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ECONOMIA E MERCATI: SEGUITE L’AMERICA

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(WSI) – Ancora una settimana, e poi si riprende tutti a pieno ritmo, in tutto il mondo. La rentrée d’autunno ormai è arrivata e di fatto comincia un nuovo anno economico. E gli occhi degli uomini d’affari, dei manager, dei banchieri e anche delle gente su che cosa sono puntati? Sostanzialmente su un solo soggetto (lo stesso peraltro che è al centro dell’attenzione di tutti da molti anni), e cioè l’economia americana. A proposito della quale le opinioni non sono affatto concordi. Anzi, sui mercati finanziari ci sono vedute molto diverse e molto distanti.

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Lo snodo è sempre quello: l’economia Usa, che in questi anni ha trascinato in avanti tutto il mondo, è sul punto di collassare pesantemente, trascinando tutti nella sua caduta, o sta solo frenando in modo educato e gentile?

Per ora non ci sono elementi per

scegliere una o l’altra possibilità. Ma le preoccupazioni esistono. E sono molto solide. La creazione di nuovi occupati, ad esempio, è molto rallentata e ormai ci si aspetta soltanto sui 100 mila nuovi posti di lavoro al mese (una cifra inferiore farebbe suonare tutti i campanelli di allarme). Ma gli osservatori sono molto preoccupati per quello che sta avvenendo nel settore immobiliare. A Wall Street il crollo delle aziende immobiliari gira ormai intorno al 40 per cento e ci sono rispettate analisti che parlano per le case di un possibile crollo di dimensioni quasi bibliche: il peggiore degli ultimi quattro decenni.
Se le cose andassero veramente così, la situazione comincerebbe davvero a assumere tinte fosche perché un crollo del comparto immobiliare avrebbe la conseguenza di allarmare i consumatori americani. Se la casa di mister Smith comincia a scendere del 30-40 per cento di valore, questo comporta che il signor Smith da quel momento si sente molto più povero di prima. E quindi è logico attendersi da parte sua una maggior prudenza negli acquisti e nelle spese.

Ma l’economia americana (e quindi quella mondiale) in questi ultimi anni sono state sostenute proprio dal contrario: e cioè dall’esuberanza (e anche un po’ dall’incoscienza) dei consumatori americani. Abituati per parecchi anni a vedere rivalutati tutti i propri beni, a partire proprio dalle case, alle azioni. Se questo trend si inverte, come sembra ormai più che certo, si può arrivare a un’inversione netta della congiuntura americana, con la possibilità di un crash di dimensioni piuttosto rilevanti.

Ma, si dirà, cose del genere si sono già verificate in passato. Solo per stare agli ultimi anni abbiamo avuto prima il crollo del Nasdaq (cioè dei titoli tecnologici), che ha lasciato dietro di sé rovine e lutti piuttosto estesi. E poi abbiamo avuto l’11 settembre, con l’attacco alle Twin Towers. Eppure l’economia americana ha continuato a correre (come la Borsa peraltro). Quindi che paura c’è?

I broker e i managers, per la verità, questa volta sono un po’ più preoccupati. Intanto perché alla Federal Reserve (la banca centrale americana) non c’è più il mago Alan Greenspan, cioè l’uomo al quale si attribuisce il merito di aver tirato fuori l’America da situazioni impossibili grazie al suo coraggio e alla sua capacità di fare scelte “sbagliate” nel momento giusto (cioè di allargare il credito quando sembrava giusto stringerlo).

Ma poi anche perché adesso tutto è diverso. A settembre usciranno i dati sull’inflazione in agosto (quella di luglio è andata molto bene), e si teme che possa emergere un’inflazione in crescita oltre i limiti di guardia. Se sarà così, allora saranno guai.

Un’inflazione in crescita, infatti, avrebbe il risultato di legare le mani alla Federal Reserve che non potrebbe più contrastare il rallentamento dell’economia (ormai evidente) attraverso una manovra classica: e cioè una riduzione del costo del denaro. In sostanza, l’America sta correndo il rischio di ritrovarsi a settembre stretta in una specie di morsa d’acciaio.

Da una parte un rallentamento della congiuntura più serio di quello che si è immaginato sin qui. E dall’altra parte un’inflazione in salita e che quindi va contrastata stringendo e non allargando il credito. Tutto questo potrebbe innescare, come capita in economia, una sorta di spirale in fondo al quale ci potrebbe essere nel giro di poche settimane un crash della congiuntura americana con conseguenze pesanti sul resto del mondo.

All’inizio di settembre, come si è detto, usciranno i dati sull’inflazione Usa in agosto e poco dopo, verso metà del mese, si riunirà proprio la Federal Reserve per valutarli e decidere che cosa fare. Intanto, la crisi dell’immobiliare continua a scavare come una talpa molto determinata e efficiente sotto i piedi dell’ottimismo americano con conseguenze che per ora sono imprevedibili, ma che certamente non vanno nella direzione di dare una spinta a un’economia che dà segni crescenti di stanchezza e di esaurimento.

Questo spiega perché i prossimi trenta giorni saranno vissuti con il cuore in gola. Forse i lunghi anni del boom americano (e mondiale) a ottobre saranno già un ricordo, e al loro posto dovremo fare i conti con una congiuntura difficile e pesante.

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