ECONOMIA USA: GREENSPAN PARLA AL SENATO

24 Luglio 2001, di Redazione Wall Street Italia

Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve, torna questa mattina al Congresso USA per la seconda parte della relazione semestrale sullo stato dell’economia americana.

L’intervento, previsto per le 16:00 (le 10:00 ora di New York) davanti alla commissione bancaria del Senato, dovrebbe essere lo stesso presentato alla commissione Servizi Finanziari della Camera dei Rappresentanti lo scorso 18 luglio.

Gli investitori sperano comunque di ricavare informazioni aggiuntive sulla politica monetaria USA e sul futuro dell’economia.

“Il periodo di crescita inferiore alla media non e’ ancora finito – aveva detto mercoledi’ scorso Greenspan – e i rischi che l’indebolimento economico possa essere superiore alle attese non sono ancora del tutto spariti, lasciando le porte aperte a un’ulteriore risposta di politica monetaria”.

Il presidente della banca centrale USA aveva poi sottolineato che nuove manovre dovranno tuttavia tenere presente la stabilita’ dei prezzi, e che fino ad ora le pressioni inflazionistiche sembrano rimanere sotto controllo.

“Dobbiamo tuttavia essere coscienti del fatto che le nostre azioni di politica monetaria quest’anno, insieme al piano di riduzione fiscale – aveva continuato Greenspan – potranno influire sempre di piu’ sull’attivita’ economica USA”.

Il numero uno della Fed aveva concluso con le previsioni sulla crescita economica, dicendo di attendersi un incremento tra il 3% e il 3,25% per il prossimo anno, in rialzo rispetto alle stime di un aumento tra 1,25% e 2% nel 2001. Inizialmente la Fed si attendeva una crescita tra il 2% e il 2,5% per l’anno in corso.

Secondo Maury Harris, chief U.S. economist presso UBS Warburg, “il problema ora e’ vedere se l’economia possa riprendersi nella seconda meta’ dell’anno.

“Pensiamo che le cose possano iniziare a migliorare presto – ha detto l’economista – ma vi sara’ continua pressione sulla Fed per ulteriori tagli”.

Per ora la banca centrale USA ha tagliato il costo del denaro ben sei volte dall’inizio dell’anno, portando i tassi d’interesse al 3,75%.

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