ECCO LA NUOVA MASSONERIA

15 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Dici massoneria e in Italia ai più vengono in mente compassi e squadre, simbologie esoteriche da Codice da Vinci, paffuti omarini in abito scuro cinti di buffi grembiulini, con gran collari di metallo sfavillante e guanti bianchi fino al gomito come quelli degli antichi zappatori della Guardia napoleonica, oggi tramandati nella gloriosa Legione Straniera. Ad altri, la massoneria evoca in realtà solo una rete di professionisti e imprenditori iscritti a una specie di mutuo soccorso scambiarsi favori.

Altri ancora, accostano alla massoneria l’ombra della segreta cospirazione affaristica tra generali e gran commis di Stato iscritti alla P2 di Licio Gelli, e lo scandalo che portò Giovanni Spadolini al suo scioglimento per legge nel 1982, dopo la caduta di un governo Forlani che aveva tenuto la lista degli adepti nel cassetto.

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I più, ancora, associano i frammassoni a un’oscura setta iniziatica di mangiapreti, nemici di Dio e dei suoi ministri i terra, non a caso banditi fin dal 1738 da papa Gregorio XII con la bolla “In eminenti”. Ebbene, niente di tutto ciò. Ecco a voi la fedele cronaca della Gran Loggia d’Italia aperta al pubblico che è in corso a Rimini.

Perché da 8 anni al vertice del Grande Oriente d’Italia c’è un Gran Maestro che si è fatto preciso dovere aprire l’antica istituzione e renderla non solo trasparente e garantita in tutti i suoi iscritti, ma anno dopo anno – dopo la disastrosa indagine giudiziaria di Agostino Cordova che negli anni ’90 aveva di nuovo evocato ombre e spettri nella massoneria italiana – sta sempre più riuscendo nel suo programma di rilanciarla come protagonista del dibattito pubblico. Come «una delle più grandi agenzie produttrici di etica», addirittura, e sono parole dello storico cattolico Paolo Prodi, mica di un baciapile.

Chi è il loro leader


Gustavo Raffi è un poco più che sessantenne avvocato ravennate, esperto di diritto commerciale marittimo, e dei romagnoli ha tutta la solare e sanguigna abitudine di dire pane al pane e vino al vino. Anni fa era impegnato a Ravenna col partito repubblicano, dunque siamo nella piena tradizione risorgimentale. E da Ravenna, terra mazziniana, veniva anche Giordano Gamberoni, il Gran maestro degli anni ’60 che insieme pose le basi per un vasto accreditamento internazionale dei massoni italiani, ma poi scivolò su Lino Salvini e Gelli.

Tanto ardore mazziniano – roba un po’ fuori dal tempo, nell’Italia di oggi – non può piacere a tanti cattolici, non dimentichi del ruolo che la massoneria italiana ebbe ai tempi di Cavour, Nigra e Garibaldi, con l’espropriazione dei beni ecclesiastici e le legge Siccardi, la scuola laica di Stato e la presa di Roma. Ma la questione romana è finita da un pezzo, per Raffi.

Così, nella sua allocuzione pubblica alla Gran Loggia a Rimini, ha saputo e voluto proporre un no secco e chiaro al braccio di ferro tra laici e cattolici, su temi come i Pacs e i Dico che tanto piombo e veleno fanno scorrere, in vista del Family Day. Il Grande Oriente d’Italia non si pronuncia perché al suo interno ogni fratello può avere idee diverse in materia, visto che Raffi si fa scrupolo di tenere politica e partiti ben fuori dalle Logge, dopo i disastri che produsse alla massoneria l’appoggio al Psi dichiarato da quel gran pasticcione del Gran Maestro Giuliano di Bernardo, che finì travolto dal giudice Cordova. E se c’è una cosa che fa imbestialire Raffi, è proprio l’accusa di relativismo che parte del mondo cattolico rivolge alla massoneria italiana.

«Ma quando mai, la Libera Muratoria è fondata sulla più alta difesa dei principi e delle prerogative della persona e della famiglia naturale, contro ogni pretesa impropria dello Stato etico, chi ci scambia per giacobini statalisti non sa in che cosa consista l’ABC degli Antichi Doveri», replica. Per la cronaca, se aprite il sito del Grande Oriente li trovate elencate, fin dalla prima costituzione che risale al 1723, ad opera di un pastore anglicano londinese.

Storici ed esperti

E così, nella tre giorni in corso al Palacongressi di Rimini, vai con gran dibattiti tra accademici sulle libertà attuali e future. Storici come Roberto Balzani e Alberto Melloni, costituzionalisti come Antonio Baldassarre, epistemologi come Giulio Giorello, filosofi del diritto come Morris Grezzi, bioetici come Luisella Battaglia e storici del pensiero politico come Dino Cofrancesco, e pedagogisti come Giuseppe Spadafora.

Perché è proprio la “pedagogia della libertà”, il tema del confronto della Gran Loggia. E se gli echi della polemica sulla legge 40 e sulla fecondazione assistita restano comunque, a dire il vero gli accenti più forti sono quelli sulle libertà a rischio della persona nella sfera tecnologica e in quella economica, sulla crisi del modello occidentale come sull’attacco portato da decostruzionisti e culturalisti ad ogni possibilità di un metodo di dialogo pubblico e di ricerca scientifica basato sulla verifica cognitiva e su un comune linguaggio interpretativo, sanamente empirico e pragmatista contro ogni fumisteria relativizzante.

Per questo Raffi s’arrabbia, quando e se gli danno del relativista. I relativisti sono quelli che hanno messo nell’angolo i liberali storici e veri, convinti che persona e famiglia naturale vengano prima dello Stato, ho azzardato ieri alla fitta platea, visto che avevano invitato pure me. Se n’è scesa la sala dagli applausi, ma altrettanto avveniva quando l’invito al dialogo con cattolici e gerarchie era fatto sulla base del superamento delle vecchie formule mangiapreti.

Contro lo statalismo

Naturalmente, non scrivo per convincere nessuno, ma solo per restituire un’impressione da cronista. Io vengo da un mondo laico che era fittamente intrecciato di massoni, e ho visto direttamente tra fine anni ’70 e ’80 quanto profonda fosse la crisi e il malcostume attecchito in quel mondo. Pare a me che lo sforzo di ritirarlo a lucido e aprirne le porte sia cosa commendevole. Le duemila persone raccolte a Rimini, su 17mila iscritti italiani, non hanno proprio più nulla da nascondere. Non siete costretti a credere che i riti iniziatici custodiscano davvero una tradizione di sincera empatia verso il miglioramento dell’uomo, e potete sorridere di formule come il Grande Architetto dell’Universo.

Ma tra il Grande Oriente d’Italia com’è oggi coi suoi convegni, e alcuni partitini politici gremiti di affaristi che riempiono le cronache politiche, io dico allora lunga e felice vita al Gran Maestro Raffi, perché lì c’è gente che dello statalismo è nemica non per fede, ma per convinzione. Piuttosto, Raffi sin guardi intorno. Scade tra due anni, il suo mandato, ma poiché la storia dei buoni Gran Maestri a cui ne sono succeduti di cattivi è piuttosto fitta di esempi, nel nostro Paese, veda di evitare che la cosa si ripeta. E continuate a dialogare coi cattolici, che fa bene a entrambi, superare i pregiudizi del passato, e combattere insieme le pretese dello statalismo “etico” vecchio e nuovo.

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