ECONOMIA USA: QUADRO RIMANE CONTRASTATO

17 Luglio 2001, di Redazione Wall Street Italia

I dati macroeconomici pubblicati venerdì hanno fatto da cornice ad una settimana piuttosto contrastata: da una parte i timori di una nuova crisi tra i paesi emergenti, dall’altra i buoni risultati di Motorola e Yahoo! che sono stati capaci di restituire un po’ di ottimismo ai mercati. Le vendite al dettaglio, la fiducia dei consumatori e i prezzi alla produzione hanno contribuito a tenere alto l’umore degli operatori, permettendo agli indici azionari di terminare la settimana con un segno positivo.

Il calo dello 0.2% mese su mese della componente core (ex auto) delle vendite al dettaglio per il mese di giugno deve essere considerato più positivamente di quanto appaia a prima vista. Infatti, a pesare sull’indice è stata da un lato la forte flessione nel valore delle vendite presso le stazioni di benzina causato dal calo del prezzo del greggio, fattore certamente non negativo.

La crescita dello 0.2% nel dato globale invece è stata trainata dal settore auto e computer, che beneficia delle pressanti campagne di sconti e promozioni. Pare quindi che i consumatori americani, nonostante la crisi sul mercato del lavoro, non intendano cedere il passo e continuino a manifestare la propria fiducia. Il sondaggio condotto dall’Università del Michigan ha, infatti, mostrato un progresso maggiore delle attese soprattutto nella componente aspettative (passata da 86.9 a 89.5), a dimostrazione che i tagli nel costo del denaro e gli incentivi fiscali stanno avendo effetti, se non ancora reali, per lo meno psicologici.

Bisognerà ora comprendere quanto di questa fiducia mostrata sulla carta si tradurrà in una crescita delle spese. Esistono in ogni caso alcuni fattori che ci lasciano ben sperare. Da un lato vi sono la riforma fiscale promossa da Bush ed i tagli ai tassi di interessi di Greenspan; una relativa stabilità nella crescita dei salari (ultimo dato +0.3% m/m) nonostante il calo nel numero degli occupati. Da ultimo giova ricordare l’aumento del potere d’acquisto delle famiglie americane grazie alla riduzione dei prezzi dei servizi di pubblica utilità (luce, gas, telefono).

Il calo delle quotazioni dell’oro nero e del gas naturale si è riflesso anche sui prezzi alla produzione che hanno mostrato una flessione superiore alle attese (-0.4% m/m), confermando quanto sostenuto da Greenspan, ovvero l’assenza di pressioni inflazionistiche nel breve periodo.

Se la settimana scorsa i riflettori erano puntati sull’andamento della domanda, in questa ottava l’interesse potrebbe essere rivolto all’offerta, con i dati sulle scorte industriali, la produzione industriale e la capacità produttiva.

Il processo di aggiustamento delle scorte, addotto come causa predominante della contrazione del PIL degli utlimi due trimestri, dovrebbe giungere al termine, mostrando i primi segnali di stabilità. Di contro l’attività produttiva dovrebbe continuare la sua discesa per il nono mese consecutivo, comportando il relativo adeguamento dell’utilizzo degli impianti; il tasso dovrebbe portarsi dall’attuale 77.4% ad un valore inferiore al 77% raggiungendo i minimi dal 1983.

Rilevante anche il dato sui prezzi al consumo, previsti in calo, a causa delle diminuite pressioni sui prezzi energetici ed alimentari.

Se i numeri parleranno chiaro, ancora di più lo dovrà fare il governatore Greenspan, la cui testimonianza sarà attesa nella giornata di mercoledì, al celeberrimo Humphrey Hawkins Committee. Di fronte alla Camera Greenspan non potrà esimersi dal chiarire la sua opinione sulla dinamica congiunturale, fornendo le stime FED su crescita, inflazione e disoccupazione.

Intanto, in Europa, la settimana si caratterizzerà per la nuova attesissima riunione della BCE, per la quale si preannuncia un nuovo nulla di fatto, alla luce dei recenti dati che mostrano una contrazione della crescita inferiore alle attese.

*Stefania Andreotti è un’analista di macro-economia di Banca Sella.