ECONOMIA USA, TIMIDI SEGNALI DI RIPRESA

15 Maggio 2009, di Redazione Wall Street Italia

In aprile i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono rimasti invariati, mentre la produzione industriale e’ scesa al ritmo piu’ moderato degli ultimi sei mesi, offrendo un ulteriore segnale del graduale rallentamento della contrazione economica.

La definitiva scomparsa delle pressioni inflative e’ stata un effetto della profonda recessione in cui e’ piombato il Paese, con l’incremento dei tagli al personale che ha impedito ai salari di crescere, mentre la debole domanda dei consumatori ha messo un freno all’aumento dei prezzi.

Alcuni economisti temono che la contrazione dei prezzi si faccia sempre piu’ intensa, ma la maggior parte non vede un pericolo di questo tipo, reputando assai remota tale eventualita’, considerando in particolare la forza e decisione con cui la Federal Reserve ha risposto per risolvere l’attuale crisi economica.

Il Dipartimento del Lavoro ha riferito che l’indice CPI ha registrato una variazione nulla il mese scorso, dopo aver subito un rallentamento dello 0,1% in marzo, risultando in sintonia con le attese del mercato. La prova dell’inflazione rispecchia il continuo deprezzamento di energia e alimentari. Per questi ultimi si e’ trattato della terza contrazione di fila, mentre i costi energertici hanno registrato un calo per il secondo mese consecutivo. Nell’ultimo anno i prezzi al consumo sono scivolati complessivamente dello -0.7%, il rallentamento piu’ marcato su base annuale da giugno 1957.

L’inflazione core, che esclude gli elementi piu’ volatili come alimentari ed enbergia, e’ cresciuta dello 0,3%, il maggiore rialzo da luglio dell’anno scorso. Tuttavia, il 40% del rialzo di aprile e’ da ascrivere al balzo dei prezzi del tabacco, conseguenza dell’incremento delle tasse federali.

La maggior parte degli economisti ritiene che l’inflazione non rappresentera’ una minaccia ancora per molto tempo. I prezzi alla produzione hanno registrato un rialzo dello 0,3% in aprile, ma sono calati del 3,7% negli ultimi 12 mesi, la flessione piu’ accentuata dal 1950. E’ ormai dalla Grande Depressione degli anni ’30 che non si vede un periodo destabilizzante per quanto riguarda i livelli di deflazione, anche se il Giappone ha attraversato un periodo di forti pressioni deflative negli anni 1990.

Sempre oggi la Fed ha annunciato che la produzione delle fabbriche, delle miniere e delle aziende di servizi pubblici del Paese e’ scesa dello 0.5% in aprile, dopo il calo dell’1.7% visto in marzo (dato rivisto al ribasso da -1.5%) e quello dell’1% registrato in febbraio. Gli analisti si attendevano un calo dello 0.6% il mese scorso. Tuttavia dal report emerge che l’attivita’ industriale rimane comunque debole. La produzione e’ infatti calata in 15 degli ultimi 17 mesi da quando la recessione e’ iniziata, a dicembre 2007, e da allora e’ in ribasso del 16%.

“Nel complesso e’ l’ennesimo report che conferma che l’economia sta ancora attraversando una fase di contrazione, ma che tale flessione e’ in moderazione. Tuttavia siamo ancora lontani da una ripresa”, ha commentato in una nota Paul Ashworth, senior economist Usa di Capital Economics.