ECONOMIA
VERSO
LA BURRASCA

23 Novembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Per almeno tre anni l’economia mondiale ha potuto fare a meno di fare i conti con se stessa. Una serie di pesanti squilibri finanziari non ha espresso concretamente il suo costo sull’attività reale. In particolare i tassi d’interesse sono rimasti insolitamente bassi. Questa epoca benevola è destinata a finire.

Nei prossimi mesi non avremo soltanto a che fare con un pesante squilibrio nelle valute, di cui abbiamo discusso a lungo nelle passate edizioni di questa rubrica e che si stanno manifestando apertamente con la pesante svalutazione del dollaro, ma anche con uno sbalzo sensibile nel livello del costo del denaro. E’ probabile che da questo fronte arriveranno gli effetti più pericolosi sulle economie occidentali.

Negli anni passati, un economista che avesse applicato un’analisi convenzionale ai fondamentali dei tassi d’interesse si sarebbe aspettato un incremento sensibile. Le ragioni sono davvero molte e semplici. I governi di tutte le maggiori economie hanno accumulato deficit strutturali inusitati accrescendo la pressione sui rendimenti delle obbligazioni, inotre il ciclo economico si è sviluppato positivamente fino a ridurre il deficit di crescita potenziale in molte economie. Ciò si è riflesso in una sostanziale tenuta delle quotazioni azionarie se non in una vera ripresa finanziaria dopo il crollo della new economy.

Tutto ciò crea normalmente domanda di credito e di fonti secondarie del capitale di impresa e quindi un naturale aumento dei tassi. Al contrario i tassi sono rimasti a un livello molto basso. Il livello cosiddetto neutrale del tasso reale a breve termine è stimato all’incirca al 2% sia negli Stati Uniti sia in Europa. Ma in entrambe le aree il tasso reale a breve è attualmente più vicino allo zero (se non inferiore).

Come mai i tassi finora non hanno seguito il normale adeguamento al rialzo che accompagna un ciclo economico come quello in corso? Molte ragioni speciali si sono accumulate. La prima è una deliberata cautela delle banche centrali che di fronte a un rischio percepito di deflazione all’inizio degli anni Duemila hanno conservato il dubbio di non essere abbastanza accomodanti e di provocare un disastroso avvitamento delle economie mondiali.

Inoltre il basso livello dei tassi ha indotto moltissime imprese a ristrutturare il proprio debito e a ridurre – anzichè ad aumentare – la propria esposizione finanziaria. Infine, ma forse ancor più importante, i paesi emergenti – in primis la Cina – hanno fornito capitali attraverso il loro surplus di partite correnti che hanno finanziato facilmente i debiti delle economie occidentali.

Questi motivi speciali che hanno mantenuto bassi i tassi stanno indebolendosi. La Fed cercherà di mantenere un atteggiamento morbido, ma più attraverso il canale del tasso di cambio e meno attraverso quello del costo del denaro. Inoltre la posizione della finanza aziendale è più esposta a un calo nella crescita dei profitti e all’aumento della necessità di autofinanziamento.

Infine le economie asiatiche vedono ridursi il surplus e quindi l’ eexport di capitali e di risparmio a basso costo. Il mondo in parole povere dovrebbe tornare alla normalità quando i tassi d’interesse tornano a essere un vincolo forte per ogni bilancio pubblico.

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