntura globale. Preoccupate sembrano essere soprattutto l’Australia e la Cina: entrambe fornitrici di materie prime, le due economie temono infatti che in caso di indebolimento della Cina, le loro forniture di materie prime andrebbero a diminuire, provocando a catena una flessione delle esportazioni, del Pil e delle divise di riferimento.

Non mancano notizie anche dal Giappone, alle prese con i suoi debiti pubblici colossali e anche le condizioni precarie in cui versano le sue banche: sia il Fondo Monetario Internazionale che Moody’s oggi hanno strigliato il governo, invitandolo a fare di più per mettere un freno a un debito che rappresenta il 200% rispetto al prodotto interno lordo.

Sugli altri mercati, i futures con scadenza marzo del petrolio segnano un rialzo dello 0,95% a $87,77 il barile. I contratti con scadenza analoga dell’oro guadagnano lo 0,02% a $1.364,40 l’oncia. Sul fronte valutario l’euro avanza dello 0,36% $1,3674. Quanto ai Treasury, il rendimento sul decennale vale il 3,71% dal 3,725% di ieri.

Alle 15:00 (le 9:00 ora di New York) il contratto future sull’indice S&P500 arretra di 3,90 punti (-0,30%) a quota 1.317,80.

Il contratto sull’indice Nasdaq 100 segna -6,25 punti (-0,26%) in area 2.356,50.

Il contratto sull’indice Dow Jones scivola di 10 punti a quota 12.186 (-0,08%).