Economia Usa: una soglia molto stretta di sviluppo

16 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Abbiamo assistito ad una “due giorni” impegnativa per il dollaro americano ed, in generale, per i nervi degli operatori e degli stessi cittadini americani. Dopo la Fed, pronunciatasi due giorni fa sulle preoccupazioni riguardanti l’evoluzione futura dell’economia a stelle e strisce, concentrandosi in maniera particolare sui temi di crescita e disoccupazione (stime sulla crescita per il terzo trimestre riviste a ribasso da 3.2%-3.7% a 3%-3.5%, e disoccupazione vista come ancora molto alta ma soprattutto abbastanza stabile), ieri sono arrivati altri dati non di certo rassicuranti.

Le rilevazioni che destano più preoccupazione sono state i prezzi alla produzione industriale, usciti peggio delle aspettative già non rosee del mercato, che vedevano comunque una discesa dello 0.1% (-0.5% il valore rilevato per il mese di giugno) e le aspettative sull’attività manifatturiera, dipinte dai manufacturing executives di New York, per il mese di luglio crollate a 5.08 dal precedente 19.57 e dal previsto, pensate, 18.00.

Rimaniamo dunque sopra la linea di demarcazione tra ottimismo e pessimismo, data dallo zero, ma la situazione comincia ad essere, quantomeno, non rilassata. Questa rilevazione è stata seguita a ruota del Philly Fed (si sa che statisticamente tali sondaggi risultano essere molto spesso correlati), uscito a 5.1 contro previsioni di 10.00. La reazione delle borse americane non si è lasciata attendere ed abbiamo assistito a dei ribassi (aiutati anche dalla performance negativa di alcuni titoli finanziari e dal lato valutario abbiamo assistito ad una nuova salita dell’euro nei confronti del dollaro americano, questa volta anche grazie ad alcune vendite di dollari.

Prima della chiusura però, gli stocks sono riusciti a risollevare la testa, dopo la notizia che la riforma sul sistema finanziario americano è stata approvata dal Senato con 60 voti a favore e 39 contrari. I macrotemi che stanno caratterizzando queste sedute rimangono dunque gli stessi, anche se in un modello di trading basato sui fondamentali economici, i timori sulla crescita americana avrebbero fatto assegnare un peso percentuale superiore ai sistemi che sono influenzati dalle aspettative ed osservazioni sullo sviluppo economico a stelle e strisce.

L’euro continua il suo buon momento, aiutato oltre che dagli allontanati (noi rivisiteremmo il termine in “accantonati”, in quanto pensiamo che nel medio periodo essi possano tornare a farsi risentire) timori circa i debiti sovrani europei, anche dalla debolezza del dollaro nel breve termine. Gli yen continuano a muoversi in correlazione con le borse (se prendete un grafico a mezz’ora del Nikkei e vi sovrapponete il UsdJpy risulterà evidente) e vediamo come essi si rafforzino in concomitanza di una discesa delle borse e viceversa.
Ultimi due flash, prima dell’analisi tecnica: Pil cinese +10.3% sull’anno contro precedente di +11.9% ed aspetttative di +10.5% e BP che tappa per la prima volta in quasi tre mesi il pozzo di petrolio, provocando il più grosso rialzo sul suo titolo in un mese, pari a +7.6%.

Passiamo alla chiusura di settimana, dal punto di vista tecnico, con qualche importante novità. Oggi, più degli altri giorni, non possiamo non incominciare proprio dall’eurodollaro che, alla fine, è riuscito a rompere a rialzo il livello di resistenza di 1.27-1.2730 ed ha mostrato un forte spunto rialzista. I 240 punti messi a segno ieri, con la chiusura praticamente coincidente con il massimo raggiunto dalla candela giornaliera, suggerisce ancora una buona forza residua del cambio. Come abbiamo potuto ipotizzare da qualche giorno, anzi forse più velocemente, vediamo avvicinarsi l’obiettivo di 1.31 (suggerito dal 38.2% di ritracciamento del movimento di discesa dal doppio massimo di 1.5140 sino al minimo di 1.1880, confermato poi dal minimo del 28 aprile e dal massimo del 10 maggio scorsi). Ovviamente il nuovo livello di supporto allo scenario rialzista è dato dalla forte resistenza venutasi a creare in area 1.27.

La medesima debolezza del dollaro contro l’euro è stata vista nei confronti dello yen. Saltato in questo caso il supporto di 88.25 i prezzi sono giunti all’importante livello di supporto di 87 figura. Non è per nulla un livello casuale, infatti è la terza giornata, da inizio luglio, che i prezzi si fermano esattamente su questo supporto. La strategia che sembra poter essere più efficiente è l’attesa della definitiva rottura ribassista, successivamente ad un triplo minimo mancato, per poi schierarsi con la pressione ribassista che avrebbe come ultimo obiettivo il minimo di novembre scorso a 84.90.
Con le premesse sopra descritte appare chiaro come mai il cambio EurJpy non stia indicando nessuna propensione alla discesa o alla salita, nel breve. Per questo, per trovare uno spunto giornaliero, dobbiamo guardare un po’ più nel medio periodo per individuare la trendline rialzista che guida la salita dall’ultimo giorno di giugno e che suggerisce per la prossime ore un supporto a 111.90. La resistenza si trova ancora a 113.30.

Tutto d’un fiato anche il cable è quasi arrivato all’obiettivo più importante nel breve: parliamo di 1.55, la più importante resistenza, anche per le prossime ore. Una rottura potrebbe proiettare il cambio al successivo 1.5820. Il supporto a questa idea, seppur ovviamente ora sia lontano, si trova a 1.5240.
Il cambio GbpJpy, in discesa questa notte dall’area di resistenza a 135.40, può trovare un buon livello di supporto, le prossime ore, esattamente a 134 figura. Attenzione invece ad una mancata tenuta di questo livello, in grado di portare i prezzi una figura più in basso.

Nonostante il cambio EurChf si sia mantenuto stabile vicino ai massimi di 1.3470, stiamo attendendo la rottura definitiva del massimo a 1.3490, di due giorni fa, per un’ulteriore risalita del cambio.
Terminiamo anche oggi con il cambio UsdChf, facendo notare come anche l’ultimo livello di supporto considerato importante, 1.05 figura, sia stato oltrepassato ieri senza indugi. Questo potrebbe condurre ad un nuovo, ulteriore, deprezzamento del dollaro, sino ai successivi 1.0350 e 1.0130.

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