ECONOMIA USA: VERSO FASE DI DISINFLAZIONE

13 Agosto 2001, di Redazione Wall Street Italia

L’indice dei prezzi alla produzione (PPI) mostra gli ovvi effetti del rallentamento economico e mostra che la disinflazione, e non la deflazione, e’ a un passo. Alcuni attori del mercato potrebbero argomentare che il calo dello 0,9% e’ un’indicazione che l’economia USA sta entrando in una fase deflattiva, mentre in realta’ ci sono poche basi a sostegno di questa visione.

[La deflazione implica un calo dei prezzi associato a un rallentamento dell’economia, mentre in una fase disinflattiva un calo dei prezzi potrebbe verificarsi contemporaneamente alla ripresa economica. ndr]

I prezzi delle commodity vanno contro le ipotesi di una prossima deflazione. Gli attori del mercato non dovrebbero essere completamente sorpresi dal report di oggi, avendo avuto gia’ un ammonimento dal superindice.

La principale ragione della caduta del PPI e’ dovuta ai prezzi energetici, che sono scesi del 5,8% nel mese. Cio’ e’ dovuto soprattutto al prezzo della benzina, sceso del 17,7%, il piu’ forte calo degli ultimi 15 anni.

La benzina infatti ha influito molto sul declino dei prezzi alla produzione, ed e’ responsabile di un calo dello 0,7% sullo 0,9% totale. Escludendo la benzina, quindi, la riduzione del PPI e’ stata solo dello 0,2%. Alla discesa dell’indice dei prezzi alla produzione ha contribuito anche la caduta del prezzo dei beni alimentari, scesi dello 0,6%. Tali beni rappresentano il 22% del PPI, cosi’ una caduta del prezzo dello 0,6% ha comportato una riduzione dell’indice dello 0,1% (i prezzi dei cibi sono stati trascinati al ribasso dalla frutta fresca).

Alla fine, escluse le componenti energia e cibo i prezzi sono saliti dello 0,2%. L’indice dei beni capitali, per esempio, e’ cresciuto dello 0,2%, spinto dal +2,35% nei prezzi dei mezzi per il trasporto leggero. Sono saliti anche i prezzi di aerei, navi e mezzi per il trasporto pesante. Sono saliti anche i prezzi dei beni vari, inclusi i pneumatici radiali, la moda femminile e i prodotti farmaceutici.

I dati relativi alle materie prime danno ulteriori buone notizie

Il trend dell’inflazione sulle materie prime e’ stato molto favorevole, scendendo del 5,3% in luglio, dopo essere gia’ calato del 6% in giugno e del 2,3% in maggio. Il core, escludendo quindi cibo e energia, e’ sceso dello 0,9% in luglio e segue a un ribasso dello 0,2% in giugno, dello 0,2% in maggio e del 3,3% in aprile. In pratica i prezzi delle materie prime sono scesi ogni mese quest’anno.

Anche i prezzi dei beni intermedi sono scesi, dello 0,4%, il piu’ grande calo registrato. Il core e’ stato storicamente molto correlato ai prezzi dei beni finali, per questo il forte calo e’ degno di nota. Il calo suggerisce che nei mesi futuri il PPI potrebbe continuare a scendere.

Le paure della deflazione sono fuori luogo.

Alcuni attori del mercato potrebbero ritenere che il calo nel PPI potrebbe spingere verso la deflazione. Ci sono un paio di argomentazioni contro queste supposizioni.

Primo, esclusi energia e cibo, il trend dei prezzi alla produzione non e’ cambiato molto negli ultimi mesi; con una crescita dell’1,6% anno su anno, il PPI e’ vicino alla meta’ del range di 1,3%-1,9% registrato durante l’anno passato.

Secondo, il PPI riflette soprattutto l’andamento dei prezzi delle commodity e cattura l’impatto di una serie di determinanti dell’inflazione. I salari per esempio, fanno la parte del leone sui costi dei beni prodotti, influendo per circa il 70%. Le commodity invece spiegano un 10% del PPI. In questi giorni i salari continuano a crescere fortemente. La paga media oraria, per esempio, e’ cresciuta del 4,4% anno su anno, valore piu’ alto degli ultimi 3 anni.

Inoltre, come la Fed ha notato nel recente “Beige Book” anche i costi dei “benefit” sono saliti molto. Entrambi questi fattori vanno fortemente in senso contrario ai sostenitori della deflazione. La migliore scommessa e’ che gli USA avranno una fase di disinflazione, con tassi di crescita dei prezzi in discesa, e non sperimenteranno una fase di deflazione, se non nel brevissimo periodo, grazie ad un calo dei prezzi energetici.

I mercati erano stati preavvisati del calo dell’indice PPI.

Il PPI attuale non dovrebbe essere una grande sorpresa per operatori del mercato. Numerosi indicatori lasciavano presagire la possibilita’ di un forte calo dell’indice. L’indice “Journal of Commerce”, per esempio, un indicatore chiave della pressione sui prezzi delle materie prime, e’ sceso ultimamente al minimo degli ultimi 29 mesi.

Inoltre l’indice dei prezzi del NAPM, e’ sceso sotto quota 50 per 5 mesi consecutive, indicando che i prezzi stanno scendendo. Inoltre, il calo della benzina e degli altri prodotti energetici come il gas naturale, sono stati chiaramente visibili dal mercato. Chi non sapeva gia’ che il prezzo della benzina era sceso?

Tuttavia, il PPI e’ molto favorevole per i mercati e per l’economia. La caduta dei prezzi alla produzione dovrebbe aiutare i profitti a risalire e questo a sua volta dovrebbe contribuire al recupero delle spese in conto capitale e di conseguenza dell’economia.
I consumatori beneficeranno del miglioramento del clima rialzista sul mercato.