Economia Eurozona resiste. Allarme Brexit eccessivo?

23 Agosto 2016, di Laura Naka Antonelli

Indicazioni contrastate dal fronte macroeconomico dell’Eurozona. Nel mese di agosto l’indice PMI Composite – che include sia l’indice PMI manifatturiero che quello dei servizi – ha segnato un lieve rialzo,a conferma di come l’incertezza provocata dalla Brexit non abbia avuto un impatto molto forte, almeno fino a ora.

L’indice si è attestato a 53,3 punti ad agosto dai 53,2 punti di luglio (performance in realtà praticamente piatta), meglio dei 53,1 punti attesi dal consensus.

Così Chris Williamson, responsabile economista presso IHS Markit ha commentato il dato, suggerendo al contempo di prevedere che il Pil dell’Eurozona sia salito dello 0,3% nel terzo trimestre:

“L’indice PMI preliminare indica che l’Eurozona è rimasta in un percorso stabile di crescita nel terzo trimestre, e non ci sono segnali che la ripresa sia stata deragliata dall’incertezza Brexit. I dati del sondaggio sono in linea con le stime di una crescita del Pil nel terzo trimestre a un tasso trimestrale dello 0,3%, e dell’1,2% su base annua, simile a quanto abbiamo assistito in media nel primo semestre dell’anno”.

Ancora:

“Una espansione al ritmo solido dello 0,5% in Germania è accompagnata da un ritorno a una crescita modesta in Francia nel terzo trimestre, mentre il resto dell’area assiste anch’esso a una ripresa dopo il rallentamento del secondo trimestre”.

Guardando alle singole economie, l’indice PMI della Germania ha messo in evidenza la continua espansione del settore privato (indice superiore a 50 punti) nel mese di agosto, ma a un tasso inferiore rispetto a quello di luglio.

L’indice PMI Composite è sceso a 54,4 punti dai 55,3 di luglio, e rispetto ai 55 attesi dal consensus. A pesare sulla Germania la performance dei servizi, con il PMI servizi calato a 53,3 punti dai 54,4 punti di luglio. Si tratta della performance più debole in 15 mesi che ha portato Oliver Kolodseike, economista sempre di IHS Markit (la società che ha stilato il dato) ad affermare che le sfide a cui la Germania deve fare fronte si sono acuite e che è improbabile che il Pil tedesco replichi la performance del +0,7% segnata all’inizio dell’anno. Sempre sul fronte tedesco, l’indice Pmi manifatturiero è sceso lievemente a 53,6 dai 53,8 del mese scorso.

Francia a due velocità, con l’indice manifatturiero ancora in contrazione, come confermano i valori inferiori ai 50 punti, linea di demarcazione tra fase di contrazione (sotto i 50) ed espansione (sopra i 50 punti).

Il Pmi manifatturiero si è attestato a 48,5 punti, peggio dei 48,8 attesi, mentre il settore dei servizi è andato comunque molto meglio, salendo ad agosto a 52 dai 50,5 di luglio. Tuttavia l’indice complessivo PMI Composite della Francia si è attestato al massimo in 10 mesi, a 51,6 punti dai 50,1 punti di luglio, proprio grazie alla sorpresa che è arrivata dalla performance del settore dei servizi.

A tal proposito Jack Kennedy, economista senior di IHS Markit, ha comunque fatto notare – fermo restando “le speranze di una ripresa della crescita del Pil dopo la stagnazione del secondo trimestre – che il trend dei nuovi ordinativi è rimasto debole, e le aziende francesi hanno manifestato ancora l’intenzione di tagliare posti di lavoro.