Economia Regno Unito: il peggio e’ finalmente alle spalle?

28 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Tutti i pezzi del puzzle sembrano al loro posto: le Olimpiadi in estate, il giubileo di diamante della Regina e diversi dati macro pubblicati nelle ultime settimane si sono rivelati migliori delle attese.

Sono tanti i fattori che fanno pensare al riscatto dell’economia di Londra. Ma sara’ veramente l’anno della ripresa per il Regno Unito o si tratta solo di un pio desiderio? Per scoprirlo vanno analizzati nel dettaglio tutti i singoli elementi in causa.

Partiamo dal fronte macroeconomico: sono ormai un paio di mesi che i sondaggi sulle aziende britanniche hanno “sorpreso in positivo”, secondo quanto riferito dagli economisti. I timori di un ingresso in una seconda fase di recessione sono pressoche’ spariti.

Verdetto: l’outlook e’ in miglioramento, ma la disoccupazione in crescita unita al caro petrolio e al taglio delle spese nel settore pubblico rischiano di rendere le cose molto piu’ difficili di quanto sembrino al momento.

A proposito di spese, gli ultimi dati sui consumi hanno rallegrato la City: il volume degli acquisti online e nei punti vendita e’ cresciuto dello 0,9% in gennaio. L’incremento registrato per due mesi consecutivi – e’ la prima volta che succede in otto anni – fa ben sperare. Ma il Consorzio britannico delle vendite al dettaglio ha riportato un calo delle vendite nello stesso mese. Il quadro presenta ancora delle ombre e non solo luci, dunque.

Quanto al business delle case, il crash immobiliare tanto temuto non si e’ verificato. Inoltre in molte zone di Londra e del sudest i livelli sono tornati a quelli pre-crisi e anzi continuano a salire. I contratti di mutuo sono ai massimi di due anni e secondo le statistiche sono molti i cittadini intenzionati a comprare una casa.

Le banche hanno aumentato le proprie riserve e sono e dovrebbero essere in grado di resistere all’impatto di un’eventuale peggioramento della crisi di credito. O per lo meno a cavarsela meglio delle rivali europee. Lloyds, ad esempio, ha persino convinto alcuni dei suoi dirigenti a rinunciare ai bonus gia’ intascati in passato, indorando la pillola dei contribuenti assetati di giustizia in tempi di crisi finanziaria. HSBC e Barclays da parte loro rimangono istituti in grado di giocare un ruolo importante su scala mondiale.

Il verdetto in questo caso e’ che il prezzo del credito rimarra’ elevato, con le banche che lentamente faranno pagare una parte sempre maggiore del costo della ricostruzione dei bilanci ai loro clienti.

Per quanto riguarda l’inflazione, i prezzi stanno aumentando al ritmo piu’ moderato degli ultimi due anni. In futuro sono previsti cali, il che significa che alcuni lavoratori riceveranno un incremento dei loro salari quest’anno: sarebbe la prima volta dal 2007. Chiaramente i livelli di inflazione resteranno volatili, visto l’andamento a yo-yo di petrolio e materie prime, ma un rallentamento dell’inflazione potrebbe essere quell’iniezione di fiducia di cui i consumatori hanno disperato bisogno.

Venendo alle Olimpiadi, i giochi arrivano in un momento propizio. I ricavi saranno altissimi: ci saranno partite di calcio allo stadio St James’ Park di Newcastle e all’Old Trafford di Manchester, ma anche gare di vela alla Weymouth Bay.

Al momento dell’inizio della cerimonia gli organizzatori sperano di aver venduto tutti gli 11 milioni di biglietti. La speeranza e’ che gli spettatori dedichino del tempo a visitare in treno il paese. Le spese in carne da barbecue e bevande alcoliche dovrebbero essere alimentate dal campionato europeo i calcio. Ma non sara’ come nel 1966, quando i Mondiali di calcio diedero una spinta gigantesca alla produttivita’.

Il costo dell’organizzazione pari a £10 miliardi di sterline ha spinto uno dei principali thinktank del paese ad avvertire che le Olimpiadi di Londra potrebbero deludere dopo la stravaganza e gli eccessi di Pechino 2008.

Infine l’anno del