ECONOMIA ITALIANA IN RECUPERO?
MA PER FAVORE…

21 Maggio 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Sono in molti in questi giorni a essere convinti che in Italia è già scattata una ripresa economica di dimensioni tali da risolvere di fatto qualsiasi problema noi si abbia. Tutto questo comincia con i dati diffusi dall´Istat sull´andamento del fatturato e degli ordini all´industria. Per quanto riguarda il fatturato la crescita è stata (in un anno) del 14,5 per cento. Per gli ordini (che dovrebbero essere il fatturato futuro) la crescita è stata del 9,3 per cento, sempre rispetto a un anno prima.

Con INSIDER puoi guadagnare in un mese piu’ del tuo stipendio di un anno. Clicca sul
link INSIDER

Eccola qui, si è detto, la svolta. Tutto fatto, per il nuovo governo, ancora prima di sedersi intorno al tavolo e di cominciare a ragionare. Tombola. Ma il nuovo ministro delle attività produttive, Pierluigi Bersani, ha gettato un po´ di acqua sul fuoco di questi entusiasmi e ha detto, saggiamente: «Stiamo a vedere». Inutile dire che ha ragione Bersani, e che sarà bene stare calmi nelle prossime settimane, esaminando con cura quello che accadrà nell´economia.

La cautela nasce da alcune considerazioni. La più importante delle quali sottolinea come, ancora una volta, questo boom di marzo risulti essere trascinato dall´estero. È vero, ad esempio, che il fatturato (anno su anno) è cresciuto complessivamente del 14,5 per cento. Ma è anche vero che il fatturato per vendite all´estero è aumentato del 17,4 mentre quello nazionale è aumentato solo del 13,3 per cento. Se poi andiamo a vedere gli ordinativi (che sono il fatturato dei prossimi mesi) questa differenza appare ancora più vistosa e preoccupante. Rispetto a un anno prima gli ordinativi provenienti dall´estero sono aumentati del 15,7 per cento e quelli dall´interno solo del 6,3 per cento.

Ma non è finita. Bisogna avere la pazienza di andare a vedere ancora due o tre numeri. È evidente, ad esempio, che la ripresina italiana ha subito un´accelerazione nel corso degli ultimi tre mesi, cioè da gennaio a marzo. Ma i dati di questo periodo sottolineano ancora di più il carattere “estero” della svolta italiana. In questo periodo, infatti, il fatturato è cresciuto (rispetto all´analogo periodo di un anno fa) del 10,6 per cento, ma l´estero è andato avanti del 15 per cento e l´interno poco meno del 9 per cento. E numeri analoghi si hanno per quanto riguarda gli ordinativi.

Tutto questo lascia negli osservatori più attenti qualche perplessità. E per la ragione indicata qualche riga più sopra: i numeri dicono chiaramente che a trascinare l´Italia è la ripresa che si avverte nell´area europea. Assai più debole, rispetto agli impulsi che arrivano dall´estero, è il contributo che arriva dall´interno. In sostanza, c´è una buona domanda in arrivo da fuori, mentre è ancora debole la domanda interna, cioè gli acquisti degli italiani. Questo fa sì che l´attuale ripresina sia appesa al filo di quello che accade fuori. E assai meno al filo di quello che accade o che può accedere in Italia. E si è detto mille volte che il nostro problema è di essere abbastanza autosufficienti e non più così tanto dipendenti dall´estero.

Anche perché quello che accade all´estero non è poi così rassicurante. In Europa la ripresa aveva un suo perno centrale: e cioè la Germania. Ma proprio gli ultimi dati in arrivo da quel paese ci dicono che la Germania, forse, è meno forte di quello che si pensava. Ma con una Germania in ripiegamento tutta quanta la ripresa europea è destinata a rallentare, lasciando l´Italia un po´ a piedi.

A tutto questo si può aggiungere che anche l´altro grande motore internazionale, l´America, non fornisce poi segnali così rassicuranti. Anche da quelle parti, si sostiene, dopo l´estate l´economia comincerà a usare il freno invece dell´acceleratore. E questo, ovviamente, si ribalterà sull´economia europea, frenandola ulteriormente.

Insomma, il “boom di marzo” rischia di essere, se non una fiammata congiunturale, il punto più alto di una parabola che si avvia a declinare (speriamo non troppo in fretta). Ecco perché è bene essere prudenti e misurarsi con i problemi veri dell´Italia, senza pensare che la congiuntura li abbia già spazzati via tutti quanti. Il nuovo governo, insomma, dovrà lavorare, se vuole migliorare le cose.

E i problemi da affrontare (per quanto riguarda la congiuntura) sono almeno due. Da una parte bisognerà trovare il modo di dare un po´ di respiro alla domanda interna. Bisogna mettere cioè gli italiani in condizione di consumare un po´ di più, con un po´ più di allegria e di serenità (e anche di investire di più). Solo con un buon livello di domanda interna, si possono affrontare i marosi della congiuntura internazionale. Il secondo punto riguarda la competitività delle aziende italiane per metterle nelle condizioni migliori per agganciarsi alla ripresa internazionale (la famosa questione del taglio del cuneo fiscale).

Come si vede, il lavoro non manca. E la prudenza di Bersani ci dice che il nuovo governo non si fa troppe illusioni e che sa benissimo quali sono i problemi. Adesso, bisognerà vedere se saprà anche come affrontarli.

Copyright © La Repubblica per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved