EFFETTI COLLATERALI

20 Luglio 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Nell’assedio dei partiti al governo, sembra che quest’ultimo, almeno per ora, regga. Anche le dimissioni da ministro di Umberto Bossi, che hanno un forte impatto simbolico, si spiegano, oltre che con la difficoltà a condurre il dibattito parlamentare sulle riforme costituzionali nelle sue condizioni ancora non del tutto ristabilite, con l’esigenza di dedicare la massima attenzione al partito.

Dall’altra parte, invece, Marco Follini ha dovuto restare a Montecitorio per la stessa ragione, perché anche nel suo partito l’esito della verifica, che ha lasciato tutti a bocca asciutta, apre la strada per ora a sommesse, ma sostanziali, contestazioni interne.

E’ soprattutto dal “granaio” siciliano che vengono i malumori, e non solo quello umanamente comprensibile di Raffaele Lombardo, che è stato ministro “virtuale” per qualche ora, e adesso se ne parte per Strasburgo con l’abito del giuramento che non gli servirà e qualche pensiero non proprio caritatevole in testa.

Anche Gianfranco Fini, che fra collegialità, richieste di dipartimenti economici, ministeri che non si è capito se abbia rifiutato o non gli siano mai stati davvero offerti, non se la passa granché bene. In Alleanza nazionale cresce l’astro “sociale” di Gianni Alemanno, che sembra pensare, come i comunisti (e i democristiani) di una volta, che quel che conta davvero è il controllo del partito.

Questi sono i partiti del centrodestra usciti bene dal voto europeo. Quello sconfitto, cioè Forza Italia, è ancora più nei guai. Il declino dell’attrazione elettorale del leader si è fatto sentire anche fra gli elettori rimasti fedeli, come si riscontra dal calo delle preferenze per tutti i candidati e soprattutto per il capolista onnipresente, segno di un distacco tra partito ed elettorato che sembra difficile da recuperare.

Le confuse fasi seguite alle elezioni, la verifica in cui non si è mai capito che cosa volessero davvero i litiganti, non hanno certo migliorato la situazione. La diminuita popolarità del governo non si è tradotta in un maggiore attaccamento alle bandiere dei singoli partiti, che come effetto collaterale subiscono tensioni interne e disaffezione delle basi sociali di riferimento.

Per la verità le cose non vanno molto meglio per le opposizioni e per le leadership che esprimono, a cominciare da quella di Romano Prodi. Anche qui la battaglia fra chi privilegia il listone e chi i singoli partiti crea sconcerto. Ma per il centrodestra non è una gran soddisfazione.

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