ECONOMIA USA: IL DILEMMA DI ALAN GREENSPAN

22 Giugno 2001, di Redazione Wall Street Italia

Nonostante le preoccupazioni sullo stato di salute dell’economia americana aumentino in maniera esponenziale (il settore high tech e’ in profonda recessione), il mercato sembra accogliere con entusiasmo la prospettiva di un ulteriore taglio dei tassi di mezzo punto percentuale.

Se Alan Greenspan e i suoi colleghi del Federal Open Market Committe (FOMC), l’organo della banca centrale responsabile della politica monetaria USA, decideranno di approvare una manovra cosi’ aggressiva – la sesta dall’inizio dell’anno – i tassi d’interesse passerebbero al 3,5%.

Tale prospettiva non sembra pero’ entusiasmare gli economisti a Wall Street; almeno non tutti. Portare il costo del denaro al 3,5% lascerebbe infatti pochissimo – se non nullo – spazio di manovra alla Fed per ulteriori mosse, qualora l’economia USA non accenni a dare segnali di forte recupero.

Ed e’ proprio sul continuo rallentamento della piu’ importante economia del mondo che il mercato dovrebbe focalizzare, visto che fino ad ora i consistenti tagli ai tassi d’interesse – ben 250 punti base dal 3 gennaio scorso – non hanno prodotto risultati evidenti.

Secondo fonti del Washington Post, persino gli stessi governatori e gli economisti interni della banca centrale Usa in privato non nascondono segni di preoccupazione, nonostante all’esterno del palazzo di granito della Fed a Washington non trapelino commenti a riguardo.

Per ora tutti gli interventi pubblici di Greenspan e degli altri membri del FOMC hanno dato risalto agli elementi positivi rilevabili nell’andamento dell’economia americana, come inflazione stabile e prospettive di crescita per il futuro.

Ma e’ questa la vera fotografia dell’economia degli Stati Uniti?

Alcuni non sono per nulla d’accordo e c’e’ chi addirittura ha affermato che la “locomotiva USA” ha ingranato la retromarcia ed e’ entrata in recessione. E’ il caso dell’Economic Cycle Research Institute (ECRI), una societa’ di ricerca della capitale americana, secondo cui gli indicatori economici si comportano proprio come se l’economia fosse gia’ in recessione, anche se tecnicamente non lo e’.

Una tale prospettiva e’ anche stata evidenziata dal Conference Board. Gli analisti della societa’ privata di ricerca newyorkese – conosciuta ai piu’ per il dato sulla fiducia dei consumatori USA e per il superindice economico – sostengono che l’economia e’ ancora a forte rischio di recessione e che ulteriori tagli ai tassi non faranno altro che posticipare “l’inevitabile”.

E’ dunque plausibile pensare che Alan Greenspan abbia sottovalutato la situazione? Alcuni economisti avevano gia’ espresso preoccupazioni sulle manovre di politica monetaria messe in atto dal presidente della Fed per frenare la crescita dello sviluppo nel corso del 2000 con sei rialzi consecutivi del costo del denaro.

Le dicotomie presenti nell’economia USA – solo i mercati azionari sembrano per ora reagire ai tagli – non consentono di prevedere quando la ripresa iniziera’, e quando la Fed potra’ dirsi sollevata dal compito di sostenere un rilancio economico tramite la riduzione del costo del denaro.

Per ora le grandi banche d’investimento a Wall Street non sembrano prevedere che i tassi scendano al di sotto del 3,5% entro l’estate, cio’ significa che, qualora la manovra del 27 giugno prossimo comporti un taglio di 50 punti base, questo dovrebbe essere l’ultimo, almeno per l’estate.

Tuttavia adesso qualche economista va anche piu’ in la’, cominciando a prevedere che i tassi d’interesse potrebbe calare fino al 3,25% entro la fine dell’anno. Uno dei livelli piu’ bassi della storia Usa.

L’ottimismo prevalente sui mercati azionari – tra trader e investitori – alimentato dalla prospettiva di ulteriori manovre aggressive da parte della Fed, e’ quindi in parte giustificato.

Il problema vero, ammettono alcuni economisti di Wall Street (i piu’ disincantati), e’ che alla fine le manovre della Fed potrebbero non essere sufficenti a sostenere la ripresa della borsa, e neppure la ripresa dell’economia.

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