ECONOMIA PROTETTA: UN CONFRONTO ITALIA-USA

15 Giugno 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Roma, 15 giu – “Le posso assicurare che interveniamo molto meno dei paesi che ci fanno la predica e che ci sono ventuno settori negli Stati Uniti in cui lei non può investire”. Così Romano Prodi al Festival dell’economia di Trento rispondeva alle domande della redazione de lavoce.info che, forse un po’ maliziosamente, gli chiedeva se fosse legittimo interpretare una frase delle Considerazioni finali del governatore Draghi (“Un sistema finanziario moderno non tollera commistioni fra politica e banche”) come riferita all’azione del suo governo. Tito Boeri e Francesco Gavazzi, i due economisti che collaborano alla voce. info, sono andati a verificare la veridicità dell’affermazione del presidente del Consiglio e oggi pubblicano i risultati della ricerca. Negli Stati Uniti i settori in cui esiste qualche limitazione agli investimenti esteri in realtà sono sedici, non ventuno. “In sei casi su sedici, le imprese protette operano in settori molto particolari: dogane, reattori nucleari e impianti di arricchimento di combustibile nucleare, comunicazioni satellitari, società che offrono garanzie agli investimenti in determinati paesi in via di sviluppo. Tra questi sei settori, quelli che non sono militari, o affini, sono agricoltura e pesca – settore nel quale società non americane possono operare, ma sono escluse dagli aiuti di Stato – e il trasporto aereo e marittimo a piccolo raggio, cioè interno agli Stati Uniti, l’unica vera restrizione rilevante. Negli altri dieci settori esistono restrizioni, ma sono più deboli: in generale è richiesta semplicemente la reciprocità. Per citare un esempio recente, sebbene radio e televisioni siano indicate come un settore al quale si applicano talune restrizioni agli investimenti esteri, nessuna autorità Usa ha sinora sollevato obiezioni al progetto dell’australiano Robert Murdoch di acquistare la società che possiede il Wall Street Journal e che controlla numerose stazioni radio negli Stati Uniti”. La seconda osservazione di Boeri e Giavazzi è che la maggior parte dell’economia americana opera al di fuori di questi particolari settori ed è aperta agli investimenti esteri. Ad esempio non è stata sollevata alcuna obiezione all’acquisto da parte della cinese Lenovo dei Pc portatili Ibm. La terza considerazione è tuttavia la più importante. “Le restrizioni americane, ove esistono, sono determinate con norme di legge. Un eventuale investitore conosce quindi con certezza dove potrà e dove non potrà investire. Ciò che scoraggia gli investimenti esteri in Italia (nel periodo 2000-2004 l’Italia ha ricevuto il 2 per cento del totale degli investimenti diretti esteri pervenuti nell’Unione Europea, a fronte del 6 per cento ciascuno di Francia e Germania, 7 per cento della Spagna, 9 per cento dell’Olanda, 14 per cento del Regno Unito) è l’incertezza normativa”. Oltre che gli interventi diretti del governo in decisioni che dovrebbero essere di esclusiva competenza delle imprese.