Ecco perché la Spagna sta facendo default e come puo’ scamparla

23 Luglio 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Madrid – La Spagna trema e con essa l’Europa. I tagli imposti dalla Bce al governo di centro destra di Rajoy hanno scatenato le proteste in ben 80 città del paese e la tensione non fa che crescere. José Carlos Diez, economista capo della società finanziaria Intermoney, da qualche mese fa brutti sogni. Nel ventitreesimo piano della Torre Picasso a Madrid ci spiega quello che oramai tutti sanno. Che l’euro è davvero a rischio e che il debito spagnolo è alle stelle. «Capisco benissimo quanto fatica faccia il popolo a capire questa crisi, ma penso che una via di uscita la troveremo, sempre che la Bce non stringa troppo i lacci». Ma per le strade di Madrid, come quelle delle altre città spagnole, il clima che si respira è molto diverso. Gran parte della popolazione ha detto basta e si è unita al movimento degli «indignados».

Luis Garcia Ramos è il proprietario e il gestore del bar trattoria «el hornero» nel centrale quartiere popolare di Lavapiés. «Non riusciamo più a vivere e i miei clienti sono per lo più disoccupati» racconta Ramos mentre altri clienti si sommano alla discussione. Un uomo di mezza età che prima lavorava come muratore e imbianchino, da circa due anni è senza lavoro e non pensa che le cose miglioreranno. «Fino al 2007 avevo più di dieci operai, ora è tutto fermo ed ho dovuto licenziare tutti». Due neo diplomate raccontano che il benedetto primo lavoro non è mai arrivato e ormai dai tempi della laurea sono passati 4 anni. La Spagna è un paese giovane. L’ultimo boom economico è durato solo sette anni. Jose Carlos Diez, dall’alto del suo ufficio, conferma i dati della crisi: «Dall’anno duemila al duemilasette non abbiamo fatto che crescere, poi di colpo lo stop e il declino. Le contraddizioni si sono accumulate specie quelle della costruzione. La Spagna è stato uno dei paesi europei che ha costruito più abitazioni e opere pubbliche. Le opere pubbliche sono rimaste e si possono vedere. Le abitazioni private, costruite ad un prezzo di mercato troppo elevato, sono rimaste invendute creando una bolla speculativa che ha fatto crollare il mercato».

Ma pure le multinazionali spagnole non se la passano molto bene. Telefonica di Spagna, Repsol, Acs la terza impresa di costruzioni al mondo sono andate avanti a forza di crediti. Bankia, la quarta banca in importanza del paese aveva concesso migliaia di fidi e pochi mesi fa per evitare la bancarotta è stata nazionalizzata dal governo. Ora il premier Rajoy chiede nuovi sacrifici in nome della salvezza nazionale ma la gente è allo stremo. Se entro i primi di settembre la comunità europea non troverà una soluzione certa alla crisi è quasi sicuro che gli spagnoli conoscano il default economico. Oramai le sorti del paese si decidono a Bruxelles, ma il paese non si rassegna e gli scioperi si susseguono. Nella Moncloa, il palazzo del governo, hanno seguito con panico la disubbidienza civile a cui hanno assistito in questi giorni. Pompieri che si univano ai minatori della regione delle Asturie, arrivati a Madrid a piedi per protestare per le centinaia di licenziamenti. Forze dell’ordine che si rifiutavano di reprimere le manifestazioni e un popolo sempre più arrabbiato. Poi l’ordine del governo è stato eseguito in parte, e in molte manifestazioni di Madrid e Bacellona la Guardia Civil ha mostrato la mano pesante. Le immagini hanno fatto il giro del mondo e ora la gente è più indignata che mai.

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