ECONOMIA USA: A RISCHIO LA SPESA AL CONSUMO

10 Settembre 2001, di Redazione Wall Street Italia

Il rallentamento economico americano e’ stato finora contenuto grazie al mantenimento della spesa al consumo.

La spesa in conto capitale e’ scesa nella prima meta’ del 2001 a un tasso annuo del 10%, ma la spesa dei consumatori e’ cresciuta durante lo stesso periodo del 2,7% e la costruzione edilizia e’ salita del 7%.

L’aumento del tasso di disoccupazione di agosto dal 4,5% al 4,9%, combinato con una perdita di 113.000 posti di lavoro, fa pero’ temere che anche l’ultimo baluardo stia per crollare.

“La maggiore preoccupazione del consumatore e’ il posto di lavoro e il reddito futuro – ha commentato Richard Curtin, che segue il sentiment dei consumatori per l’Universita’ del Michigan – piu’ il consumatore teme per la propria posizione, meno spende”, ha ricordato.

L’ultimo sondaggio sulla fiducia dei consumatori mostra infatti un leggero calo e questo ha avuto anche un riflesso nel ribasso del mercato azionario.

La produzione industriale, che ha finalmente dato segni di ripresa – l’indice NAPM e’ salito la scorsa settimana al livello piu’ alto degli ultimi nove mesi – potrebbe quindi arrestarsi se il consumatore riducesse la domanda.

James Glassman, economista di JP Morgan, prevede ora una crescita zero nel terzo trimestre, contro le stime precedenti di crescita dell’1% annuo del PIL americano e Peter Hooper, capo economista di Deutsche Bank ha ridotto le sue previsioni per il terzo trimestre dall’1% allo 0,5%.

“Ogni volta che il tasso di disoccupazione e’ salito di oltre un punto in passato, l’economia e’ andata in recessione”, ha ricordato Hooper.

Altri economisti sperano pero’ che il rimborso fiscale e l’aggressiva politica di allentamento dei tassi della Federal Reserve spingano rispettivamente la spesa al consumo e gli investimenti aziendali.

Molte societa’ che finora hanno evitato di ridurre la forza lavoro potrebbero, pero’, utilizzare i tagli al personale per contenere i costi e dare una spinta agli utili.

“Abbiamo avuto un boom economico durato nove anni e abbiamo sperimentato un mercato del lavoro molto stretto, quindi le aziende sono riluttanti a utilizzare il licenziamento – ha commentato David Hale, capo economista di Zurich Goup – ma se i profitti sono in forte calo si deve intervenire”, ha aggiunto Hale, il quale ritiene che la disoccupazione potrebbe raggiungere il 6% entro la fine dell’anno.